acquaesapone Attualità
Interviste Esclusive Viaggi Editoriale Inchieste Io Giornalista TV/Cinema A&S SPORT Zona Stabile Rubriche Libri

Io parlo con i cani

Una convivenza spesso ostacolata dagli errori degli umani

Lun 17 Gen 2011 | di Paola Simonetti | Attualità
Foto di 5

Un patto tradito, un’alleanza annebbiata dal rumore assordante del progresso. Uomo e cane, “due facce della stessa medaglia poetica”, come le definisce Roberto Marchesini, uno dei massimi etologi e zooantropologi italiani, nel lungo logorio dei secoli sembrano aver dimenticato, per responsabilità più umana che canina, la strada di una collaborazione istintiva, fondativa, secondo Marchesini, per entrambi.

Di quest’amicizia che ha visto i primi bagliori circa 10mila anni fa (segnali di diffusione del cane domestico si hanno già nel Neolitico), l’uomo sembra però aver smarrito la vera essenza, sopraffatto forse dalla sua smania di superiorità animale. E, a farne le spese, spesso, è lui: il nostro migliore amico, il più delle volte frainteso, umanizzato, umiliato da prassi ottuse e insensate per la sua visione del mondo. Concetti questi che il professor Marchesini teorizza da anni. Docente di Etologia e Scienze comportamentali applicate in diversi atenei italiani, nonché direttore della Scuola di Interazione Uomo-Animale (Siua), ritiene che da queste disfunzioni fra uomo e cane derivino sbilanciamenti relazionali anche seri, frutto di scelte non di rado frettolose e fondate su motivazioni sbagliate, che vedono errate convinzioni e grossolani errori di valutazione e comprensione dell’animale. Proprio Marchesini ha pubblicato di recente il “Dizionario bilingue”, omaggio all’affascinante linguaggio dei più intelligenti compagni dell’essere umano.

Quali gli errori più frequenti che si commettono quando si vuole prendere un cane?
«In primis - spiega Marchesini - sono le motivazioni di base: lo si prende per ricevere affetto, per avere semplicemente qualcuno a cui far fare quello che vogliamo, per fare la guardia in giardino o come diversivo per i nostri figli. Sono le azioni che tradiscono più ferocemente la dignità e l’intelligenza di un cane».

Perché?
«Perché non è un soldatino, seppure per natura agganciato a precise gerarchie. è un animale dotato di una psicologia fra le più complesse esistenti in natura. Ma è anche quello più penalizzata da pregiudizi e falsi stereotipi. Il cane non è un essere ubbiditivo, come si tende a credere, ma è dotato generalmente di una natura fortemente collaborativa, frutto di una categoria etologica ad alta socialità. Per questo è un essere straordinario, capace di sorprenderci ad ogni passo e in grado di regalarci un’esperienza di vita fra le più strabilianti. Aspetti che vengono ignorati quando si decide di adottare un cane motivo per cui ci si fanno le domande sbagliate».

Cioè?
«Si ragiona erroneamente su quanti metri quadri si hanno a disposizione per accoglierlo, se si ha o non si ha un giardino, ignorando il fatto che a lui poco importa l’ampiezza delle mura domestiche. L’ambiente ideale per un cane non è lo spazio dove vive, ma la relazione che il padrone saprà garantirgli. E questa dovrebbe essere la prima e fondamentale domanda da porsi davanti ad un meraviglioso muso canino: quanto tempo saprò dedicargli? In che modo e per quanti minuti al giorno potrò interagire con lui? Se non si capisce questo fondamento, si sbaglierà tutto con il proprio amico e se ne subiranno le conseguenze. Ci si preoccupa o si fa in modo che lui sia un buon compagno per noi, ma raramente si imposta la relazione chiedendosi se noi potremo essere buoni compagni per lui».

Da dove si deve partire per comprenderlo?
«Innanzitutto capendo che è un essere vivente con una psicologia sociale complessa. Se ci sfugge il suo linguaggio, impostato su prerogative totalmente diverse da quelle umane, non si riuscirà a vivere serenamente con lui. Il cane chiede un padrone autorevole, non autoritario. E autorevolezza per lui fa rima con coerenza: se il cane vede che un’azione gli viene vietata in un’occasione e poi permessa un’ora dopo, non può avere fiducia nella sua guida. Autorevole è colui da cui so sempre cosa aspettarmi, che mi sa dare sicurezza e non un soggetto sempre inquieto, che si lascia trascinare dalle emozioni. Autorevole è qualcuno che, se suona il campanello e io abbaio, non si mette ad urlarmi contro, ma tranquillamente arriva alla porta e mi fa capire che va tutto bene. Quando si va fuori, sento che è lui che mi guida e non che dietro di me ho qualcuno che sono io a dover trascinare. Autorevole è qualcuno gentile ma sicuro a cui affidarsi senza incertezze. Se questa autorevolezza non viene esercitata con efficacia, si evidenzieranno tutti quei comportamenti considerati un disagio, soprattutto in città: tirare al guinzaglio, abbaiare a cose, persone o animali, provocare danni».

