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La sfida dei figli geniali

Che orrore le mamme che duellano esaltando l’intelligenza speciale dei propri bambini o il loro fisico straordinario. Una sindrome pericolosa

Ven 28 Gen 2011 | di Lucrezia L. | Genitori&Figli

Allosauro? Ce l'ho. Ampelosauro? Idem. Tirannosauro? Ma certo, ci mancherebbe. Già a poco più di quattro anni mio figlio aveva una conoscenza praticamente enciclopedica dei dinosauri. Li sapeva enumerare meglio delle marche di cereali preferite, riconosceva quei rettiloni nei documentari più facilmente dei personaggi dei cartoni.

Che ci volete fare, nel mio cuore di mamma era subito scattato l'orgoglio per questa precoce capacità classificatoria. Un orgoglio che in un genitore si proietta immediatamente nel futuro, un futuro con allori ovviamente. Il mio piccolino un nuovo Linneo, uno scienziato che avrebbe aperto nuove frontiere allo studio della biologia, chissà magari una specie di Indiana Jones alla conquista dei segreti della natura più selvaggia e inesplorata, destinato a finire sulle copertine delle riviste. Perché porre limiti alla fantasia e all'ambizione? E nei discorsi con i genitori degli amichetti già affiorava alle labbra una definizione che prima o poi a ogni mamma solletica la lingua: genio. Mio figlio è un genio? Dunque, vocabolario alla mano, controlliamo: genio è una persona dotata di “sommo ingegno; facoltà creatrice”. Sommo ingegno: basterà conoscere a memoria tutti i rettiloni per rientare nella definizione? Sulla facoltà creatrice non ho dubbi: vedeste che disegni! Soprattutto di dinosauri, è ovvio. Che bambino: un po' Giotto, un po' Charles Darwin. O no? Io so solo che in quelle chiacchiere tra mamme si scatenavano odi feroci. Chissà se anche in passato era così. Ultimamente, la sindrome “mio figlio è un genio” sta dilagando come un virus. Sbandieriamo le speciali abilità dei nostri figli come certi ragazzotti esibiscono i cavalli di potenza della propria moto. E se non c'è la superintelligenza, di certo ci saranno caratteristiche fisiche straordinarie da vantare.

I bimbi, nei dibattiti tra le madri, si trasformano tutti in giganti, a tre anni già alti come ciclopi, pesanti come betoniere, affamati come lupi della steppa. Due signore che conosco, un tempo amiche, hanno litigato ferocemente e non si parlano più a causa di una di queste vanterie. è bastato un sms ad attizzare l'incendio. Dopo un po' di tempo che non si vedevano, l'una ha scritto all'altra: «Ciao, come state? Mio figlio ora ha 9 mesi ed è alto 87 centimetri e pesa 14 chili». Una vera e propria sfida per l'altra che, non potendo vantare simili misure extralarge e sospettando che fossero, come dire, leggermente “dopate” per fare bella figura, ha risposto con un messaggino strafottente: «Ma è alto come un bimbo di due anni e pesa come un vitello. Hai pensato a una qualche disfunzione, cara?». Non si sono mai più rivolte la parola da allora. Mentre facevo le compere pochi giorni prima dello scorso Natale, mi sono imbattuta in due compagne di palestra che hanno avuto entrambe una bambina, a dieci giorni di distanza l'una dall'altra. Mascherando i paragoni con complimenti alla figlia dell'altra, sono riuscite a sfidarsi praticamente su ogni aspetto fisico, emotivo e intellettuale delle due piccoline, che ancora non hanno nemmeno un anno di vita.

«Com'è carina la tua, così minuta... Sapessi invece io che problemi, ho dovuto prenderle le tutine da due anni e mezzo». «Ma dài?! Per fortuna però la tua è così tranquilla. La mia praticamente non fa che parlare tutto il giorno. A modo suo naturalmente... Sai che capisce quando le parlo e mi risponde con le smorfiette? Sono preoccupata da quanto è intelligente». La guerra è guerra, ogni colpo basso è ammesso. Sarà anche colpa di una serie di studi, ripresi da vari libri pubblicati anche in Italia, secondo cui i bambini piccoli sono molto più intelligenti di quello che crediamo, nel senso che capiscono molte cose che non t'aspetti e hanno capacità d'apprendimento straordinarie. Testi che bisognerebbe vietare a mamme troppo innamorate dei propri figli. L'atteggiamento di esaltazione della propria prole, infatti, spinge a sovraccaricare i bimbi di aspettative, le trasforma in avvocati difensori dei propri bimbi, pronti a giustificarne ogni nefandezza in nome della presunta genialità.

E poi alla fine anch'io ho dovuto ridimensionare un po' le mie aspettative. Il mio piccolo man mano ha perso la passione per i dinosauri, li disegna sempre meno, se provo a fargli i vecchi quiz sul riconoscimento del velociraptor, non mi dà più retta. E comincia invece ad appassionarsi sempre di più al calcio. Che abbia in casa il prossimo Maradona?  


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