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Italiani e natura, un amore difficile

Tra migrazioni naturali e turismo irresponsabile, un giro d’affari clamoroso, con la mafia in prima fila

Ven 03 Dic 2010 | di Maurizio Targa | Ambiente
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Niente da fare. In Italia, nemmeno gli animali sono più quelli di una volta. Macché galline, pecore o trote del laghetto: nei mari di Sicilia sguazzano stabilmente pesci tropicali, serpenti a sonagli dal morso letale sono stati catturati nella pineta di Castelfusano, alle porte di Roma, mentre passeggiando nelle campagne di Trieste è da qualche tempo possibile imbattersi nello sciacallo. Non sono leggende metropolitane, ma fatti che hanno interessato zoologi, guardie forestali e inermi cittadini, e l’elenco di questi avvistamenti “inconsueti” è davvero lungo: un pitone reale sbuca da un water a Milano, Vigili del Fuoco costretti ad intervenire perché un boa di due metri se la passeggiava vicino Peschiera Borromeo, tartarughe azzannatrici avvistate sulle rive di tranquilli laghi d’Abruzzo mentre nei cieli di Firenze, Genova, Ancona a Roma volano grossi pappagalli africani od asiatici. Tutto questo mentre nel Po dettano legge mostruosi pesci siluro che arrivano a sbranare anatre o incauti cagnolini. Ma che succede? Perché l’Italia è improvvisamente invasa da specie esotiche che nulla hanno a che fare col nostro tradizionale ecosistema?

Animali con la valigia e padroni irresponsabili
Il fenomeno ha due diverse chiavi di lettura, spiegano dall’Istituto Superiore di Sanità, dipartimento biologia evoluzionistica.
Sono almeno 500 le specie aliene che popolano oggi il nostro habitat, ed in alcuni casi si tratta di un fenomeno naturale: lo sciacallo dorato, ad esempio, è arrivato dai balcani via Slovenia ed ha preso a popolare i monti del Nord Est per dar la caccia ai piccoli mammiferi, sostituendo nell’equilibrio naturale il lupo, ormai estinto. Come lui, i pesci tipici del nordafrica sono giunti nel Canale di Sicilia e nel meridione grazie al riscaldamento delle acque. Anche la zanzara tigre è una new entry: arrivata nei copertoni umidi provenienti dai paesi tropicali, ha debellato la meno combattiva zanzara nostrana, decimata da questa cugina assai più determinata. Altro il discorso per boa e pappagalli: lì, è proprio il caso di dirlo, c’è il nostro zampino. Spesso si tratta di specie esotiche importate illegalmente, continuano dall’Istituto, magari perché eccentrici “padroni” volevano stupire gli amici con un animale da compagnia che non fosse il solito micio o cagnolino, salvo poi farsi scappare l’esotico sfizio, o più facilmente, sbarazzarsene perché difficile e costoso da tenere.

Un giro d’affari clamoroso
Oltre gli squilibri dell’ecosistema e il turismo irresponsabile, c’è un dato che salta agli occhi nel giro d’affari clamoroso che caratterizza il traffico di animali esotici. Il “Wild life trade”, commercio del selvaggio, vale nel mondo 125 miliardi di euro annui (cifra corrispondente agli investimenti in tecnologia pulita prevista per i prossimi sette anni, e importo non lontano dai fatturati del narcotraffico); altri 35 miliardi, secondo gli uffici Cites di Ginevra (il Comitato che combatte il commmercio internazionale delle specie di fauna e flora minacciate di estinzione), sono frutto di esportazioni illegali, proibite, che mettono a rischio la sopravvivenza di specie intere. Nel computo mondiale, manco a dirlo, l’Italia fa la parte del leone. Il nostro paese è uno snodo decisivo del traffico di animali esotici, rari o in via d’estinzione: tre milioni di “parti morte” importate l’anno (come pelli di pitone, denti di caimano e di squalo), duemila sequestri di animali vivi, oltre 1.500 reati contestati, svariati arresti. Il giro d’affari dell’esotico in salsa tricolore arriva a due miliardi di euro all’anno, peraltro in crescita esponenziale.

Italia a caccia di pelli di rettili
L’Italia è il primo acquirente al mondo di pelli di rettile (destinate a tramutarsi in borse firmate dai maggiori stilisti) e il monopolista dell’importazione delle lane sudamericane (il 96% arriva proprio nei nostri scali). Parallelamente, è cresciuto un florido mercato di animali vivi che partendo dal turista estivo irresponsabile modello anni Ottanta-Novanta, che tornava con macachi come souvenir, è passato al saccheggio scientifico dei collezionisti e dei commercianti. Il nostro paese, ponte per i traffici delle specie che dall’Africa salgono in Nord-Europa, è diventato ad esempio la base mondiale per il commercio dei rapaci sudamericani.  Organizzazioni criminali internazionali, nel Sud-Est asiatico e in Sudamerica soprattutto, aprono nuove rotte e offrono logistica al commercio selvaggio con l’Italia crocevia in questo lucrosissimo commercio spesso colpevolmente sottovalutato.

