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Pino Daniele: Dico quello che mi passa per la testa

«... Ma cerco di non prendermi troppo sul serio»

Gio 27 Gen 2011 | di Boris Sollazzo | Interviste Esclusive
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Ha cantato Napoli, mille colori ma anche carta sporca, ci ha detto che “ogni scarrafone è bello a mamma soia” (e che questa Lega è una vergogna), che un sorriso di plastica mentre fai la ginnastica può piacere, che “Je so pazzo”. è il blues italiano, un chitarrista straordinario, un cantautore e un musicista che pochi mesi fa si è meritato l'onore (e l'onere) di suonare su un palco con Eric Clapton. Ha scritto con e per Massimo Troisi, amico e sodale prezioso. Per Pino Daniele la dicitura “di tutto, di più” è riduttiva. E oltre ad essere un grande artista, è un uomo appassionato e sincero, che in questa chiacchierata si apre, prendendosi, come sempre, i suoi rischi.

“Boogie boogie man” non è un greatest hits, né un album di inediti: cos'è?
«Un progetto diverso, particolare. è vero, ci sono i miei brani storici, ma in realtà è ispirato alla musica degli anni '70, a quella musica che m'ha dato tanto e che m'ha fatto lavorare tra canzone napoletana e blues americano. Mi sono ispirato al Boogie woogie, perché questa mia musica è molto vicina a quel “giro”, molto ispirata a quell'atmosfera. E il linguaggio dei testi lo segue, con il mio solito stile: sono molto semplice nell'uso delle parole, dico quello che voglio e quello che mi passa per la testa, dico quello che vedo e qualche volta ci credo e soprattutto cerco di non prendermi troppo sul serio. Non mi atteggio a profeta, come fanno altri che neanche capisco come cavolo fanno a ricordare i loro pezzi. E poi già nel titolo c'è una complessità fondamentale: il boogie man è l'uomo nero, il boogie boogie è un movimento musicale, mi piaceva il doppio significato, è un po' un gioco».
 
Questo album risente anche dell’invito che ha ricevuto al “Crossroads festival”, una giornata organizzata da Eric Clapton interamente dedicata alla musica?
«Andarci mi è sembrato un sogno. C'erano tutti i grandi chitarristi rock e blues, mai nessun italiano era stato invitato. Certo che quell'esperienza è stata fondamentale. Stare lì sul palco con Clapton è stato qualcosa di unico. Ecco perché per questo album non volevo i duetti, che sono solo una scintilla commerciale. Qui ci sono ospiti con voci particolari che sono come un suono. Con Biondi è stato fantastico, “Je so pazzo” è diventato un pezzo nuovo, così come con Franco Battiato. Lui per me ha un significato particolare: ogni volta che mi avvicino a lui, cerco un maestro, per uno scambio. Lui è un maestro di vita e di arte. Il rapporto con J.Ax va avanti da parecchio. Mi piace suonare con lui, condivido i suoi percorsi, secondo me è un grande poeta del nostro tempo. E poi Mina per “Napul è”. Ma chi non la vorrebbe accompagnare al piano e alla chitarra?».

Per questo ha abbandonato il progetto dell'Acustic jam, dopo l'album Electric jam?
«No, ad essere sincero quel progetto, a cui ancora penso, è saltato perché non ho avuto supporto dalla casa discografica. Ora che sono libero, può darsi che lo farò. Allora c'era un altro presidente, un altro esecutivo. Io non voglio litigare con nessuno, queste cose le facevo da giovane. Ma ora, semplicemente, dico quello che sento. Forse a volte me ne pento! No, non è vero... Il problema è che oggi nel mercato funziona più il singolo che l'album, solo così si vende. Difficile fare un concept album e di artisti nuovi che lo fanno non ce ne sono. Forse neanche possono. Io che ho una storia e posso “rinnovarla” risuono un repertorio vecchio aggiungendo del nuovo».

Sembra che ora ami più suonare che scrivere e cantare. Sbaglio?
«Io mi sento sempre più suonatore. Ho scritto delle cose molto belle in napoletano e non riuscirei più a tornare a quell'intensità, a quella socialità emotiva e politica dei miei primi album. E allora perché non riscoprire quel passato? Ascolta “Beautiful day”: è un  pezzo attualissimo. Però è vero che mi sento più musicista, magari vuol dire che presto farò un disco strumentale».

