acquaesapone Zona Stabile
Interviste Esclusive Viaggi Editoriale Inchieste Io Giornalista TV/Cinema A&S SPORT Zona Stabile Rubriche Libri

Ricominciamo dal rapporto bimbo&mamma

Guido Chiesa: dall’estremismo di sinistra al film sulla Madonna

Ven 03 Dic 2010 | di Giuseppe Stabile | Zona Stabile
Foto di 13

Ogni bambino è unico e irripetibile, concepito libero, indipendente, pieno di energia, con una potenzialità immensa ed una naturale fede nell’Amore che l’ha generato. Anche tu sei stato concepito così.   Guido Chiesa, noto regista e sceneggiatore, dopo aver aperto il cuore alla Verità che “fa nuove tutte le cose”, ha messo la sua arte cinematografica al servizio dell’evento che ha fermato il tempo: la nascita di un bambino di nome Gesù.

È appena uscito nelle sale cinematografiche il suo ultimo film “Io sono con te” che narra la Natività di Cristo con gli occhi della Madonna. Quale legame c’è tra questa pellicola e le sue precedenti, incentrate su temi politici e sociali?
«Nei miei film ho sempre cercato di raccontare la battaglia delle persone per la conquista della libertà. Per molto tempo ho creduto che per ottenerla fosse necessaria la lotta politica; ora ritengo che per essere veramente liberi bisogna soprattutto aver ricevuto molto amore nella propria infanzia. Ho scoperto che nella relazione tra Maria e Gesù, così come in tutto il messaggio cristiano, c’è la testimonianza di un modo di educare i bambini che dona la libertà».

Qual è stato il suo percorso personale e culturale?
«Ho vissuto la mia giovinezza all’epoca della droga di massa e del terrorismo, militando nell’estrema sinistra che considerava la violenza lo strumento necessario per arrivare alla rivoluzione. Dopo la laurea e la permanenza di sette anni negli Stati Uniti, ho iniziato a fare film in Italia. In quel periodo mi sono sposato con Nicoletta, la mia attuale moglie, vissuta anche lei nello stesso ambiente razionalista e disinteressato ai temi religiosi. Penso che non esistano persone atee, perché tutti crediamo in qualcosa: piuttosto mi sono sempre ritenuto un non credente. Almeno fino a otto anni fa…».

Cosa ha cambiato la sua esistenza?
«Mia moglie rimase molto colpita da una sua amica che le parlava della Madonna come persona, donna e madre, immersa nella Sua relazione con il figlio Gesù. Quando Nicoletta cominciò a confidarsi con me su queste cose, io rimasi molto perplesso e sorpreso. Però, avendo problemi come padre con i miei tre figli, mi misi in discussione, riconoscendo ed approfondendo la bontà di alcuni argomenti. È stato molto difficile per me accettare certe cose ed ho sbandato più volte. Insieme abbiamo letto tanti libri e molte interpretazioni, scoprendo numerose persone che, seppur non cristiane, riconoscono che nel Vangelo sono contenute narrazioni straordinarie».
 
Come hanno reagito i suoi amici e colleghi quando hanno saputo del suo cambiamento e del progetto di un film su Maria di Nazaret?
«Anche senza dirmelo apertamente, molti hanno iniziato a sentirsi imbarazzati ed a trattarmi come se fossi diventato matto: sapevo che questo sarebbe successo e non ne sono ferito. Nel Vangelo, dopo molte resistenze, ho trovato la rivelazione di un messaggio che mi corrisponde profondamente ma che rappresenta lo scandalo del cristianesimo: solo chi sperimenta amore cresce libero e capace di amare. Purtroppo, intorno a me vedo un numero sempre maggiore di persone fragili e confuse».

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), nel mondo occidentale la depressione è la malattia del secolo. Come siamo arrivati all’incredibile sconfitta antropologica di costruire una società depressa popolata da depressi?
«Le difficoltà causate dalla crisi sociale ed economica, seppur reali, non possono giustificare l’attuale depressione di massa che ormai tocca anche le classi più umili e moltissimi ragazzi. Nell’ultimo secolo, tra le tante cose che sono accadute, si è arrivati a interferire con la nascita ed i primi anni di vita di un bambino come non era mai successo nella storia: credo sia questa la principale causa delle depressioni che ci assalgono. Forse oggi si picchiano meno i bambini ma, fin dalla gravidanza e dall’allattamento, c’è un costante aumento di una grave violenza psicologica sulla donna e sul nascituro».

