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Creiamo ponti d’amoreCosì salviamo 2 milioni di persone. La solidarietà non è questione di soldiVen 03 Dic 2010 | di Padre Angelo Benolli | Bambini
Già dal 1986 comprendevo che, solo attraverso un sistema ben fatto di “adozioni a distanza”, si poteva veramente soddisfare la fame dello spirito e del corpo di tante persone e culture poste nei più disparati posti del mondo. Come missionario, mi ero trovato in mezzo a migliaia e migliaia di bambini che morivano di fame e di stenti, in particolare in Sud America e in Africa. Arrivai a promuovere molti aiuti da parte dell’ONU. Purtroppo, in queste grandi realtà vedevo molta organizzazione, ma poco amore. Tali aiuti, prevalentemente economici, facevano più male che bene, rendevano ancora più dipendenti e passivi i sofferenti. Per questo, rivolsi l’attenzione ad aiutare le Congregazioni Religiose, credendo di fare un grande bene sostenendole attraverso macroprogetti di sviluppo di vita. Ma anche qui mi accorsi che ben poco si arrivava a soddisfare la fame dello spirito e del corpo di quelle persone bisognose, specie dei bambini. Si dava infatti la prevalenza all’organizzazione, alla costruzione di scuole, di ospedali o altro, ma non alla formazione delle persone affinché veramente diventassero sussistenti. Pertanto, arrivai all’idea di aiutare tramite persone per le persone con l'adozione a distanza. Credendo in Dio, volevo arrivare a salvare i 30.000 bambini che morivano di fame ogni giorno (oggi sono 24.000). Per fare questo, mi rendevo conto che non potevo essere solo. Vedevo così necessario formare un volontariato di persone mature e credenti ed uscire da ogni organizzazione economica o assistenzialista per promuovere un’autentica “globalizzazione della solidarietà” che, sempre partendo dai bambini, non si basasse mai prevalentemente sul denaro e sull’organizzazione, ma si basasse prima di tutto sullo spirito, rispettoso delle necessità e della vita dei bambini, affinché essi siano sempre rispettati nella loro dignità di Figli di Dio. In questo spirito e in questa solidarietà con le nostre adozioni a distanza non solo si salva la vita di un bambino, ma si promuove la vita di tutta la sua famiglia e di moltissime altre famiglie e comunità che diventano loro stesse promotrici di sussistenza. Per tutto questo, è necessaria molta cultura ed un’esperienza solidale con culture diverse. La caratteristica della formazione di Italia Solidale è quella di partire non solo dalla persona, ma dalla sua storia e dal suo inconscio, per liberarla da ogni condizionamento di vita e permetterle dunque di arrivare a “ben amare” e “ben lavorare”. Una formazione molto profonda e molto impegnativa che dura anni. Ancor prima di inviare aiuti materiali, moltissime comunità si sono rianimate ed hanno risolto moltissimi problemi. Escono dalla passività in cui purtroppo spesso cadono a seguito di certi tipi di “aiuti umanitari” ed entrano in un processo di sviluppo autonomo, autentico ed originale. Quando i bisogni dei bambini e delle famiglie sono corrisposti, dalla comunità stessa nasce il bisogno di realizzare opere come cliniche, pozzi per l’acqua, scuole, strade, attività commerciali, ed è con le loro forze che li realizzano. Per tutto questo, non abbiamo bisogno di molto denaro. Ecco perché bastano 25 euro al mese per ogni adozione. Le famiglie si riuniscono in piccole comunità di 5 famiglie dove arrivano a vedere, grazie ai miei libri, cosa li blocca, li rende passivi, violenti e così superare le loro profonde difficoltà di sviluppo personale e familiare. Molti hanno superato mancanze d'amore, dipendenze, odi tribali, povertà, guerre etniche, lotte interreligiose, tradizioni soffocanti e sono entrati in un movimento di solidarietà che si continua ad allargare alle comunità vicine e lontane. Queste comunità stanno adottando a distanza altri poveri. Una novità assoluta: le famiglie africane, sudamericane e indiane aiutate dai donatori di Italia Solidale, si sostengono a vicenda con le adozioni a distanza. Si crea, poi, una relazione personale tra donatore e bambino adottato, in comunione con i laici e missionari del posto ed Italia Solidale, inserita in questo spirito d’insieme. Partecipiamo dunque ad una vera globalizzazione della solidarietà, che è socialmente molto necessaria al giorno d’oggi. Circa 20.000 donatori italiani già partecipano con noi e dal 1992 in questo modo siamo arrivati ad aiutare oltre 2 milioni di persone. Si tratta di un nuovo modo di fare missione, che richiede frequenti visite e continui contatti con le realtà di ciascuna missione che dev'essere in grado, insieme ai volontari locali, di coinvolgere continuamente e tenere una relazione con i donatori per fare in modo che anch’essi vengano aiutati a superare i loro condizionamenti personali e culturali ed entrino in una vera “globalizzazione della solidarietà”.
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