L’ombra lunga della mafia
Proprio nel nostro paese abbiamo assistito ad inquietanti incroci tra la passione dei collezionisti senza scrupoli e la camorra. Riscontri investigativi dicono che spesso pappagalli amazzonici e pericolosi pitoni viaggiano nei sottofondi di casse che già occultano stupefacenti. La criminalità organizzata controlla la vendita sui mercati della Campania delle tartarughe fatte arrivare dal Nilo e dal Nordafrica, ed i boss nostrani hanno il conclamato vezzo, specie i “guappi” di maggior caratura, della bestia rara usata come status symbol.

Pitoni, tigri e ragni... in casa
I Carabinieri si sono imbattuti, lo scorso agosto, in tre pitoni moluro messi a guardia di pani di eroina, a Secondigliano. Un coccodrillo di due metri ha vissuto in semilibertà nel giardino di un tristemente noto spacciatore, giardino peraltro prospiciente una scuola elementare di Napoli. E come dimenticare le due tigri di Francesco “Sandokan” Schiavone, storico capo del clan dei casalesi, che amava esibirle agli amici e, perché no, usarle come biglietto da visita verso chi gli avesse fatto saltare la mosca al naso? E il vezzo dell’esotico mica appartiene per forza al Sud: in una casa di Brunico (Bolzano) sono stati allevati per anni, nell’illegalità più temeraria, 400 ragni velenosi, mentre nel 2003 all’aeroporto di Malpensa la Guardia di Finanza ha intercettato un carico di oltre mille scorpioni per collezionisti.

A.A.A. Tarantola vendesi
Nell’ingente quantitativo di aracnidi sequestrati, erano presenti diversi Androctonus Australis, il cui veleno è più potente di quello di un cobra. Al clamore del fatto conseguì l’approvazione di una legge che avrebbe dovuto vietare la detenzione di animali pericolosi, ma a sette anni dai provvedimenti restrittivi, sui forum dei principali siti di aracnofilia si offrono a dieci euro l’uno la “Cyclosternum fasciatum”, ragno dell’America centrale dai peli altamente urticanti, la Poecilotheria Regalis, tarantola ornamentale indiana, e la Pterinochilus murinus, pubblicizzata come “imprevedibile, aggressiva e con un veleno da non sottovalutare”. Il 70% delle inserzioni di animali in rete riguarda il commercio di animali rari e un sito in italiano, già segnalato alla polizia postale ma impossibile da perseguire perché residente su server delle Antille, segnala ai cacciatori quali sono le specie appena riscoperte dagli scienziati e quindi più sfiziose da abbattere.

Le rotte della morte
All’aeroporto di Fiumicino, in un cargo aereo, è stato recentemente scoperto un carico di scimmie morte assiderate provenienti dalla Nigeria: se la stiva non è climatizzata, durante il viaggio si arriva a 50 gradi sotto zero. Un funzionario del consolato italiano in Congo, forte della sua incontrollabile valigetta diplomatica, ha per anni rifornito il mercato romano di rapaci: aquile, falchi, nibbi, inframmezzandoli a tappeti e pietre preziose. Quando l’hanno fermato ha dichiarato tra l’incredulo e l’indignato: «A Brazzaville li compravo per pochi euro!». È stato denunciato per maltrattamento. «Per capire la mentalità di un predatore italiano – affermano gli investigatori della Guardia Forestale – è sufficiente pensare che il nostro safarista cerca l’illegalità, o meglio la pretende. In Alaska è consentito cacciare gli orsi bianchi, mentre in Siberia è vietato. L’Interpol ha comunicato il mese scorso l’uccisione di due orsi bianchi in Siberia, autori due italiani». Italiani brava gente, e soprattutto amanti degli animali, dice un vecchio adagio. È proprio così?
 



UNA CONVENZIONE SPESSO DISATTESA

Dal 1975 la Convenzione di Washington definisce le mille specie animali “totalmente protette” e le 36mila che si possono muovere – vive o morte, intere o a pezzi – solo con un certificato allegato e in quote precise. L’Italia ha aderito alla Convenzione quattro anni dopo, ma l’ha trasformata in una legge nazionale solo nel 1992. I due mercati del “wild life” – emerso e sommerso – viaggiano parallelamente con altri due settori primari del commercio internazionale: le esportazioni del legname e quello di farmaci e parafarmaci (sovente estratti da piante rare e intoccabili). Anche qui il nostro paese è in primissima fila nel fatturato, legale e illegale.


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