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Gli italiani si riprenderanno l’acqua

Vi spieghiamo i referendum approvati dalla Corte Costituzionale

Gio 27 Gen 2011 | di Francesco Buda | Acqua
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C’è un evento di partecipazione comunitaria e forza popolare autentica nell'anno del 150° dell'Unità d'Italia, tra i tanti retorici annunci e commemorazioni della casta che con una mano addita alla Patria una e sacra e con l'altra la spolpa. Gi italiani hanno detto “no” all'acqua come merce e alla sua cessione nelle mani di pochi, ingordi e inefficienti mercanti.
Una cosa mai vista prima nella nostra Repubblica: hanno firmato, in soli 3 mesi, oltre un milione e 400mila persone (ne bastavano 500mila) per poter far esprimere il Paese liberamente attraverso il referendum. Il popolo dell'acqua pubblica chiede in sostanza di trattare il bene più essenziale per la vita come una risorsa comune, garantita da soggetti rappresentativi delle comunità e senza scopo di lucro. Chiedono di abrogare quelle norme con cui i politici telecomandati hanno servito su un piatto d'argento le reti idriche italiane alla lobby dell'oro blu, che ovunque nel mondo ha avviato privatizzazioni rivelatesi enormi fiaschi pagati con soldi pubblici. Ma ora in Italia la Corte Costituzionale ha promosso due dei 3 quesiti referendari proposti dagli italiani.

Le 2 assurdità da abrogare
Saremo chiamati a dire “sì” per cancellare due assurdità: l'obbligo di cedere ai mercanti almeno il 40% della proprietà delle aziende idriche. Praticamente il divieto per gli Enti pubblici di gestire da soli le acque. Nel caso in cui le società idriche siano quotate in borsa (come A2A a Milano, Acea a Roma, Iren a Genova e Torino), il divieto per gli enti pubblici di gestire da soli le acque si fa ancora più schiacciante: dovranno cedere almeno il 70% del capitale sociale ai privati.
Il secondo “sì” riguarda la remunerazione del capitale investito: per legge i gestori hanno diritto al 7% di guadagno garantito su quanto hanno speso. Quale investimento rende il 7% fisso? è una vera cuccagna congegnata per quel giro di multinazionali che si stanno accaparrando l'acqua, in Italia sono un paio. La garanzia del guadagno è nelle tariffe, ossia nelle bollette con cui incamerano fiumi di soldi dagli utenti, con rincari continui (a volte anche fraudolenti) senza vincolo a reinvestire questi profitti per migliorare il servizio. Anzi, i servizi sono di solito carenti e addirittura peggiorati. Basti pensare all'ultimo episodio della pazzesco imbroglio della privatizzazione idrica all'italiana: il problema dell'arsenico nei rubinetti ancora non risolto, dopo anni di richieste di deroga al limite di legge e promesse di soluzione. E poi le reti colabrodo, i depuratori spesso inesistenti o rotti, l’erogazione a singhiozzo in intere zone. Dicevano che con la privatizzazione avrebbero finalmente portato efficienza, efficacia ed economicità nelle gestioni! La smentita di ciò è ormai ampiamente documentata. Basta leggere il libro “La casta dell'acqua - Come la privatizzazione sta assetando l’Italia”, del giornalista Giuseppe Marino. «La situazione è pesantemente negativa - ci spiega – piena di sprechi, pur con alcune eccezioni».

La casta è ora che cambi
«Il referendum potrà dare una mano a cambiare le cose – aggiunge Marino –, ma il problema grosso sarà poi come saranno fatte le regole e i criteri per valutare l'opera dei gestori». E infatti hanno messo su un sistema normativo cucito addosso alle lobby che stanno monopolizzando l'acqua nel pianeta. «Per affievolire la portata del referendum – nota ancora l'autore de “La casta dell'acqua” - certi politici potrebbero dire che non serve, visto che il regolamento attuativo del decreto Ronchi (che privatizza i servizi idrici, ndr) già consente di evitare la cessione ai privati in tutte quelle “gestioni non svantaggiose per i cittadini rispetto a modalità alternative”». Di fatto quel regolamento è servito, almeno finora, per salvare gestioni pubbliche che vanno bene come quella della lombarda A2A, dell'emiliana Hera o di Iren (Genova e Torino). A parte questi isolati casi, l'andazzo è esattamente opposto a quello che la logica imporrebbe: come accaduto, ad esempio, con le autostrade e con i rifiuti, si tenta in tutti i modi di far peggiorare la situazione. Così da non applicare quella clausola che permette di non svendere ai privati. Dove la gestione dell'acqua funziona, politici e pubblici amministratori possono dunque evitare di cedere il servizio e continuare a guidarlo come ente pubblico. Servizi pubblici efficienti sono però un impiccio nella strada della concentrazione del potere sull’economia e sulle risorse primarie che fanno gola alla lobby dell'oro blu. Complice certa politica, hanno già pronta la spartizione dell'Italia da diversi anni, senza vera concorrenza e con una liberalizzazione fasulla, come possiamo documentare. Una pianficazione che viene da lontano, attraverso diversi governi, di diversi colori.

Prossimi settori da spartirsi con la falsa concorrenza sono gas ed elettricità. Infine, ciliegina sulla torta, se l'attuale Governo non regge e si va ad elezioni, salta il referendum: per legge, infatti, se si vota per il Parlamento non si può votare nello stesso anno per i quesiti referendari, che vengono rimandati all'anno successivo. Ma nel frattempo c'è da scommettere che andranno avanti con la privatizzazione dell'acqua mettendo il Paese di fronte a fatto compiuto.

 

 

Firme nelle regioni

Lombardia

236.278

Lazio

146.450

Veneto

125.745

Piemonte

115.306

Toscana

114.846

Emilia Romagna

109.804

Puglia

101.498

Campania

92.488

Sicilia

74.434

Liguria

51.289

Marche

44.057

Calabria

41.622

Friuli

34.408

Trentino

29.513

Abruzzo

23.822

Sardegna

22.143

Umbria

14.766

Basilicata

13.798

Molise

8.390

Valle d'Aosta

835

   

Totale

1.401.492

 

Fonte: Comitato Referendum Acqua Pubblica

 


Le assurdità dell’acqua privatizzata

• Finta concorrenza, tutto in mano a pochi
• Italiani espropriati dell'acqua controllata da stranieri
• Acqua trasformata in merce
• Staccano l'acqua a mano armata, contro leggi, sentenze e persone
• Un italiano su 3 senza depurazione
• La depurazione la deve pagare pure chi non ce l'ha
• Rischiamo multe europee
• Soldi degli utenti italiani finiscono all'estero
• Un terzo dell'acqua continua ad essere dispersa in rete
• Le bollette aumentano, l'efficienza diminuisce
• Controlli “addomesticati”
• I Tg non parlano di queste assurdità
 



I Servizi Segreti avvertono
Minacce alla sicurezza economica nazionale
Il Sisde, servizio segreto civile, ha fatto un richiamo nella 54ma Relazione al Parlamento italiano avvertendo del rischio che una risorsa preziosa e strategica come l'acqua finisca in mani straniere. Gli 007 hanno parlato di “minacce alla sicurezza economica nazionale”.  


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