Certo non sembra molto ottimista sul destino della musica. E non solo, forse.
«Io sono molto pessimista, io vivo e vedo sempre il lato negativo: così, se le cose vanno male, sono preparato, se vanno bene, sono ancora più felice. Il fatto è che prima un artista veniva fuori anche perché aveva un riscontro sociale: la canzone faceva muovere un'idea, si costruiva tutti insieme un cambiamento, la musica faceva parte della quotidianità del movimento giovanile. Oggi questo non c'è, anche perché il mercato, le major arrivano anche a censurare i pezzi che non gli stanno bene (annuisce quando gli accenno a “Genova brucia” di Simone Cristicchi, sui fatti del G8 - ndr). Detto questo, non bisogna neanche essere nostalgici, vecchi: bisogna accettare i cambiamenti».
 
Certo è che i cambiamenti sembrano tutti peggiorativi...
«La musica ora ha un'altra funzione, dipende anche da quello che succede politicamente. C'è un tale caos istituzionale che nessun governo andrebbe bene, ormai siamo nel mondo dell'estetica, dell'apparire. Negli ultimi 10 anni sta passando il messaggio che la cultura dia fastidio. E invece la cultura è necessaria soprattutto ad affrontare momenti come questi. E poi è cambiato il sistema comunicativo. In tv non vogliono musica e la crisi discografica ha fatto crollare un sistema, il digitale ha rivoluzionato tutto».

Lei cantava “questa Lega è una vergogna”: oggi ha cambiato parere?
«Non penso che solo la Lega sia una vergogna, perché adesso tutti sono una vergogna. è il motivo per cui gli artisti sono diventati più seri dei politici. Su Saviano, devo dire che amo molto il lavoro che fa sull'educazione, sulla formazione e sull'informazione, che sono le basi della lotta alla camorra. Ma io che ci sono nato in mezzo vi dico che hanno fatto fuori Falcone e Borsellino perché erano vicini alla realtà e alla verità. Voi pensate che se Saviano fosse davvero pericoloso non l'avrebbero già fatto fuori? Detto questo, il suo lavoro, sul lungo periodo, combatte questo cancro».

E in una situazione del genere non le viene voglia di essere un cantautore più... politico?
«L'ho fatto a 22 anni, quando lo sentivo, ora a 56 sento il bisogno di dire altro, di parlare del personale. I sentimenti sono importanti quanto la denuncia sociale. E poi cosa dovrei scrivere: sulla Carfagna “Perché sei andata via?”, oppure “Caro Caldoro, aiutaci tu con i termovalorizzatori” o “Date i soldi ai disoccupati”? Non mettiamo paletti, un artista deve fare gli album, non la scaletta di un telegiornale. Così la penso, ma non pretendo di avere ragione. è come la tv: io saprei farla benissimo, ma non mi va di condurre un programma e vestirmi da pagliaccio. Lascio questo agli altri».

Molti artisti danno la colpa di tutto all'avvento di internet. Lei è d'accordo?
«Di sicuro internet ha danneggiato moltissimo la letteratura, il cinema e la musica. Ma era come l'euro, non si poteva evitare, altrimenti avremmo fatto una fine peggiore dell'Argentina. Tutto questo però ha distrutto la discografia: ora vai su internet e fai le compilation gratis. Da un mercato in cui con un disco vendevi un milione di copie, si passa, se va bene, a record da 25.000 copie. Non c'è più neanche l'oggetto disco, cassetta, cd, sono stati sostituiti dal telefonino. E infatti le compagnie telefoniche fanno soldi a palate. Ma continuo a pensare che internet sia solo un mezzo: il fine è combattere la cultura, troppo pericolosa per chi non vuole che pensiamo. Loro preferiscono chi la verità non la vuole sentire e ci confondono con il sistema comunicativo».




BOOGIE MAN
Nato a Napoli nel 1955, nel 1976 entra a far parte dei Napoli Centrale e incontra James Senese. “Terra mia” è l'album d'esordio. Da allora ne ha incisi altri 32. Inventore del "Neapolitan Power" e del "taramblù", ha subìto una forte influenza da parte dei suoni cubani, caraibici, dal blues e dal jazz. Il 23 novembre 2010 è uscito “Boogie Boogie Man”, cd impreziosito dai duetti con artisti quali Mina, Franco Battiato, Mario Biondi e J-Ax. Pino Daniele ha anche composto le colonne sonore di film (di Troisi, Corbucci, Porta, Salemme, Loy, Rosi, Risi...) oltre ad aver messo a disposizione proprie canzoni.


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