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Congedo di paternità

Anche i papà hanno diritto a stare con i figli

Ven 03 Dic 2010 | di Roberta Giaconi | Bruxelles

«Mettiamo subito una cosa in chiaro. Quando torni a casa dopo aver partorito hai un grandissimo bisogno di riposare e la cosa migliore sarebbe quella di avere vicino il papà di tuo figlio». Sara è diventata mamma del piccolo Andrea ad ottobre. Il marito ha preso una settimana di ferie per non perdersi l’evento e dividere con lei i primi giorni di vita del bambino. Entrambi hanno 34 anni, lei abita a Bologna, lui lavora a Roma e torna a casa nei weekend. «È stato importantissimo che la prima settimana ci fosse Antonio, anche per creare subito un rapporto con il figlio. Nessuno poteva prenderne il posto, né mia mamma né mia suocera».
Forse un giorno i papà non dovranno più chiedere le ferie per godersi la nascita del proprio bambino.
A fine ottobre il Parlamento europeo ha approvato a netta maggioranza una proposta di direttiva, scritta dalla deputata portoghese Edite Estrela, che prevede il diritto dei papà a un congedo di almeno due settimane a stipendio pieno.
È ancora presto per cantare vittoria: per entrare in vigore ed essere imposta a tutti gli Stati membri, Italia compresa, la direttiva deve ancora passare all’esame del Consiglio dei Ministri europei, che rappresenta le posizioni delle singole nazioni.
Alcune di loro, come il Regno Unito, hanno già avanzato una forte opposizione: «In tempo di crisi come potremmo approvare un provvedimento così costoso per lo stato?», chiedono polemicamente.
Infatti, in gioco non c’è soltanto il congedo di paternità, ma anche un allungamento di quello di maternità, che dovrebbe passare dalle 14 alle 20 settimane a stipendio pieno per tutti i paesi europei.«Noi abbiamo lottato per l’approvazione di questa direttiva - spiega Ilaria Volpe, della European Women's Lobby, una coalizione tra organizzazioni di donne dell'UE -. In Europa il modello culturale principale vede ancora l'uomo come colui che porta a casa lo stipendio maggiore, mentre la donna si occupa dei figli. Noi vogliamo che si affermi il principio che entrambi i genitori lavorano e si occupano della famiglia, a prescindere dal sesso»... Un po’ come succede nei paesi nordici, dove la generosità dei congedi di paternità ha annullato gran parte della discriminazione delle donne sul lavoro. Il risultato è che si fanno più figli e che entrambi i genitori si sentono parte attiva nella cura della famiglia. «Troppo spesso le aziende mettono in atto quasi un ricatto morale: se la politica protegge troppo le donne, allora non le assumiamo più - aggiunge Volpe -. Se venisse invece incoraggiata la responsabilità dei padri nel nucleo familiare, il ricatto non sarebbe più possibile. Ai datori di lavoro verrebbe lasciata soltanto la scelta di non assumere più tutte le persone in età fertile, senza distinguere tra uomini e donne. E non potrebbero fare altro che rinunciare alle vecchie discriminazioni».

Il papà, un genitore di serie B?
In Italia ad oggi non esiste il congedo di paternità. Il padre ha diritto a prendere i cinque mesi previsti per le mamme soltanto se la madre di suo figlio è morta, gravemente inferma o ha abbandonato la famiglia. Ci sono poi i congedi parentali, che si possono prendere fino agli otto anni di vita del bambino per un periodo massimo di 6 mesi, ma sono retribuiti soltanto con il 30% dello stipendio. In Italia, sono meno del 4% i papà che chiedono il congedo facoltativo.

Quattro giorni per l’Italia
Nel Parlamento italiano sono attualmente in discussione due disegni di legge molto simili, per introdurre un congedo di paternità “simbolico” anche nel nostro paese. Si tratterebbe di 4 giorni a stipendio pieno che i papà dovrebbero prendersi per forza, così come le mamme sono tenute a restare a casa i cinque mesi a cavallo della nascita del figlio. «Al momento stiamo facendo la verifica dei costi del mio disegno di legge», spiega la deputata Alessia Mosca, del Partito Democratico, autrice del testo. «Il nostro obiettivo principale è quello di introdurre un congedo di paternità di 4 giorni che i padri dovranno obbligatoriamente prendere». L’approvazione della direttiva europea è un ottimo segnale, ma, visti i tempi di Bruxelles, conviene che l’Italia prosegua contemporaneamente per la sua strada.

I costi
Unico problema i costi che rischiano di essere abbastanza alti, visto che l’Inps dovrebbe coprire non solo la paternità di coloro che hanno un contratto di lavoro subordinato, ma anche quella dei professionisti autonomi e dei parasubordinati. Ad oggi la prassi è che i neopapà chiedano qualche giorno di ferie per stare a casa nei primi giorni di vita del bambino: ma è giusto?

