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Patrizio Rispo: Dobbiamo pensare come Saviano

Raffaele di “Un Posto al Sole” in prima linea per salvare la sua Napoli

Ven 03 Dic 2010 | di Angela Iantosca | Interviste Esclusive
Foto di 7

Tutti lo conosciamo per il ruolo del portiere di Palazzo Palladini nella soap italiana “Un Posto al Sole”, in onda da 15 anni su RaiTre. Ma Patrizio Rispo è prima di tutto una persona con un forte senso civico, deciso a far qualcosa di concreto per la sua Napoli e per l’Italia. 

Cominciamo dall’oggi: in cosa sei impegnato?
«Mi sto occupando delle edizioni di un film realizzato con Enrico Caria e prodotto da me, Caria e Renzo Rossellini. Si tratta de “L’Era legale”, un film che racconta la Napoli che vorremmo vedere tutti. Noi napoletani passeggiamo per la città e siamo assuefatti a tutto ciò che vediamo, facciamo progetti, ma non combiniamo mai niente. E pensare che è una città di una ricchezza straordinaria. Guarda solo il tesoro di San Gennaro: sono 6 stanze blindate, che vengono aperte pochissime volte l’anno. Al mondo non esiste niente di simile. E guarda Pompei, l’incuria nella quale versa… Ogni anno viene visitata da 5milioni di turisti e lo sai quanti posti letto ci sono? Solo 700».


Da quale idea è partito il film? 
«Dall’dea di scrivere una nuova “Napoli milionaria” per il teatro. Sono trascorsi 50 anni dalla commedia di Eduardo De Filippo, ma, se allora le difficoltà erano imputabili alla guerra, oggi la colpa è solo nostra. Io faccio la parte di un Sindaco pazzo, ex parcheggiatore che, dopo essere andato a Londra, torna in Italia e sconfigge la camorra e trasforma Napoli in un punto di riferimento per l’Europa intera».

Ma Rispo è noto per il suo impegno non solo come attore.
«Dovrebbe partire a breve un programma televisivo su Canale21, una tv campana, sulla falsariga di “Report”. Il titolo è “L’ora legale”. Non si tratta solo di inchieste. Abbiamo deciso che non smetteremo di interessarci ad un caso finché non sarà tutto a posto».

Solo notizie negative?
«No! Si parla anche di ciò che funziona! Ci sono tantissime persone oneste e straordinarie ed è solo grazie a loro se si è messo un freno a tante schifezze!».

Hai mai pensato di scendere in politica?
«Ti dico la verità: me lo hanno chiesto! Ma la politica è un fatto serio che richiede una totale disponibilità ed io faccio l’attore, quindi ho altri impegni. Io sono legato a movimenti civici, sono uno che si è anche fatto legare per protestare contro la spazzatura, ma non credo molto nella figura del politico: credo sia più importante il cambiamento nel modo di fare politica. In questo momento, tuttavia, è difficile far politica, anche perché la figura stessa del politico è stata infangata. Quindi, se fai politica, le alternative sono queste: o ti fai ammazzare, dimostrando di essere onesto, o sei corrotto. Per me è meglio far politica parlando con la gente che incontro per strada, sensibilizzandola». 

E la spazzatura?
«In questi due anni tutti credevano che il problema fosse stato risolto, ma noi in Campania sapevamo benissimo che non era così. Napoli potrebbe arricchirsi con la spazzatura, come si è arricchito il Veneto. Ma, se non parte la differenziata, non si va da nessuna parte. E nel Lazio il problema verrà fuori a breve».
Ho letto che agli esordi della tua carriera facevi lo stuntman.
«è vero: nella vita ho davvero fatto di tutto, ma mi sono sempre avvicinato ad ogni mestiere come se stessi recitando. Ho lavorato soprattutto nei film western ed anche in “Ladyhawke”  con Michelle Pfeiffer: ero un cavaliere... anzi un “cavallaro”!».

Spesso ti si vede recitare in opere prime di giovani registi, come recentemente in “Linea di Konfine”, di Fabio Massa, uscito a novembre nelle sale, girato a Napoli e realizzato solo con attori campani.
«Sono nato con la gavetta e continuerò a farla fino alla fine. Ho detto di sì a questo progetto perché so quanto è difficile fare questo mestiere e per questo bisogna aiutare chi è all’inizio. Inoltre i giovani sono divertenti: sono proprio loro a vivere la realtà. La realtà la si vive da giovani. Da grandi la si osserva! E poi soprattutto un’opera prima dipende dal cast. Solo se c’è un cast forte, il film potrà emergere. Ed ovviamente lo faccio sempre a titolo gratuito!».

“Un Posto al Sole” compie 15 anni.
«Nonostante la perdita di audience che i programmi stanno subendo a causa del digitale, “Un Posto al Sole” ha la sua fetta fedele di telespettatori che non lo abbandona mai, tanto che poco fa ho ricevuto a New York il Premio Mike Bongiorno perché il nostro prodotto è seguitissimo anche dagli italiani all’estero. Pensa che il nostro sito è il più cliccato della Rai: 46milioni di utenti! E anche se la Rete ha fatto dei tagli, noi continuiamo ad andare avanti».

Tu sei anche impegnato con l’Unicef.
«Da alcuni anni sono legato a loro e ho conosciuto delle persone straordinarie. Io sono stato ad Haiti e, quando vai lì, cambiano i tuoi parametri di riferimento. Sembra assurdo nel 2000 vedere bambini che portano in testa secchi di acqua, vedere come in quei posti ci sia un concentrato di tutto il male possibile: pedofilia, violenze, epidemie, mancanza di acqua, cibo, istruzione. E, stando lì, vedi anche come molti aiuti sono andati sprecati. è importante che ogni intervento sia ben coordinato: ho visto tantissime ambulanze o apparecchiature supersofisticate lasciate arrugginire, perché inutili».

Hai cominciato con Troisi: che ricordi hai?
«Era una persona straordinaria. Lui era il vero comico. Io non credo ne nascano più di 2 o 3 in un secolo. La comicità di Zelig o Colorado non è vera comicità… Troisi era in grado di osservare la realtà in un modo non comune: dote rara».

Pensi che ci sia un comico ora in Italia?
«Credo Carlo Verdone, degno erede di Sordi!».

Cosa manca a questa Italia?
«Gli italiani! Quando vado all’estero, vedo come potrebbero essere le cose in Italia. Vedo come sarebbe semplice rendere tutto più normale. In Italia, ormai, mancano i gregari, siamo tutti leader, anche nella malavita!».

Da napoletano cosa pensi di Saviano?
«Non è importante cosa si pensa di Saviano, ma è importante pensare come Saviano». 



I SUOI FILM
Debutta al cinema nel 1979 con “Nel regno di Napoli”. Nel 1981 è in “Ricomincio da tre” di Troisi; seguono “Morte di un matematico napoletano”, “Pacco, doppio pacco e contropaccotto”, “Sarahsarà”, “Figurine”, “Le mani forti”, “La vita degli altri”, “Travolti dal destino”, “Olimpo Lupo cronista di nera”, “Il Natale rubato”, “Amore e libertà-Masaniello”,  “Certi bambini”, “Ci sta un francese, un inglese e un napoletano”, “Linea di Konfine” di Fabio Massa, “Il fotografo”, “L'era legale” di Enrico Caria.


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