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Umberto Broccoli: Se vuoi una cosa sognala

Intervista al Sovrintendente ai Beni Culturali di Roma Capitale, voce di Radio Rai Uno: i progetti, le Notti Bianche, la cultura a portata di tutti

Gio 27 Gen 2011 | di Angela Iantosca | Interviste Esclusive
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Voce di Radio Rai Uno, scrittore, Sovrintendente ai Beni Culturali del Comune di Roma, vincitore del ‘Premio Eugenio Montale - Fuori di casa per il giornalismo Rai e l'attualizzazione della Cultura Classica’, Umberto Broccoli “negli anni ci ha fatto comprendere quanto attuale sia ancora nel nostro tempo la lezione dei pensatori dell’antichità e quanto importante rileggerne le pagine”. 

Oggi, con il suo ruolo da Sovrintendente, sta trasformando in fatti questo amore per la cultura. Quanto i giovani dovrebbero capire che è importante la conservazione di un patrimonio che è di tutti?
«Ognuno di noi dovrebbe capirlo. Il punto di snodo di tutto questo è che, sino ad oggi, ci sono stati tantissimi proclami che non hanno dato nessun tipo di seguito. Io, dal ’75, sento dire quanto sia importante il nostro patrimonio. Ma nessuno si è mai messo a pensare in maniera concreta a come procedere. Le ville storiche, fermo restando la tutela del bene, nel senso che non si piccona nulla, possiamo affittarle, possiamo affittare gli stessi oggetti ai privati. Noi abbiamo i magazzini pieni di materiali e in America o in Svizzera la gente farebbe carte false per mostrare ciò che noi seppelliamo nei magazzini dopo averlo disseppellito dalla terra. Tutto ciò, invece, è una rendita che si può monetizzare. Io non ho una formazione economica, ma credo che sia sufficiente il buonsenso, come mi ha insegnato mia nonna. Anche se molti pensano che sia un modo per mercificare la cultura…».

Ho letto delle polemiche relative alla cartellonistica pubblicitaria affissa sulle impalcature per i restauri…
«Una cosa gravissima e preconcetta. Ti faccio un esempio: noi abbiamo le mura Aureliane di Roma. Restaurarle tutte costa 50milioni di euro, milione più milione meno. Nessuno è disposto a cacciare questa cifra, anche perché non si tratta del Colosseo e sarebbe un restauro diffuso e non così pubblicitario - con il Colosseo, Della Valle fa il giro del mondo, se restauri la Cappella Sistina fai il giro del mondo, con il Campidoglio fai il giro del mondo -. Ma c’è un problema: le mura Aureliane da molti anni stanno mostrando continui cedimenti strutturali, come quello del 2001 quando venne giù tutto un tratto. Comunicazioni giudiziarie, avvisi di garanzia e non è successo niente... L’unico sistema è fare come abbiamo fatto a Porta Pia: lo scorso 20 settembre, in occasione di Roma Capitale, abbiamo restaurato, senza spendere un euro, mettendo la pubblicità sui ponteggi. I puristi dicono: “I ponteggi rimangono tre anni con la pubblicità” e, in questo caso, la responsabilità è di noi pubblici amministratori che dovremmo fare in modo che la presenza del ponteggio e della pubblicità siano contingentate. Ma rimane il fatto che dovremmo gestire gli spazi come se fossimo dei manager, dobbiamo pensare che siamo nel terzo millennio e che le regole sulla pubblicità partorite nel 1939 non possono essere le stesse di oggi».

Dal suo ruolo di Sovrintendente dei Beni Culturali cosa sta scoprendo di Roma che non sapeva?
«Ho imparato a guardarla con altri occhi. Prima anche io ero un turista, mi piaceva andare a scoprire angoli particolari. Ora ho voglia di mettere a posto, di mettere a sistema, come se fossi una massaia che mette a posto casa!».

