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Raoul Bova: voglio colorare i sogni

Vi spiego perché non faccio vedere i tg ai miei figli e perché non è vero che è tutto inutile

Lun 28 Feb 2011 | di Angela Iantosca | Interviste Esclusive
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Una tuta, un pennello, della vernice, un muro grigio e la voglia di riempirlo di colori. Dei colori di Francesco, di Alessandro, di Chiara e di tutti quei ragazzi che vogliono credere nei loro sogni, nella legalità, in un futuro possibile. Con loro Raoul Bova, da sempre attento a chi ha bisogno di un abbraccio e di credere che un mondo diverso è possibile.

Cosa è "Coloriamo i Sogni"?
«È una Onlus creata da me e mia moglie (Chiara Giordano - ndr) che ha lo scopo di combattere l’indifferenza e la prevaricazione e incentivare una “Cultura della Giustizia”».

Come è cominciata questa avventura?
«Da un muro grigio e dall'idea di realizzare un cortometraggio che parlava di solidarietà e che cercava di dare ai ragazzi una speranza. Quel muro voleva rappresentare uno spartiacque tra la legalità e la violenza. La linea che divide i due mondi è veramente sottile e molti ragazzi cadono nell'errore, perché non hanno ideali, sostegno, persone a cui ispirarsi. Oggi è anche abbastanza difficile avere dei punti di riferimento, perché si parla solo di cose negative, si parla di chi cerca di affossare l'altro, di chi cerca di screditare gli altri. Sembra che questa società sia grigia. Ma io sento che ci sono i sogni! Inizialmente, uno pensa che il sogno sia qualcosa di personale. Poi, lungo il cammino, scopri che c'è un sogno in ognuno di noi. Proprio questa è la forza: unirli tutti!».

Quale è la vostra linea di pensiero?
«Non si parla di assistenzialismo, né di elemosina: vogliamo dare gli strumenti a chi è in difficoltà per camminare con le proprie gambe».

Con la stessa ottica avete realizzato una Casa Famiglia sulla Prenestina, a Roma.
«Il progetto del Parco della Mistica è nato con la Nazionale Cantanti e con la Fondazione Capitano Ultimo. Con quest'ultima avevamo iniziato a ricostruire un villaggio in Guatemala. Ma ci siamo chiesti: perché andarsene sempre all'estero e non fare niente in Italia? Allora, nella periferia di Roma, in zona Prenestina, abbiamo preso questo campo, con casali diroccati e, grazie alle partite e ai proventi di Coloriamo i Sogni, siamo riusciti a tirar su una casa famiglia, mattone per mattone e a febbraio sono arrivati i ragazzi. è il primo progetto che abbiamo portato a compimento. Nei prossimi mesi realizzeremo un campo di calcio, perché così i ragazzi li sottraiamo alla strada e alla violenza».

Chi ti è accanto in questa avventura?
«Ho cominciato con mia moglie e i miei figli (Alessandro e Francesco - ndr). E al nostro gruppo si sono aggiunti altri ragazzi ed altre famiglie e persone che non sapevano disegnare. Chiunque, sin da piccolo, ha sempre desiderato colorare un muro. Ma l'idea era di colorare in modo legale, laddove ci era stato concesso farlo e quindi esprimere i propri sentimenti su un muro, senza giudicare e senza essere giudicati. Volevamo macchie di colori, espressività, forza, rabbia e far sentire i ragazzi liberi. Trovo che i giovani cerchino la possibilità di una speranza, di un appiglio. E questo appiglio bisogna crearglielo perché non hanno nessun aggancio per poter uscire dalla strada, nessuna mano tesa».