Quest’importante intuizione le è servita per rileggere e approfondire la sua storia umana?
«Non è stato facile, ma ho iniziato a interrogarmi sulla mia infanzia, che pensavo fosse stata molto positiva, serena e normale. Poi ho compreso che i miei genitori, pur avendo fatto tanto per me, hanno commesso molti errori: non certo per colpa, ma perché a loro volta erano stati feriti nella loro infanzia. Ho scoperto che siamo tutti vittime di vittime! Senza accorgercene, trasmettiamo ai figli le nostre ferite interiori, sia attraverso l’inconscio sia con il nostro patrimonio genetico che si modifica durante l’esistenza. Quindi, tra l’altro mi sono chiesto: che senso hanno tutte quelle teorie secondo le quali i geni determinano la nostra personalità e le nostre malattie?».

La grande consapevolezza culturale e spirituale che ha acquisito l’ha aiutata ad affrontare le sue sofferenze?
«Sì, mi ha aiutato sotto molti aspetti, sia personali che familiari. Ad esempio, io ho sofferto di depressione e per uscirne non potevo certo contare sulla mia forza di volontà: solo l’amore di chi mi è stato vicino mi ha permesso di guarire. Grazie ai miei figli e ad alcune persone che mi hanno aiutato, ho scoperto che ero innocente, perché la depressione non proveniva da me. La causa della mia depressione non ero io e neanche il mio patrimonio genetico, quanto piuttosto le esperienze iniziali della mia vita, vissute in un periodo di cui non ho memoria cosciente e che ho anche in parte rimosso perché mi era scomodo accettare. I sensi di colpa sono l’arma più potente del diavolo: solo smascherando questo inganno ho potuto avvicinarmi alla relazione con Dio e sperimentare quella gioia di vivere che mi è mancata per gran parte della mia esistenza».

Come aiutare le persone a risolvere i propri inganni?
«Ognuno deve fare il proprio percorso personale, ma la situazione odierna è difficile, tenendo conto che viviamo in una società molto secolarizzata nella quale, talvolta anche a ragione, la Chiesa e la religione, soprattutto cattolica, sono vituperate e biasimate. È necessario entrare profondamente nella propria storia e vedere le proprie ferite inconsce: questo non vuol dire che dobbiamo sottoporci tutti ad una psicoterapia di massa, anche perché è facile incappare in qualche “specialista” che può provocare molti danni se parte dal presupposto assurdo che siamo animati da pulsioni di male. Ritengo che per intervenire efficacemente sia necessario ricominciare da una mamma e un bambino per volta, affinché possano godere di un rapporto primario soddisfacente, dovunque essi vivano. E non m'interessa se questo avviene fuori dal cristianesimo, perché credo che la Verità sia solo una».
È possibile evitare che i condizionamenti personali continuino a tramandarsi di generazione in generazione?
«Sì, questa catena si può spezzare, anche se non è facile. Per rompere questo circolo vizioso di vittime che si trasformano in carnefici, di figli che inconsciamente infliggono ai loro bambini le sofferenze subite da piccoli, c’è un solo rimedio: occorre tanto amore. Credo che l’unico concreto contributo che ognuno può dare sia testimoniare senza giudicare, offrendo un esempio positivo non giudicante: è questo che abbiamo cercato di fare con il film appena uscito “Io sono con te”».

Purtroppo di amore se ne parla molto, ma spesso a sproposito.
«Questa parola è stata abusata nella nostra società, ma io mi riferisco a un amore molto fisiologico, che ha il suo centro nel rapporto che si instaura tra madre e figlio, basato sul rispeto del bambino e della sua indipendenza. Abbiamo tutti bisogno della relazione con l’Amore che nell’Universo continuamente crea, altrimenti tendiamo a cercarlo per tutta la vita in altre forme: ad esempio, nell’esaltazione del proprio io, nel sesso fine a se stesso, nel bisogno di sentirsi riconosciuti dagli altri o di affidarsi a divinità materiali come potere e denaro. Solo chi ha conosciuto amore nell’infanzia, da adulto potrà veramente innamorarsi e vivere libero e indipendente».

Conoscere meglio la natura del bambino l’ha avvicinata a Dio?
«Se osserviamo le persone più semplici e le popolazioni ancora primitive, ci accorgiamo che i bambini sono sempre gioiosi e il rapporto con le loro madri è sereno e rispettoso; quelle persone vivono già naturalmente la relazione con Dio. Invece, per noi che avevamo perso quel legame sacro, il Padre si è dovuto manifestare attraverso Gesù. Il vero progetto di Dio è il rapporto di fiducia, amore e rispetto che accompagna ogni bambino concepito: per questo sono diventato credente, per questo credo in Gesù. Nel Vangelo c’è scritto che il Regno di Dio è per chi è come un bambino: la spiritualità umana si esprime in maniera più autentica proprio nel bambino. Questo è perfetto, non c’è bisogno di aggiungere altro; eppure non lo abbiamo ancora capito, spesso neanche la Chiesa».
 
