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No bisturi... no parti

Líassurdo boom di cesarei non fa bene alle mamme

Ven 07 Gen 2011 | di Francesco Buda | Salute
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Un boom pazzesco: oltre 8 volte su 10 i bambini in Italia li fanno nascere con il taglio cesareo. Un metodo utile e salvavita in alcune situazioni, limitate e ben precise, è invece debordato a costume sanitario. Quasi che le doglie e il parto spontaneo, il momento della massima apertura della mamma per far sbocciare il poprio bimbo, siano un incidente, un male estraneo alla donna. Con il Portogallo, siamo il Paese europeo con più cesarei. Il fenomeno è lievitato negli ultimi dieci anni: dal 29,9% del 1999-2000 a circa il 38,4% di oggi. Che vuol dire oltre due volte e mezzo la soglia massima raccomandata dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (15%), con picchi spaventosi in alcune aree, soprattutto nelle strutture piccole e private, dove avvengono 7 cesarei su 10 qui. A Roma, ad esempio, ci sono cliniche private de luxe che praticano il cesareo anche in 9 casi su 10! Un'esagerazione senza eguali, anche tra le più giovani: una su 3 fino ai 29 anni di età (Istat, 2006). Torniamo sull’argomento, che ha suscitato un certo interesse nelle lettrici.

SOLO UN CESAREO SU 3 SERVIREBBE
Ma questo pressoché indiscrimanto uso del bisturi sulle pancione delle mamme è così necessario e normale? Niente affatto. Solo nel 32% dei casi avviene per motivi clinici, registra un'indagine della Società italiana di ginecologia e ostetricia in 222 centri nascita di tutta Italia. Del resto, gli stessi professionisti della nascita dichiarano che i loro figli 7 volte su 10 sono nati con parto vero e proprio.
Solo il 4% dei cesarei è praticato su “autodeterminazione della donna”, rileva la stessa ricerca. Le donne nemmeno lo vogliono. «Il parto più naturale possibile è la miglior cosa, mentre il cesareo è un intervento chirurgico insostituibile solo quando c’è appropriata indicazione medica», ci spiega la dottoressa Serena Donati, dell’Istituto Superiore di Sanità, tra gli esperti che coordina la Linea Guida al taglio cesareo pubblicata a novembre, realizzata per informare addetti ai lavori, donne e famiglie e per mettere un freno all’abuso di cesarei nel Belpaese.

IL CESAREO NON È PIÙ SICURO
Comunemente si crede che il cesareo sia più sicuro e che elimini ogni pericolo. Non è così. «L’eccesso di tagli cesarei non è associato a miglioramenti significativi degli esiti perinatali» (subito dopo la nascita). Così ha spiegato la dottoressa Donati al recente congresso della Società italiana di ginecologia e ostetricia, illustrando le raccomandazioni dell’Istituto Superiore di Sanità al gotha degli addetti ai lavori. Anzi «nelle regioni del Sud, dove meggiore è il ricorso al cesareo, la mortalità perinatale è più alta». «E infatti il Royal College of Obstetric Ginecology ci dice che il rischio di mortalità della mamma è 2,8 volte più alto nel cesareo rispetto al parto vaginale» spiega ad Acqua & Sapone il dottor Giansenio Spinelli, primario di ginecologia ed ostetricia all’Ospedale Misericordia e Dolci di Prato, dove fanno nascere circa 3.100 bimbi l’anno ed i cesarei sono inchiodati a poco più del 14%. “L’aumento di rischio rilevato è pari a 3 volte quello associato al parto spontaneo” dice oggi l’Istituto Superio di Sanità. E il dato non dipende dalle complicanze che giusitifcano quella minoranza di cesarei effettivamente necessari.
Il boom italiano, inutile e pericoloso, è figlio di una mentalità ossessionata da farmaci e macchinari e ansie perfezionistiche da prestazione. Ma è pure conseguenza di disinformazione, disorganizzazione, impreparazione e una paura matta dei medici di essere denunciati. Tutto a scapito delle potenzialità delle donne.

