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I più medicati al mondo

Alla ricerca del rimedio per combattere il dolore fisico e spirituale

Ven 07 Gen 2011 | di Manuela Senatore | New York
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È facile credere che gli Stati Uniti siano il Paese più medicato del mondo, leggendo i dati del Dipartimento della Sanità, secondo cui la metà degli americani assume almeno una medicina dietro prescrizione medica. Gli americani prendono farmaci per abbassare il colesterolo, ridurre il rischio d’infarto, controllare il diabete, sopprimere i dolori del corpo e soprattutto quelli della mente, ora che il morale nazionale è basso.

ANTIDEPRESSIVI AL PRIMO POSTO
Già nel 2007 il Center for Disease Control and Prevention indicava gli antidepressivi come i farmaci più prescritti in America, aggiungendo che gli utenti sono raddoppiati in un solo decennio. La maggioranza di chi li usa non soffre nemmeno di depressione, ma li prende per combattere dolori cronici, stanchezza, insonnia e altri disordini.
Il consumatore medio vede la réclame del prodotto (le aziende farmaceutiche spendono 120 milioni di dollari all’anno per pubblicizzarli), va da un medico generico (meno del 20% dei consumatori riceve la ricetta da uno psichiatra) e ottiene la prescrizione senza troppo pensare ad altre eventuali soluzioni per il suo problema. La crescita del consumo ha ragioni molteplici: l’aumento esponenziale delle pubblicità (negli USA le case farmaceutiche possono fare pubblicità direttamente al consumatore), la produzione di nuovi farmaci, i permessi facili che la Food and Drugs Administration, l’Agenzia che autorizza i medicinali, rilascia sulla base di ricerche condotte dalle stesse case farmaceutiche, e forse anche una maggiore diffusione dei casi di depressione.
Fino agli anni Ottanta si andava dallo psichiatra e dallo psicanalista, affrontando ore e ore di sedute: ora pare che basti assumere un farmaco per curare l’infelicità senza doversi preoccupare di cambiare il proprio stile di vita.

 


MARIJUANA TERAPEUTICA

Secondo la legge federale degli Stati Uniti la marjiuana è una sostanza illecita in tutti i casi. Ma dagli anni Novanta ad ora 15 Stati l’hanno la legalizzata per usi terapeutici (iniziò la California nel 1996). Alla fine del 2009 il presidente Barack Obama annunciò una politica di maggiore tolleranza sul possesso di “erba”, ammesso che i cittadini rispettino la legge del loro Stato. Da allora il fenomeno dell’uso terapeutico è addirittura esploso in Stati come il Colorado, dove sembra ci siano già 100.000 consumatori, o la California, dove i centri di cura utilizzano appariscenti cartelloni pubblicitari. Tra visita medica e permessi il paziente spende circa 250 dollari per avere la tessera che lo autorizza al consumo. Poi c’è il prodotto: il paziente può detenere circa sessanta grammi (2 once) d’erba per l’uso personale. Il costo di circa trenta grammi (un’oncia) si aggira tra i 350 e i 500 dollari: questo fa immaginare il livello di profitti per i dispensari e ne spiega il proliferare. Oltre ad essere fumata, la marijuana si acquista e si vende in una gran varietà di forme commestibili: come bibita gassata, popcorn, pizza surgelata e persino come gelato (sul sito di Mile High Ice Cream si trovano una trentina di gusti). Oltre a vendere erba, molti dei dispensari offrono massaggi, agopuntura, yoga e altri metodi di medicina alternativa. La situazione cambia nella costa orientale, dove gli Stati che hanno legalizzato la marjiuana terapeutica non hanno previsto un sistema di distribuzione simile ai dispensari. I pazienti che la vogliono usare sanno che ne possono avere un certo quantitativo, ma non sanno dove trovarla. Ora che si stanno scrivendo regole più precise, appare chiaro che l’approccio sarà molto più cauto rispetto alla West Coast. Qui ad est (Maine, Vermont, Rhode Island, Distretto di Colombia e New Jersey) non saranno ammessi dispensari privati per la distribuzione, ma solo organizzazioni no profit e in numero limitato. Intanto i dati sanitari in Colorado, California o Montana mostrano che solo il 2% dei pazienti registrati sono malati di cancro, e ancor meno sono i malati di AIDS; più del 90% dei pazienti soffre di “dolori permanenti”, una delle condizioni ammesse per l’uso ma difficile da accertare scientificamente. Presto si saprà se questi consumatori sono in buona fede: infatti sono in fase avanzata i test su un inalatore che usa estratti d’erba per curare i dolori acuti senza però provocare l’ebbrezza da marjiuana.

 


TROPPO ALCOL

Uno studio dell’Health Department, il Dipartimento della Sualute, uscito alla fine dell’anno rivela che gli eccessi nell’uso di alcol stanno provocando una crescita impressionante di infortuni e visite al pronto soccorso (74.000  casi registrati nel 2009 contro i 22.000 del 2003, per un aumento del 250%). A New York, gli abusi maggiori si registrano nel Greenwich Village, Murray Hill e Chelsea (Manhattan), a Bay Ridge e Greenpoint (Brooklyn): tutte zone con un’altissima concentrazione di bar e locali nei quali si riversa una folla di bevitori abituali e occasionali alla ricerca dell’oblio dopo il lavoro. Più del 40% dei consumatori adulti intervistati per lo studio ha confessato episodi di binge drinking, il bere 5 o più alcolici di seguito. Finiscono in ospedale soprattutto i bevitori moderati che esagerano in una particolare e sfortunata occasione.  Durante le ultime festività natalizie, periodo in cui si beve di più e le visite in ospedale raddoppiano e a Capodanno aumentano quasi del 20% gli incidenti per guida in stato di ebrezza, come avverte l’organizzazione “Mothers Against Drunk Driving”. Perciò la metropolitana di New York è stata tappezzata di manifesti che mettevano in guardia contro i rischi delle sbornie: “Due bevande fa, ce l’avresti fatta a tornare a casa”, diceva un manifesto con l’immagine di una ragazza semisvenuta sulle scale della metro.


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