Più diritti ai padri, più opportunità alle madri
«Finora abbiamo sempre affrontato il problema della discriminazione delle donne sul lavoro concentrandoci sui servizi per le mamme e su eventuali facilitazioni - commenta la deputata Mosca - . Ma il vero modo per permettere alle donne di giocare una parte attiva nella società è quello di ridistribuire più equamente i carichi di lavoro della famiglia».
 



CONGEDI PIÙ EQUI
Congedi più generosi ed equi tra uomini e donne possono davvero cambiare la società? A guardare l’esempio dei paesi nordici, la risposta potrebbe essere positiva. Basta vedere quello che succede in Svezia: qui entrambi i genitori hanno diritto, per ogni figlio, a 16 mesi di congedo retribuito, almeno due mesi dei quali devono essere regolati dall’alternanza, vale a dire che devono essere presi dal padre. Non basta. Alcuni partiti di sinistra stanno premendo perché venga fissato l’obbligo di dividere i 16 mesi equamente tra i due genitori. In Norvegia, invece, le mamme hanno diritto a 12 mesi di congedo con l’80% dello stipendio o a 10 mesi a stipendio pieno. Gli uomini hanno l’obbligo di prendere almeno quattro settimane.
 



PIÙ TEMPO PER LE MAMME
La proposta di direttiva approvata dal Parlamento prevede anche un aumento a 20 settimane del congedo di maternità a stipendio pieno per tutti i paesi europei. L’imposizione vale soltanto per i paesi che al momento hanno un congedo di maternità più breve rispetto al previsto, mentre lascia liberi da condizionamenti coloro che hanno condizioni migliori a favore della donna. In Italia il congedo di maternità è già di 20 settimane, ma con stipendio all’80%. Se la direttiva venisse approvata, le mamme italiane riceverebbero quindi il 100% della paga durante i cinque mesi passati a casa.
 


 

LOTTO PER I DIRITTI DEI PAPÀ

Perché il congedo di paternità?
«Perché credo in questa idea. Al momento non c'è niente del genere nella legislazione europea, ma ci sono procedure analoghe in molti Stati membri. Voglio combattere l'idea che la responsabilità dell'educazione e della cura dei bambini sia esclusivamente a carico delle donne».

Dove ha trovato ispirazione?
«Dai buoni esempi dei paesi nordici, ma anche dai risultati positivi ottenuti in Portogallo e Spagna. In alcune nazioni se l'uomo non si occupa dei figli e non è presente a casa, viene considerato un cattivo padre. In altri invece è il papà che chiede il congedo a essere considerato un cattivo lavoratore. È importante combattere questo tipo di mentalità».

Come è stata accolta la sua proposta?
«Direi molto bene. Poco prima del voto in Parlamento ho ricevuto un grande supporto. Mi scrivevano dei quasi papà, chiedendomi se avrebbero avuto diritto al congedo di paternità. Sull'altro versante ci sono state delle obiezioni da parte di alcuni colleghi del Parlamento, ma alla fine il mio rapporto è stato approvato a larga maggioranza. Ci sono però ancora due tipi di resistenza: ideologica - visto che il Parlamento rappresenta cittadini di diverse origini, culture, paesi - e economica, dal momento che molti lamentano il costo di una simile iniziativa. Ma gli Stati membri avrebbero tre anni di tempo per trasformare questa direttiva in una legge nazionale».

Il congedo di paternità aiuterebbe ad attenuare la discriminazione contro le donne?
«Ne sono sicura. Studi recenti hanno mostrato che il congedo di paternità, che permette ai padri di stringere un forte rapporto con i figli subito dopo la nascita, porta i papà a essere più attivi nella cura dei piccoli anche in seguito. La condivisione delle responsabilità concede alla donna più tempo per lavorare. Con una serie di vantaggi: una diminuzione delle differenze tra uomo e donna nella cura dei figli e la possibilità per le donne di accedere a posizioni lavorative migliori. Le donne avrebbero inoltre la possibilità di avere più figli e di iniziare prima a farli».

È ottimista sull'approvazione della direttiva da parte del Consiglio europeo?
«Abbiamo buone possibilità di raggiungere un compromesso. Gli Stati membri hanno già dato il loro via libera alla strategia europea per il 2020 che prevede un aumento della partecipazione lavorativa delle donne nei prossimi dieci anni dall'attuale 60% al 75%. Chi sostiene che la mia direttiva è troppo costosa sta dicendo che non saremo capaci nel periodo promesso di aumentare la partecipazione femminile neanche dell'1%».

 


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