Nel film avete tratteggiato una figura di Maria molto semplice e forte: come si rapporta con questa donna venerata in tutto il mondo?
«Gesù non sarebbe potuto nascere se non ci fosse stata Maria, una donna che Dio non ha scelto certo a caso, dato che non è un burattinaio. Questa giovane adolescente doveva avere qualcosa di unico, che ha permesso a Dio di far nascere il proprio Figlio attraverso di Lei. La Madonna è molto più di uno strumento divino: Lei è la mano del Creatore sulla Terra, il Suo grembo materno. In Lei si realizza la pienezza di Grazia della maternità in relazione con il Padre. Eppure, ogni bambino è concepito come Maria, con delle potenzialità immense, spesso sottovalutate, soprattutto nel nostro Occidente: ma se siamo in grado di procreare, perché non dovremmo essere capaci di fare tante altre cose altrettanto incredibili e meravigliose?».

Che cosa vuol dire il Natale per lei?
«Ho dei ricordi bellissimi legati a questa festività, perché si stava in pace e la mia mamma, che era maestra, poteva restare a casa con noi. È bello che queste giornate di festa possano donare un po’ di felicità ai più piccoli, ma non mi piace che si trasformi tutto in una favoletta lontana dall’esistenza quotidiana. Soprattutto ai cristiani, il Natale dovrebbe servire per ricordare che ogni volta che c’è una natività, per ogni bambino che nasce, là c’è il Vangelo».
 



IO SONO CON TE
“Io sono con te” è una pellicola originale e sorprendente che tocca le nostre corde più profonde, narrando una storia che ognuno ha sperimentato in prima persona. È anzitutto il racconto di una maternità: quella di Maria di Nazaret, dal concepimento fino all’adolescenza del figlio Gesù. Frutto di un lungo progetto del regista Guido Chiesa e di sua moglie Nicoletta Micheli, il film è stato girato in una regione desertico-montagnosa della Tunisia e recitato da attori quasi tutti non professionisti, compresa la giovanissima protagonista. «Abbiamo fatto un film che si rivolge a tutti, non solo ai credenti - ha affermato il regista - perché tutti siamo stati figli. Questo film ci parla della necessità di avere fino in fondo fiducia nei propri figli, amandoli e rispettandoli senza compromessi e paure. Dio, il Soffio della Vita, è diventato uomo in Gesù, in un bambino nato nel grembo della Madonna: questo non è razionale secondo i nostri canoni, ma posso affermare che è spiegabile. Nel fare questo film sono partito mettendomi al servizio delle donne, ma alla fine ho capito che ero al servizio del Signore, raccontando la storia di Sua Madre».
 



DALLA POLITICA AL SERVIZIO ALLA VITA
Guido Chiesa, nato a Torino nel 1959, vive i cosiddetti “anni di piombo” militando in formazioni di estrema sinistra. Dopo la laurea, si trasferisce per sette anni negli Stati Uniti da dove ritorna nel 1990 iniziando a produrre film e documentari che riscontrano subito notevole interesse di pubblico e critica. Tra le sue opere più famose e premiate, tutte incentrate su temi politici e sociali, ricordiamo “Il caso Martello” (1991), “Il partigiano Johnny” (2000) ed il più recente “Lavorare con lentezza” (2004). Insieme alla moglie Nicoletta, dalla quale ha avuto tre figli, negli ultimi anni ha vissuto una profonda trasformazione personale che lo ha portato ad accostarsi alla Fede, soprattutto attraverso la figura della Madonna, alla quale ha dedicato il suo ultimo film “Io sono con te”.
 



UNA SLAVINA DI AMORE E VERITÀ
Nicoletta Micheli, moglie di Guido Chiesa, è stata l’ispiratrice e co-sceneggiatrice del film “Io sono con te” a proposito del quale ha affermato: «Un giorno una mia amica mi parlò di Maria di Nazaret e le sue parole mi spalancarono un cuore evidentemente sulla via del disgelo; le mie figlie mi riportarono all’umanità, lei mi portò la divinità. La chiave di accesso al sacro e alla figura della Madonna fu folgorante: una slavina d'amore e di verità che aspettavo come un bimbo assetato e affamato (la metafora non è presa a caso). Nacque così un'idea che a valanga si è sostanziata: raccontare in un film questa Maria, suggerire la sorpresa di chi ha subìto il dono di una Cosa. Di cui sarò grata, eternamente» (nostra elaborazione dal sito www.guidochiesa.net).


Condividi su:
Galleria Immagini