In questi progetti coinvolgi prima di tutto la tua famiglia!
«A loro piace molto prendere parte a queste attività e penso che sia bello cercare di coinvolgere tutti. Perché tutti hanno una vena artistica, basta capire quale è la propria. L’altro giorno ho sentito mio figlio che cantava: era la prima volta. Allora gli ho detto: “Alessandro, hai una voce bellissima, ma perché non canti?”. E lui mi ha risposto: “Perché mi vergogno, ho paura di fare brutta figura…”. È stato significativo. Da quel momento ho cominciato a spronarlo e ora lo fa senza problemi. Purtroppo non tutti hanno la fortuna di avere un padre che ti sprona, che ti incoraggia».

Come difendi i tuoi figli dalle notizie negative che si sentono ogni giorno in tv?
«Cerco di integrare tutto ciò che viene proposto dai media in senso negativo, di apparare con tante cose positive: “rispondo” alle notizie negative con esempi positivi e modelli di vita. Mio padre mi faceva vedere spesso i Tg, quando ero piccolo. E anche io avevo cominciato a farlo con i miei figli. Poi, qualche tempo fa, i bambini hanno iniziato a domandare perché si vedono solo morti e feriti in tv e perché non si fa un giornale con solo notizie positive! Dopo questo, io e mia moglie abbiamo deciso di non far vedere loro i Tg. Un po’ le notizie arrivano lo stesso, ma possiamo “combatterle” creando persone con forti ideali».

Dopo "Immaturi" al cinema, sei tornato in tv con "Come un delfino", la miniserie nella quale hai unito la tua passione per lo sport con il tuo impegno nel sociale.
«Mi sono sentito molto coinvolto. L’idea era nata circa 10 anni fa, ma allora non avevo ancora la forza o la convinzione per portare avanti questo progetto: forse perché il nuoto non era ancora abbastanza popolare e nessuno mi dava credito! Il film prende spunto dalla mia passione per il nuoto e anche dalle paure, dalle lotte interiori e dai conflitti che ci sono negli sportivi. Per far questo, mi sono ispirato alla Pellegrini, colpita da attacchi di panico in vasca; a Rosolino, ormai atleta adulto, al quale mi sono ispirato per rappresentare la paura della fine della carriera; a Fioravanti per parlare dei problemi di salute che ha avuto e che gli hanno impedito di partecipare ad una nuova Olimpiade. Abbiamo voluto raccontare tutto ciò che succede intorno a te quando sei un mega campione e ti crolla il mondo intorno».

è presente anche il tema sociale.
«L’idea di unire lo sport e la parte sociale era uno degli obiettivi del film. Abbiamo preso spunto da personaggi reali, come Don Luigi Merola, il prete che ha aperto una Casa Famiglia con un bene confiscato alla mafia e che lo ha ristrutturato con il PON (programma operativo nazionale), un piano che ti dà la possibilità di ristrutturare il bene confiscato. Volevamo raccontare la rivincita di ragazzi deviati, che nella loro vita hanno già compiuto nefandezze, ma che stanno avendo una rivalsa nella vita grazie allo sport».

Come ti ha cambiato il viaggio ad Haiti?
«Un anno fa sono partito con il regista Stefano Reali per girare un video. Andammo un po' inconsapevoli e abbiamo trovato una realtà shockante. Ma ciò che ci ha colpito è stato vedere i volontari della fondazione Francesca Rava che operavano sul territorio in un modo incredibile. Penso che chi fa tanto per gli altri non è mai gratificato abbastanza. Quindi farò tutto ciò che è possibile perché vengano “resi visibili”. Mi ha colpito molto vedere i ragazzi tristi perché non potevano andare a scuola: per loro l’istruzione è sinonimo di libertà, possibilità di uscire dalle brutture. E mi ha toccato prendere in braccio un bambino che pesava pochi grammi: quando ha sentito il mio calore, ha cominciato ad aprirsi, a piangere, ad abbracciarmi. Per loro è importante anche la sola presenza di qualcuno, perché sentono la vita, sentono di non essere soli e di non essere stati abbandonati. Mi ha cambiato molto quel viaggio: ho sentito che non è vero che è tutto inutile. Le cose si possono cambiare».