PERCHÉ TG E MEDIA NON LO DICONO?
«Non è vero che la medicalizzazione riduce la mortalità materna. Tutti questi controlli medici e cesarei non sono opportuni, producono sprechi, sono inutili e dannosi e i mass media devono dirlo, se ci sono dei rischi devono aiutare i cittadini a fare queste valutazioni», tuona il dottor Michele Grandolfo, autore di importanti ricerche per il Centro nazionale di epidemiologia dell’Istituto Superiore di Sanità.
In gran parte dei Paesi occidentali si raccomandano una o due ecografie durante la gravidanza. Invece, da noi se ne fanno 6,5 in media, dalle 4,9 di Cuneo alle 8 di Lagonegro, in Calabria, rileva uno studio di Grandolfo. Che evidenzia l’altra faccia della medaglia: le mamme meno informate e meno coinvolte dal sistema nei corsi di accompagnamento alla nascita (sud e isole) sono quelle che fanno più visite. «Non è colpa delle donne. è dovere dei professionisiti informarle e coinvolgerle. Occorre coinvolgere la persona perché sia consapevole delle varie possibilità e dei rischi e arrivi a scelte responsabili e autonome», avverte l’esperto. Insomma, non si può dipendere da medici ed esperti delegando. «Bisogna passare da un modello paternalistico-direttivo, in cui le persone sono incompetenti e vengono messe “sotto tutela”, ad uno in cui si valorizzano le competenze e le capacità personali e della comunità. «Serve pure molta umiltà - ci dice il dottor Grandolfo -. C’è uno squilibrio informativo ed è giusto che la stampa dica queste cose: sulle tv nazionali dicono delle assurdità, come l’ex Ministro Veronesi che dice di fare una volta l’anno il pap test, quando invece il Ministero lo raccomanda una volta ogni 3 anni». E cosa raccontano i tg?

OLTRE IL DOLORE... NATURALMENTE
Quanti sanno (e dicono) che col cesareo non è vero che si cancella il dolore? Sempre una ricerca dell’Istituto Superiore di Sanità dimostra che 24 ore dopo la nascita “la percezione del dolore più che penoso è più frequente” nei casi di taglio cesareo. Non vale la pena farsi bloccare dalla paura di soffrire. Travaglio e nascita sono governati da un ritmo proprio, in un movimento profondissimo tra ormoni, forza d'animo, abbandono e infine vitale separazione. «Il bimbo spingendo stimola l'utero e gli ormoni sessuali che servono a contenere il dolore e a farlo dimenticare, a partorire con gratificazione e a creare il primo legame mamma-bimbo», spiega ad Acqua & Sapone Verena Schmid, direttrice della Scuola “elementale” di arte ostetrica. «Visto che tuto procede bene, perché evitare la cosa più naturale del mondo? - conferma la nostra segretaria Sonia -. Se cerco scorciatoie, la mia bimba la faccio arrivare da una mamma debole. Alla fine, sono i bimbi che ti danno la forza».

 


PER RIDURRE I CESAREI
Per ridurre i cesarei inutili arriva Amolab: un sistema informatico di ecografie che fornisce i dati fondamentali per valutare l'andamento del parto, come la dilatazione della cervice, l'intensità delle contrazioni e la posizione del bimbo. Interpretando le immagini acquisite in continuo durante il travaglio, in tempo reale mostra la situazione a ginecologi e ostetriche con un quadro più preciso della situazione. «Amolab porterà a impiegare tecniche come la ventosa o il parto cesareo solo quando veramente indispensabili. Se arriveranno i finanziamenti, potremmo portarlo nella pratica clinica entro tre anni», ha detto il bioingegnere Sergio Casciaro del Cnr di Lecce, che ha realizzato questa tecnologia.

 


QUELLI CHE TAGLIANO MENO
Ospedali, Asl e Aziende ospedaliere che praticano meno cesarei in ciascuna regione

Regione

Struttura-Ospedale

% cesarei

 

 

 

Lombardia

Osp. Sacra Famiglia Erba

10,64

Veneto

Verona

14,76

Toscana

Osp. Misericordia e Dolci Prato

14,88

Friuli

ASS medio Friuli

16,54

Trentino

Osp. S. Camillo Trento

17,75

Emilia Romagna

Az. Osp. Ferrara

22,29

Lazio

Osp. Belcolle Viterbo

23,28

Sardegna

Lanusei

23,84

Sicilia

Az. Osp. Cervello Palermo

24,42

Piemonte

Novara

24,77

Umbria

Perugia

25,27

Liguria

Az. Chiavarese

26

Marche

Azienda sanit. unica reg.

32,98

Valle d'Aosta

Osp. Beauregard Aosta

33,17

Calabria

Az. Osp. Cosenza

34,95

Puglia

Casa Sollievo Sofferenza S. Giov. Rotondo

35,49

Abruzzo

Lanciano-Vasto

35,82

Basilicata

Matera

36,71

Campania

Osp. Rummo Benevento

36,07

Molise

Asrem Campobasso

47,28


Fonte: Scuola Sup. S.Anna Pisa e Ministero Salute – dati relativi al 2008
 



INGANNI. NON È VERO CHE IL CESAREO...