Crollano gli edifici a Pompei: di chi è la responsabilità, di chi comanda o dei singoli ingranaggi del sistema?
«La responsabilità è storica. I muri antichi fanno il loro lavoro, quando cadono. Noi dovremmo fare il nostro lavoro e impedire che cadano. La responsabilità in questi casi è diffusa ed è dovuta al fatto che non c’è stata mai una politica attenta di manutenzione. In casa ognuno fa i lavori ogni 15 anni e, in realtà, dovremmo farli ogni 5. Pensa ad un muro che di anni ne ha 2000. Flaiano diceva: “L’Italia è un paese fondato sulla inaugurazione”. Si tagliano i nastri, applausi e così via. Poi si lascia tutto come è. Noi dovremmo cambiare. Infatti le linee guida della Sovrintendenza sono: manutenzione, comunicazione e poi messa a reddito. Cioè questi beni devono rendere, altrimenti sono vissuti come rami secchi e i rami secchi si tagliano».

Per la primavera cosa avete in programma?
«Tutti i cantieri presentati lo scorso 7 dicembre diventeranno operativi: non abbiamo fatto un libro dei sogni! Lavoreremo intorno all’area centrale dei Fori. Abbiamo già illuminato i Fori imperiali, spenti da 20 anni. A breve illumineremo il colle Oppio, le terme di Traiano, porteremo a conclusione il Circo Massimo che sarà pronto entro dicembre 2011. Il Museo del Risorgimento diventerà Museo della Repubblica Romana Porta San Pancrazio, in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia. Non parlo mai dicendo vorrei fare. Poi, ovviamente, ho dei sogni miei, dentro di me. Ho fatto mia una frase di Walt Disney: “Se vuoi una cosa, sognala”, che è valida non solo per il lavoro, ma nella vita di ognuno di noi».

I suoi interventi riguardano solo Roma o collabora anche con altre città?
«Mi sono messo a disposizione per il terremoto all’Aquila, mandando i nostri tecnici. La competenza formale è su Roma capitale, però devo dire che mi chiamano per tante cose... Si è fortunati nel lavorare facendo cose che piacciono!».

Noi come possiamo tutelare questo patrimonio?
«Noi dobbiamo mettere il pubblico nella condizione di apprezzare ciò che ha. Noi non diamo valore alle cose e questo vale per tutto. Quando ci rendiamo conto che una cosa è importante? Quando l’abbiamo persa. Il comune mortale deve capire che questi beni sono le nostre radici, è come se fossero la casa nella quale siamo cresciuti. Dobbiamo avere una attenzione familiare verso questo patrimonio. Ecco perché detesto chi mummifica le città, chi le mette in vetrina, chi le trasforma in reliquiari...».

Quindi ben vengano le Notti Bianche!
«Ma scherzi? Tutti in mezzo alla strada! Bisogna toccarle le cose. Abbiamo portato i giovani per strada nei Musei. Alla centrale Monte Martini abbiamo organizzato aperitivi e musica jazz. E tutto questo senza ammiccare ai giovani. Non ho mai detto “facciamo una cosa per attirare i giovani”. Noi l’abbiamo fatto e basta. Le cose o sono fatte bene o male. Se sono fatte bene il pubblico avrà dai 9 ai 90 anni». 

Cosa vuole lasciare a chi verrà dopo di lei?
«Sarei orgoglioso di lasciare le cose un po’ meglio di come le ho trovate. è inutile fare progetti magniloquenti nel contesto di una crisi economica internazionale! Sarei contentissimo solo di lasciare qualcosa in più ed i segnali ci sono tutti».   



UNA VITA PER LA CULTURA
Figlio dell'autore televisivo Bruno Broccoli, laureatosi in archeologia cristiana nel 1976 presso La Sapienza di Roma, diviene successivamente docente di Epigrafia Cristiana Antica Greca e Latina (da 1976 al 1979). È stato direttore del Castello di Giulio II di Ostia (dal 1980 al 1987) e membro del Consiglio Nazionale per i Beni Culturali. Come archeologo medievista, ha lavorato per la Soprintendenza Archeologica di Roma. Tra il 1988 e il 1992 è membro del Consiglio Nazionale per i Beni Culturali del Ministero per i Beni Culturali e Ambientali e redattore di riviste specialistiche di Archeologia medievale. È autore di diversi programmi di approfondimento della Rai, collaboratore di diverse testate giornalistiche nazionali, conduttore dei programmi “Con parole mie” e “In Europa”, trasmessi da Rai Radio Uno. A giugno del 2008 è stato nominato Sovrintendente ai Beni culturali del Comune di Roma e Direttore del Dipartimento di Archeologia medievale.     

 


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