La solitudine è un nodo cruciale nel rapporto con un cane.
«Decisamente. è uno dei più ignobili maltrattamenti a cui può essere sottoposto, oltre alla violenza fisica (che non è mai utile ad educarlo). Ha bisogno di una relazione forte e ricca che non contempli solitudine, emarginazione. Un cane sano e tranquillo è un cane che viene coinvolto, integrato costantemente nel branco umano. Lasciarlo regolarmente solo in giardino, legato alla catena, dentro un box o su un balcone, significa infliggergli una sofferenza che va a minare il suo equilibrio mentale. Quasi su tutti i cani che hanno forme di aggressività o disfunzioni del comportamento riscontriamo uno stereotipo contestuale, ovvero che il cane è stato isolato socialmente».

Questa dunque è la vera fonte della sua possibile pericolosità?
«Senza dubbio. Per esempio l’aggressione di un bambino presente all’interno della famiglia avviene sempre in un contesto in cui l’animale non viveva a diretto contatto con questo nucleo, ma separato, in una condizione di emarginazione, che gli crea un disequilibrio. Un cane in isolamento sociale impazzisce. Perché la solitudine è al di fuori delle sue categorie etologiche: per natura vive in branco, in gruppo; non scordiamo che il suo progenitore è il lupo. Noi umani, ad esempio, siamo animali sociali, ma abbiamo caratteristiche di individualità superiori al cane».

Siamo due nature diverse...
«La differenza la si vede dal fatto che il cane è sempre pronto a sacrificare la propria vita, ma non perché è buono, ma perché si identifica totalmente nella sua squadra, c’è una consostanzialità con essa. Questo ci deve far capire che quelle stesse caratteristiche, che rendono il cane capace di una relazione fortissima con l’uomo, sono poi le stesse che possono renderlo pericoloso se costretto all’isolamento».

È bene quindi non paragonare mai i suoi codici comunicativi ai nostri.

«Si rischierebbe di fare errori enormi con conseguenze nefaste anche sul benessere del nostro compagno. Lui vede il mondo attraverso il naso, noi con gli occhi; lui parla, e osserva, attraverso le posture fisiche, la velocità e la direzione dei movimenti, i vari tipi di abbaio, noi attraverso le parole verbali. E questi sono solo alcuni esempi base».

Quali suggerimenti si possono dare a chi decide di prendere un cane?
«Bisogna impegnarsi a non adottare o comprare un cane prima dei due mesi: il cucciolo deve avere il tempo necessario di apprendere dalla madre le cose fondamentali che lo aiuteranno ad essere equilibrato, avveduto e senza le quali non potrà vivere con serenità. Passo successivo scegliere un buon esperto e iniziare un percorso di educazione, che possa garantire una convivenza serena nella società umana: accettazione del guinzaglio, adeguata socializzazione, etc.».

E nel caso di adozione in un canile di un animale già adulto?
«Io consiglierei di farsi accompagnare anche in questo caso da un educatore, che sappia analizzare le personalità dei cani presenti, in base allo stile di vita che il padrone ha, per evitare disagi ad entrambi. Da tener presente che un cane ha una memoria persistente di quello che ha vissuto e che il cambiamento ambientale incide sul suo comportamento. Prima di decidere, documentiamoci e chiediamo consulti. Non dimentichiamo mai che il cane è un essere pensante, sensibile, intelligente, che merita rispetto e benessere. Lui saprà ricambiarci come non immaginiamo».

 

 

 


Letture consigliate
La divulgazione letteraria in ambito cinofilo è una delle più vaste che si conoscano: scegliere un solo titolo sarebbe dunque limitativo. Il consiglio è di abbinare più letture di qualità sul tema, per avere la visione più completa possibile della psicologia canina e di come gestirla, bandendo qualsiasi riferimento a metodi di educazione coercitivi o violenti, che, oltre ad essere immorali e illegali, risulterebbero anche poco utili. Ci sentiamo di suggerirvi, per cominciare, i volumi di una nota allevatrice inglese, esperta anche in comportamenti problematici, Jan Fennell, che con “Ascolta il tuo cane” (Salani editore) e “Parla con il tuo cane” (Tea editore), fornisce compendi esaurienti ed efficaci sulla comprensione del cane e della sua più equilibrata educazione. Se volete avere poi un quadro più chiaro sulla comunicativa del vostro amico, utilissimo si rivela “L’intesa con il cane: i segnali calmanti” di Turid Rugaas (Haqihana editore), un saggio illustrato di rara precisione. Infine, raccomandabile per il divertimento del vostro compagno a quattro zampe, è “Giocare con il cane” di Christina Sondermann (De Vecchi editore), un magnifico manuale illustrato sui mille modi con cui stimolare in modo sempre diverso la creatività e l’intelligenza del vostro amico.


Condividi su:
Galleria Immagini