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Lo Stato prepara la nuova trappola

Si potrà tentare la sorte alla cassa del supermercato e non servirà ricordarsene. Sarà la cassiera a chiedere: “Vuole il resto o gioca alla lotteria?”

Ven 03 Dic 2010 | di Armando Marino | Soldi

“Buongiorno, sono la sua sveglia. Sono le 8, è ora di alzarsi. Vuole scommettere su che tempo fa prima di aprire gli occhi?”. Una sveglia così è fantascienza. Per ora. Ma la strada imboccata dall'industria del gioco, col beneplacito dello Stato che incassa il grosso del malloppo, sembra proprio essere quella di puntare su tutto in ogni momento e in ogni luogo della giornata.

L'ultima novità in questo campo lo testimonia chiaramente. Funziona così: si potrà tentare la sorte alla cassa del supermercato e non servirà ricordarsene. Sarà la cassiera a chiedere: “Vuole il resto o gioca alla lotteria?”. Si giocherà fino a un massimo di 5 euro, secondo regolamenti che saranno approntati dai Monopoli di Stato. Se entro il 24 gennaio non arriveranno osservazioni da Bruxelles, si aggiungerà dunque una nuova tentazione per gli accaniti giocatori che in sei anni hanno regalato all'industria del gioco la fantasmagorica somma di 194 miliardi di euro, dato Eurispes, aggiornato al 2009. E questo 2010 farà segnare un nuovo record legato, come dicono tutti gli esperti, proprio all'aumento dei canali attraverso i quali si può scommettere. Perché, se vietare le scommesse sarebbe sciocco e controproducente, è anche vero che è un settore in cui l'offerta crea la domanda.

AUMENTANO LE LOTTERIE E LA DIPENDENZA DAL GIOCO
Trattandosi di un'attività che genera dipendenza, metterla continuamente sotto gli occhi delle potenziali vittime è palesemente dannoso. Tant'è che il consiglio provinciale di Bolzano ha appena approvato una legge che vieta di installare videopoker e slot machine a meno di 300 metri da scuole e ospedali. E di recente a Roma è scoppiata una feroce polemica perché, in assenza di qualunque controllo e in violazione di ogni regola, la metropolitana si era riempita di slot machine. «Eppure – ha protestato Ivano Giacomelli, segretario Nazionale dell'associazione Codici - si ha un gran bel parlare sui rischi legati al gioco d’azzardo in generale e in particolare all’insorgenza del GAP, gioco d’azzardo patologico, in età adolescenziale. Tra il dire ed il fare, di mezzo ci sono, in questo caso, evidenti interessi economici. Quello che ci preme sottolineare è che, probabilmente, per un ragazzo di 15 anni è meno problematico e “compromettente” giocare alle slot machine in metropolitana in totale anonimato piuttosto che al bar sotto casa dove è facilmente riconoscibile». Le polemiche alla fine hanno spinto il Comune di Roma a far rimuovere le macchinette. Ma in generale le autorità pubbliche non ci sentono da questo orecchio, dato che sono i primi beneficiari di questa “tassa sui sogni”.

IL BANCO VINCE. SEMPRE
Per il Superenalotto, ad esempio, la quota trattenuta dall'erario è pari a circa il 53,6%, tranne che per le giocate effettuate in Sicilia, per le quali il 12,5% è trattenuto dalla Regione. L'8% è trattenuto dal punto vendita, il 3,73% va al concessionario (attualmente la Sisal) e il 34,648% costituisce il montepremi.

Bisogna ammetterlo però: i governi, che da qualche anno a questa parte hanno deciso di mettere da parte ogni ritegno e sfruttare allo stremo il vizio del gioco per fare cassa, non hanno inventato nulla. Anzi, hanno anche la benedizione papale. E tutto per colpa della Fontana di Trevi. Fu Clemente XII, cinque secoli fa, a decidere per primo di usare il gioco del lotto per finanziare la costruzione della splendida fontana. I governi della Seconda Repubblica hanno solo allargato il metodo: “annuncio nuovi giochi e intanto prometto che con la parte del ricavato che va allo Stato farò del bene”. La destinazione d'uso poi tutti se la dimenticano, mentre il nuovo gioco rimane.

Un metodo perfettamente bipartisan. Nel 1997 la legge Veltroni istituì la seconda estrazione settimanale del Lotto (e quindi del Superenalotto), promettendo di “destinare una quota degli introiti per il recupero e la conservazione dei beni culturali, archeologici, storici, artistici, archivistici e librari". Nel 2005 ci pensò invece il secondo governo Berlusconi a portare a tre le estrazioni settimanali. E ancora il governo Berlusconi ha lanciato l'idea degli scontrini-lotteria, ammantandola sempre di buone intenzioni. Perché l'istituzione del gioco è inserita nel “decreto Abruzzo” e prevede la raccolta di “non meno di 500 milioni”. E non vorremmo mica negare una mano ai terremotati... Ma scommettiamo che quando il devastante sisma dell'Aquila sarà solo un ricordo, lo scontrino-lotteria continuerà a vivere indisturbato?


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