Chi sono per te gli eroi?
«Forse quello che ti sto per dire ti potrà sembrare banale. Ma oggi per me gli eroi sono le persone normali, coloro che non cadono nella mentalità della corruzione, del vendere e del comprare tutto, quelli che rimangono puri. L'eroe è chi, pur non arrivando a fine mese, mantiene il proprio senso civico. Anche se credo sia ormai imminente una rivoluzione, perché nessuno ce la fa più. Eroico è rimanere onesti nonostante tutto. E poi eroi erano Giovanni Paolo II e Madre Teresa di Calcutta, persone che si ribellano, che sono libere da tutto, che fanno quello che sentono, andando contro regole che non permettono di fare del bene. Nonostante Giovanni Paolo fosse il Papa, è andato contro le regole della Chiesa, un po’ come aveva fatto San Francesco. Madre Teresa lo era eroica per la sua grande dedizione verso il malato».

Cosa vedi intorno a te?
«Vedo che ci sono tante persone che hanno bisogno di una mano o di un abbraccio. Vedo che la situazione è allarmante. Sembra che ci sia l'istigazione al delinquere. Andando in giro vedi che c’è tanta crisi, ma anche tanta gente che fa debiti pur di farsi vedere con il capo firmato. è un po’ triste tutto ciò».

Può aiutare in certe circostanze la fede?
«La fede aiuta tanto: aiuta credere nel bene, nella giustizia. Credere significa accettare i momenti bui, cercare di combatterli, di contenerli. Quando i momenti sono difficili, provi una grande tristezza, ma penso che, se hai forza, coraggio, fede, sai che dal momento più brutto ne potrai uscire. è importante l’accettazione di ciò che sta arrivando senza deprimersi, cercando di essere propositivo per cambiare il futuro. è importante non rimanere mai fermi».

Guardandoti indietro pensi di aver realizzato i sogni di Raoul ragazzo?
«Forse no… Volevo diventare un campione di nuoto e forse un po’ lo sono diventato anche grazie al cinema… beh, in realtà non me la sono neanche data nella finzione cinematografica la possibilità di realizzarmi come nuotatore!».

 


MANCATO SPORTIVO
Nasce a Roma il 14 agosto 1971. Dopo il diploma all'istituto magistrale, si iscrive all'ISEF, che poi abbandona. Comincia la carriera sportiva come nuotatore, avendo vinto, a 16 anni, il campionato italiano giovanile di nuoto (100 metri dorso). Nel 1992 esordisce nella miniserie tv “Una storia italiana”, biografia dei fratelli Abbagnale, campioni di canottaggio. Il primo successo lo ottiene con "Piccolo grande amore" di Vanzina. Nel 1996 è protagonista di "Palermo Milano solo andata" e de "La Lupa". Ne “La Piovra” interpreta il Commissario Breda. Nel 1998 è protagonista di "Ultimo". Dal 2002 lavora con alcune produzioni Usa: "Avenging Angelo", "Under The Tuscan Sun", “Alien vs Predator”. Nel 2003 recita con la Mezzogiorno in "La finestra di fronte". Nel 2006 è in tv con "Nassiriya - Per non dimenticare". Escono poi in Italia "Io, l'altro" e "Milano-Palermo: il ritorno". Nel gennaio 2008 esce il film "Scusa ma ti chiamo amore" di Moccia. Nello stesso anno prende parte al film di Tornatore, “Baarìa”. Nel 2009 è protagonista di "Sbirri" e di “Intelligence - Servizi & Segreti”. Nel 2010 è nelle sale con "Scusa ma ti voglio sposare" e "The Tourist" con Angelina Jolie e Johnny Depp. Da gennaio è al cinema con “Immaturi” ed a marzo è con “Nessuno mi può giudicare”. Sposato con Chiara Giordano, ha due figli, Alessandro Leon, nato nel 1999, e Francesco nato nel 2001.


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