acquaesapone Turisti non per caso
Interviste Esclusive Viaggi Editoriale Inchieste Io Giornalista TV/Cinema A&S SPORT Zona Stabile Rubriche Libri

Mar Nero lungo costa

Una natura selvaggia e ricca di storia tra gente rude ma molto ospitale

Gio 27 Gen 2011 | di Giuseppe Barbieri | Turisti non per caso
Foto di 10

La costa turca del mar Nero è una rivelazione per quelli che già conoscono la costa egea e quella mediterranea. Percorrendola, infatti, non s’incontrano  zone aride e steppose, ma umide e lussureggianti di fitta vegetazione. Valli e montagne sono ricoperte da foreste di pini, mentre immense distese di tè, tabacco, granturco e noccioleti ammantano tutto il territorio.

NERO DI NOME, MA E' TURCHESE
Il mare che bagna le coste settentrionali della Turchia non è “nero” come il suo nome lascerebbe credere, ma semmai turchese, o verde come la vegetazione che ricopre quelle rive. è generalmente tranquillo, ma capace di collere improvvise, solcato da miriadi di barche e caratteristici pescherecci che portano a terra il pescato: migliaia di “hamsi” (le sardine locali), orate, spigole, rombi, tonnetti, cefali e altre specie. Quasi completamente assenti, invece, crostacei e molluschi.

PER CHI AMA LA GENUINITA'
Qui la gente è più rude, più rustica, ma altrettanto ospitale come quella delle località più note del sud. Il turismo è agli albori, adatto solo a coloro che amano la scoperta, l’avventura, le cose genuine, ma soprattutto per quelli che sanno rinunciare a qualche comodità. Questa non è la Turchia dei grandi bazar, ma dei piccoli mercatini russi colmi di mercanzie che giungono dal vicino confine con la Georgia. Alberghi e ristoranti sono pochi e senza tante ricercatezze, ma si dorme e si mangia bene e, soprattutto, si spende poco. Peccato per l’edilizia selvaggia degli ultimi anni in una natura  ancora selvaggia e di una bellezza aggressiva, passando da un mare tranquillo al tumulto di torrenti e cascate, lungo una teoria infinita di vette inviolate e perennemente ricoperte di nebbie e piovaschi. Nell’entroterra rurale c’è una sorta di agriturismo a prezzi imbattibili. Molti contadini sono disposti ad accogliere nelle loro case i turisti, offrendo loro i prodotti della terra e la proverbiale ospitalità turca.

MILLENNI DI STORIA A SINOP E GERZE
Per raggiungere la parte di costa più ricca di bellezze naturali e artistiche, arrivati ad Istanbul è consigliabile fare un balzo di 900 chilometri verso est e raggiungere Sinop in traghetto. Adagiata su due baie contrapposte, offre molte possibilità e interessanti vestigia di oltre 2.000 anni fa: la bella torre quadrata che domina il mare, oggi adibita a locale notturno, il maschio del castello, utilizzato ancora come prigione, l’antico bastione di Kumari e la Batteria del Pascià, una vecchia postazione di cannoni costruita durante la guerra di Crimea. Conosciuta già 4.500 anni prima di Cristo, durante l’età del bronzo e l’era ittita, Sinop fiorì commercialmente durante l’occupazione di Cimmeri, Frigi, Persiani, Romani e Bizantini. Curiosando nelle stradine della città vecchia ci si può ancora imbattere in qualche caratteristica “konak”, la tradizionale casa di legno abitata da anziani che indossano i costumi locali: gente all’antica, che una volta superata l’iniziale diffidenza è felice d’invitarci all’interno per gustare un bicchiere di “çai” (pronuncia: ciài), tè bollente, magari accompagnato dalle immancabili “simit”, le gustosissime ciambelle ricoperte di semi di sesamo. L’ospite, prima di entrare, si toglie le scarpe.

KIZILIRMAK, PARADISO D’ACQUA E UCCELLI RARI
Da Sinop a Gerze la strada ricorda un pochino la costiera amalfitana, su un mare orlato di baie e insenature. Da Bafra, la cittadina che ha dato il nome a una marca di sigarette simili alle francesi “Gauloises”, iniziano le immense distese di tabacco; ovunque le sue foglie sono ad asciugare al sole. Di rigore è la visita al “Kizilirmak Deltasi”, tra Bafra e il mare, zona che ricorda un po’ come dovevano essere un tempo le nostre Valli di Comacchio. Il delta del Kizilirmak, il più importante corso d’acqua interamente turco lungo 1.182 km, alimenta i cosiddetti laghi Bafra Balik Golleri, che costituiscono il più vasto territorio irrigato naturale della costa del mar Nero. In questo immenso parco, si allevano 12.000 bovini e vivono 308 specie di uccelli, alcune molto rare.

