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Fabio Volo: la voce più amata della radio

È speaker radiofonico, scrive libri, fa film, ha presentato in tv e con noi riflette sui bimbi

Lun 29 Nov 2010 | di Angela Iantosca | Interviste Esclusive
Foto di 7

La mattina mi fa compagnia, mentre guido per andare in redazione o dove mi porta questo lavoro. Dura poco, ma “Il Volo del Mattino” su Radio DJ mi lascia sempre qualcosa: un misto di nostalgia, riflessione, tristezza e allegria, perché in quel piccolo frammento di giornata qualcuno riesce a dar voce a ciò che sento. Non ha paura di esprimersi liberamente, di condividere con chi lo ascolta la musica che ama, di leggere Osho alle 9 del mattino e fare commenti politici che non indicano un suo schieramento, un suo colore, ma una voglia di stare dalla parte della gente, voglia di concretezza e verità. Ed è ciò che si legge anche nei suoi libri e nei film che sceglie di interpretare.

Al cinema ti abbiamo visto interpretare ultimamente in “Figli delle stelle” un operaio che va in televisione per protestare per la morte di un suo amico sul posto di lavoro e che non trova la forza di parlare perché stufo delle parole.

«Il mio personaggio, come tutti quelli del film, è in attesa, sospeso, stufo delle parole e desideroso di azione. è un film in cui si parla del precariato, ma non solo di quello lavorativo. Si parla di precariato delle persone. Oggi, ogni persona che non appartiene a quel solco sociale che si richiede perché uno possa essere riconosciuto, si sente precaria o non realizzata e in eterna attesa che succeda qualcosa. E questa sensazione e convinzione spinge le persone a fare dei gesti poco reali, assurdi, perché la realtà, ormai, sembra quella che non si vive».

Sei nostalgico?
«Ti rispondo raccontandoti questa cosa: ho deciso di fare il film “Figli delle Stelle”, nel quale i protagonisti vivono come se fossero rimasti negli anni ’80, perché il regista mi ha promesso che alla fine mi avrebbero regalato il giubbotto jeans con il pelo sintetico… Ne avevo uno uguale quando ero giovane, poi mia madre me lo fece sparire dicendo che ormai ero cresciuto… Poi si è resa conto che non era così e si è pentita! Comunque, ora ho quel giubbotto jeans anni ’80 e sono davvero felice: lo metto quando sono a Roma… dove va ancora di moda! A Milano non posso indossarlo!».

Che rapporto hai con il tempo?
«è un rapporto che varia a seconda delle situazioni. Mi adatto al tempo che vivo. Il tempo deve rappresentare quello che tu sei in quel preciso momento. Non si ha sempre lo stesso tempo in tutte le situazioni e in tutta la vita. Ti faccio l’esempio della coppia: a volte in una coppia capita che tu hai un tempo veloce, impetuoso che imponi all’altro. Mentre l’altro è più lento e allora rallenta. E invece non dovrebbe essere così. Secondo me esiste un terzo tempo che non appartiene a nessuno: c’è il tempo della famiglia, dell’amore, del lavoro, dello studio… ogni cosa ha un tempo diverso. è come quando si impara a memoria una poesia: la si impara in un tempo che non è quello proprio della poesia, ma è il proprio tempo… Come sono noioso…».

Nel film si rapisce un Sottosegretario… tu hai mai pensato che il rapimento di un Ministro potesse essere la soluzione al male che affligge il nostro Paese?
«Ho pensato di rapire quella bionda, come si chiama? Ah sì, la Prestigiacomo! Poi la porterei a casa e la terrei là (ride – ndr)».

In questo, come in altri film, fai la parte di un tenerone: perché ti danno sempre questi ruoli?
«Perché nella vita sono un po’ questo. Ma sono anche tante altre cose».

Come scegli i film?
«Me li propongono ed io dico sì solo se mi piacciono. Ho la fortuna di poter fare anche altro: lavoro in radio, scrivo libri e ho presentato in tv. Quindi non sono costretto a dir di sì a progetti che non mi piacciono pur di lavorare, come capita a molti. Questa sceneggiatura, in particolare, mi è piaciuta fin dall’inizio e devo dire che questo film è uno dei pochi casi in cui il film non disattende le attese della sceneggiatura!».