  1. 1 è più sicuro: il rischio di mortalità materna è 3 volte più alto
     
  2. 2 è inevitabile dopo il 1° cesareo
     
  3. 3 è inevitabile se il feto è in posizione podalica (vuole uscire dai piedi): si può fare il “rivolgimento con manovra esterna”
     
  4. 4 è l’unico metodo per far nascere I gemelli
     
  5. 5 evita il dolore: 24 ore dopo aver dato alla luce, le donne lamentano forte dolore più nei casi di cesareo che di parto vaginale

 


CAMPIONI DEL PARTO NATURALE
A Erba e Prato gli ospedali più “naturali” d’Italia: solo il 10 e il 14% di cesarei

Nel Paese del cesareo a comando, dove gli addetti ai lavori dichiarano che 9 volte su 10 il cesareo si fa per paura di denunce, loro invece fanno nascere 9 bambini su 10 naturalmente, con circa 1.100 (Erba) e 3.100 (Prato) nascite l’anno. I reparti di ginecologia e ostetricia degli ospedali Sacra Famiglia Fatebenefratelli di Erba (Como), e Misericordia e Dolci di Prato sono la prova scientifica, è proprio il caso di dirlo, che la normalità è un’altra. Superdottori? Ostetriche maghe? Come fanno? «A noi suscita curiosità lo scalpore che provochiamo – dice più sorpresa di noi Marinella Miglietta, coordinatrice dell'équipe di ostetriche dell'ospedale di Erba –, per noi è una cosa normale e ci domandiamo come mai per gli altri non può essere lo stesso. Il parto fisiologico è un evento assolutamente naturale, come tutta la gravidanza, non una malattia». Come si fa? «Innanzitutto credere nella fisiologia, osservarla bene e accompagnarla». Cogliere, valorizzare e supportare la natura della mamma, insomma. «Il nostro scopo è rispettare soprattutto la normalità, che ha delle sue regole – spiega ad Acqua & Sapone il primario di Erba Alberto Zanini –: sostanzialmente significa seguire le evidenze scientifiche che hanno dimostrato che certe cose servono ed altre no, o sono addirittura dannose. Noi, ad esempio, diamo la possibilità alla partoriente di avere accanto sempre un’ostetrica in un rapporto “uno a uno” assumere il cibo e la posizione che preferisce anche al parto. È importante l'organizzazione, il confronto e saper differenziare ciò che è normale dalla patologia. Se il travaglio è normale, da noi è l'ostetrica a gestirlo in piena autonomia, cosa che accade di rado in altre realtà. Mentre facciamo gestire dai medici solo i casi che potrebbero presentare qualche difficoltà». Tutte cose che evitano anche personalismi e protagonismi professionali. «Nel caso di una donna con un problema oculistico, ad esempio, che altri prendono subito come indicazione per il cesareo, noi ci domandiamo se quel problema davvero giustifica un intervento chirurgico. E magari si scopre che l'indicazione è debole o superata. E così scendono i cesarei. «Bisogna poi sempre innescare un rapporto principalmente affettivo – sottolinea il dottor Zanini -, la natura ha previsto il parto fisiologico, la donna deve riacquistare le sue capacità, la fiducia in se stessa. Il rischio è che la donna si perda in messaggi fuorvianti, soprattutto dei media, come l'attrice che si fa cesarizzare per evitare il dolore. Invece deve capire che le proprie potenzialità sono enormi e i medici e le ostretriche la devono aiutarla ad esprimerle». Fondamentali sono adeguate dotazioni di personale e mezzi, ma c'è di più. «Il problema del cesareo non è nelle patologie ma nell'atteggiamento mentale dell'équipe – dice il dottor Giansenio Spinelli, primario di ginecologia e ostetricia dell'ospedale di Prato –; a noi non lo chiedono il cesareo, perché qui sanno che la nostra filosofia è di effettuarlo solo quando è necessario. Noi siamo una delle strutture più grandi nel centro Italia, ben diversa da quelle che fanno qualche centinaio di parti l'anno: da noi arrivano le gravidanze con patologia. Eppure gli ospedali più piccoli, dove affluiscono donne senza complicanze, sono quelli con più cesarei e questa è una grande contraddizione. Tutti trattano il podalico con il cesareo, noi invece in questi casi riduciamo del 50% i cesarei facendo il rivolgimento con manovra esterna, (per far uscire il bimbo con la testolina, ndr)». E crollano anche altri falsi miti e insulse abitudini I gemelli, ritenuti inevitabilmente destinati a nascere mediante bisturi, a Prato quasi una volta su due riescono a farli venire al mondo col parto vaginale. E 4 volte su 10 le mamme già sottoposte a cesareo, contrariamente alla credenza, qui arrivano a partorire naturalmente. In Campania e Lazio , per esempio, oltre il 91% dei casi li fanno invece nascere col bisturi. Una bella mano, infine, possono darla i papà, partecipando a tutto il percorso di gravidanza e anche con la semplice presenza in sala parto. La vita non può che fiorire in piena naturalezza come... Erba e Prato.


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