TRA NOCCIOLI E ALTURE
Samsun, la più grande città della costa turca sul mar Nero, conserva ben poche testimonianze del suo passato. è un porto e un centro commerciale di grande rilevanza. Il solo motivo di sosta per un turista è il mercato russo di fronte all’hotel “Turban”. Riprendendo la strada litoranea, le coltivazioni di tabacco si alternano a tratti di costa dalla sabbia ferrosa, lasciando il posto a immense distese di noccioli fin sulle creste delle montagne. La raccolta delle nocciole è un avvenimento al quale partecipa tutta la popolazione, indossando i costumi tradizionali dai colori sgargianti. Verso est s’incontra un altro grande fiume dell’Anatolia, lo Yesilirmak. Poco oltre sorge fra i noccioleti Unye, cittadina marinara che ha dato i natali al grande poeta Yunus Emre. Qui la scogliera ha una serie di grotte ed è contornata da folte macchie di pini marittimi, cipressi e pioppi. Proseguendo, le caratteristiche quanto fatiscenti case di legno di Bolaman, una fortezza bizantina e un panorama punteggiato da bianchissimi minareti immersi nel verde delle colline, ci accompagnano fino a Ordu, altra cittadina marinara, anch’essa circondata da noccioleti.

TRABZON, IL GRANDE PORTO
Verso Giresun, che i greci chiamavano Karasu e i turchi Kiraz, che significa ciliegia (il generale romano Lucullo, grande gourmet, portò da qui a Roma alcune piante di ciliegio), il paesaggio cambia gradualmente: abbondano ancora i campi di frumento e noccioli, ma il tabacco a poco a poco cede il posto al tè e alla soia. Fondata nel 756 a.C., l’antica Trabezunte, in turco Trabzon, conta 200.000 abitanti ed è il maggior porto orientale della Turchia sul mar Nero. è una città cosmopolita, rinata con i commerci di questi ultimi decenni emulando il ruolo ricoperto nel XIX secolo, quando i traffici erano soprattutto in mano agli inglesi.
Molti cittadini delle repubbliche nate dall’ex Unione Sovietica sono giunti in Turchia alla ricerca dei benefici della libera impresa. E Trabzon ha registrato un grande afflusso di genti da questi Paesi per vendere tutto ciò che riescono a portarsi da casa o acquistare beni di consumo che da loro non si trovano.
Non mancano coloro che si dedicano al contrabbando; fra essi si contano anche numerosi piccoli criminali, anche donne alle quali  i turchi attribuiscono la “sindrome di Natasha”, ossia la prostituzione per mantenere la famiglia o per racimolare un gruzzolo e iniziare un’attività legittima in patria.

I MISTERI DEL MONASTERO DI SUMELA
Lasciando la costa, 46 chilometri a sud di Trabzon sorge il monastero di Sumela, abbarbicato su una ripida parete rocciosa, a quota 1.200 metri. Fondato in epoca bizantina dai greci ortodossi (VI secolo), fu abbandonato nel 1923 in seguito alla fondazione della Repubblica Turca e alla conseguente impossibilità di creare un nuovo Stato greco in questa regione. è un luogo misterioso, inquietante, e specialmente quando la nebbia si alza sopra la cima degli alberi del bosco circostante, il visitatore si domanda il perché di quest’incredibile opera. Ci si arriva percorrendo uno stretto sentiero intagliato nella roccia, che s’inerpica tra una fitta vegetazione sempreverde e segue il corso tanto sinuoso quanto impetuoso di un torrente di montagna. La bella salita dura circa un’ora, che termina improvvisamente davanti all’ingresso del monastero, in gran parte chiuso per restauri. Le varie sale e le cappelle sono vuote o ridotte solo a una facciata, ma ci sono affreschi pregevoli, di cui alcuni con preziose dorature. Oltre che dal tempo, molti dipinti sono stati rovinati da vandali che li hanno usati per il tiro al bersaglio, altri invece recano vistose scritte e firme, alcune risalenti addirittura a un paio di secoli fa.

I COLORI DEL TE' E POI IL CAUCASO
In questa regione il tabacco lascia il posto al tè, i cui bassi e corposi cespugli ricoprono di verde colline e vallate. Su questo colore di fondo spiccano i colori sgargianti degli abiti delle raccoglitrici, i “kesal pestemal”, scialli ricamati bianchi, rossi e neri che coprono loro anche il capo, sempre curvo sotto il peso delle gerle bilanciate sulle spalle. Le tostature del tè sono sparse un po’ ovunque e dai loro camini si levano colonne di fumo aromatico che inebriano.
La frontiera con la Georgia è ormai vicina; il clima temperato-umido di questa zona favorisce una rigogliosa vita vegetale, con vaste risaie e fitti boschi fin sulle pendici montuose. Da qui in avanti le strade sono mediocri e le attrezzature turistiche molto scarse: questo è il punto dove la Turchia finisce e lascia il passo ai Paesi del Caucaso.  


Condividi su:
Galleria Immagini