Ora stai girando un altro film…
«Sono stato a Roma e a New York per girare il film tratto dal mio libro “Il giorno in più” e dal 6 dicembre torno a Milano per “Il Volo del Mattino”, il mio appuntamento quotidiano su Radio DJ».

E la tv?
«Ho delle idee di programmi, ma in questo momento dalla tv è meglio stare fuori. C’è bisogno di saggezza… bisogna pazientare ancora un po’ fino al crollo dell’impero che sento vicino. L’impero sta crollando… Allora potrò tornare per dire qualcosa».

Torneresti ad Mtv?
«Purtroppo non ci sono più soldi…».

Sky?
«La percepisco come una televisione ancora per pochi eletti… io, invece, vorrei andare a fondo, entrare di più in contatto, vorrei toccare la gente».

Scrittore, attore, presentatore: cosa ti manca?
«Niente, solo la famiglia… ho bisogno di incontrarli, è troppo che non li vedo».

Cosa ti spaventa della società moderna?
«Stavo riflettendo in questi giorni sulla paternità. Un giorno diventerò padre e ho paura di come spesso i genitori fanno diventare i loro figli. I bambini sembrano sempre più delle copie degli adulti, sono come dei mezzi per far arrivare i genitori laddove loro da soli non sono riusciti ad arrivare. I bambini non hanno più la loro innocenza. Le ragazzine di 8 anni sembrano delle vamp, truccate, con i tacchi. L’unico modo per salvaguardare i bambini da questo meccanismo, da ciò che la televisione propina loro e dalla pubblicità che sfrutta proprio i meccanismi dell’insistenza dei figli sui genitori per vendere più prodotti, è che la famiglia sia un punto di riferimento forte, che i genitori salvaguardino questi figli».

Prima di “Volo”, chi era Fabio?
«Vengo da una famiglia che potrei collocare sotto la borghesia – si usano ancora questi termini? -. Mio padre era fornaio ed anche io ho fatto per un po’ il panettiere, poi mi sono messo a cantare, poi è arrivata la tv, i libri, i film… A scuola andavo malissimo. Ho mollato in terza media, ma i miei non mi hanno assillato. Ero il tipico bambino che ha capacità ma non s’impegna. Ma mia madre commentava: “chi se ne frega, l’importante è che tu sia contento”».

Qualche tempo fa hai affermato di essere un fan di Gesù: lo sei ancora?
«… (mi guarda e si mette a ridere – ndr) ma che sei di “Famiglia Cristiana”?! Sì, è vero, sono un fan di Gesù, un superfan…».

Che cosa ti direbbe il tuo amico Gesù in questo particolare momento che stiamo vivendo?
«Quello che dice sempre».

E cosa dice?
«Ama il prossimo tuo come te stesso… che poi non l’ha detto lui, ma Sant’Agostino. Vedi, Gesù direbbe di essere concreti. Perché è questo ciò che predicava: il cattolico cristiano ha il dovere di essere concreto, pratico ed il motivo per cui la Chiesa è in crisi è proprio questo, perché si accetta questa contrapposizione tra le parole e la concretezza della vita quotidiana, tra l’alto e il basso… Ora la Messa è finita... andate in pace».

 


MUSICA, FILM E LIBRI
Dopo le scuole medie, alcuni lavori saltuari e una fulminea carriera di cantante, Fabio Bonetti, in arte Volo, nel 1996 diventa uno dei personaggi di punta di Radio Capital. Dal novembre 1998 conduce 3 edizioni del programma “Le Iene” su Italia 1, con Simona Ventura e Andrea Pellizzari. Nel 2001 e 2002 conduce “Ca' Volo” e “Il coyote” su MTV, “Smetto quando voglio” e “Lo spaccanoci” su Italia 1. Nel 2006 è su MTV con “Italo-Spagnolo”. Seguono “Italo-Francese” e “Italo-Americano”. Nel 2000 inizia l'avventura con “Il volo del mattino” su Radio Deejay. Al cinema lo vediamo in “Casomai”, “La febbre”, “Manuale d'amore 2”, “Uno su due”, “Bianco e nero”, “Matrimoni e altri disastri”, “Figli delle stelle”, “Niente Paura”. Tra i libri da lui scritti: “Esco a fare due passi”, “È una vita che ti aspetto”, “Un posto nel mondo”, “Il giorno in più”, “Il tempo che vorrei”.


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