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Giovanni Bollea: scienziato per la vita

“La mia forza è stata quella di essere sempre un rivoluzionario”

Lun 28 Feb 2011 | di Giuseppe Stabile | Interviste Esclusive
Foto di 3

 Certi incontri si possono descrivere, ma non si riescono a raccontare: faccio fatica a rivivere le emozioni che ho provato nel conoscere e intervistare Giovanni Bollea, noto nel mondo come il padre della Neuropsichiatria Infantile, scomparso lo scorso 6 febbraio a Roma all’età di 97 anni. Avevo letto i suoi libri e lo avevo conosciuto anni fa, quando eravamo entrambe ospiti di una puntata della trasmissione di Rai 3, “Cominciamo Bene”, dedicata alle relazioni familiari. Poi, recentemente, avevo avuto l’onore di essere ospite a casa sua per intervistarlo.

Tutto sapeva di famiglia e di bambini, di accoglienza e di rispetto nella sua casa-studio romana. Persino i giornali da sfogliare: una copia di “Acqua & Sapone” campeggiava sulla scrivania della premurosa e storica segretaria, nostra lettrice. Dello scienziato parlano le sue scoperte e i suoi testi, dell’uomo parla il suo amore sconfinato per i bambini.

A quasi cento anni di età, ancora visitava i suoi piccoli pazienti, scriveva e, soprattutto, s’indignava per ogni mancanza di rispetto della Persona. Durante il nostro lungo colloquio mi ha ripetuto spesso che «La Vita e il bambino sono sacri». Tutta la sua esistenza, con gli importantissimi studi scientifici e le innumerevoli battaglie, è stata una ricerca continua di coerenza e di servizio all’anima che ogni essere umano si porta dentro.

Con le sue parole mi trasmise un fuoco e una dolce intransigenza per l’impegno verso ogni bambino, anche se al momento riuscii a coglierlo solo in parte. Dentro di me conservo gelosamente il ricordo di uno scombussolamento inconscio che durò vari giorni dopo l’intervista: per diverse notti feci dei sogni bellissimi e per molte mattine rimasi stupito nello svegliarmi pieno di gioia, con il sapore di un legame profondo con quell’uomo rimasto bambino. Indimenticabile fu il racconto della nascita della sua granitica vocazione, venuta a galla dal suo inconscio solo molti anni dopo. Per la mia storia personale, inoltre, fu terapeutico ascoltare il racconto del rapporto che aveva con i suoi amatissimi genitori (persi prematuramente) e delle sue battaglie civili e culturali, iniziate con grande indipendenza già nella prima adolescenza.

Il mio cuore rimase profondamente toccato quando Bollea, smessi improvvisamente i panni dell’autorevole studioso, riuscì ad esprimere pienamente il suo animo indignato per le sofferenze dei più piccoli e mi confidò che spesso la notte non riusciva a dormire pensando ai tanti bambini oltraggiati. Il nostro colloquio si prolungò molto più del previsto ed io avevo ricevuto grandi doni da quell’incontro. Come potevo esprimere a un uomo così ricco la mia profonda gratitudine ed ammirazione? Bloccai la porta che si stava per chiudersi e lo ringraziai per tutto l’amore che da sempre aveva portato a innumerevoli bambini. Lui mi guardò commosso e stringendomi forte la mano mi disse: «Grazie, questo è proprio un bel regalo, non lo dimenticherò». Solo da un uomo così libero e pieno di autentica Fede poteva scaturire un vero scienziato al servizio della Vita. Migliaia di persone di tutto il mondo gli sono riconoscenti e speriamo che il nostro Paese sappia onorarne la memoria molto meglio di come ha fatto alla sua morte. Oltre alle parole, servono gesti concreti, come la continua vicinanza riservatagli fino alla fine dal Presedente della Repubblica Napolitano, che speriamo si impegni anche per scongiurare la chiusura del suo l’Istituto di Neuropsichiatria Infantile di Roma, minacciato dagli indecorosi tagli ai finanziamenti pubblici.

Grazie professor Bollea, non la dimenticheremo, cercando di mettere in pratica la sua lezione più importante: «La mia forza è stata quella di essere sempre un rivoluzionario, insieme all’impegno di essere a modo mio missionario verso i minori che soffrono, soprattutto disabili. Ai ragazzi bisogna insegnare ad essere rivoluzionari, nel senso di cercare sempre il bene maggiore per migliorare l’esistenza di chi soffre». Essere bambini.
 


UN MEDICO RIVOLUZIONARIO
Nell’Italia che elargisce funerali di stato alle star della televisione, è stata dimenticata dai media la recente scomparsa di Giovanni Bollea, fondatore della Neuropsichiatria Infantile. Autore di una sintesi nata dalla scuola italiana della Montessori, metodico e visionario, affabile e intransigente, si laureò nel luglio del 1938 con una tesi in Anatomia Patologica. Prima della guerra sposa l’ebrea Renata Jesi e si trasferisce a Roma dove, scontrandosi con la controversa scoperta dell’elettroshock, matura la sua visione clinica e sociale della psichiatria infantile, dalla quale parte per teorizzare e creare i Centri Medico-Psico-Pedagogici. Qui Bollea elabora in modo geniale la condivisione della diagnosi e della terapia tra psichiatri, psicologi e assistenti sociali, senza mai tralasciare un instancabile dialogo con i bambini e i loro genitori. Nasce così l’Istituto di Via de’ Sabelli a Roma che oggi purtroppo è messo a rischio dai tagli dei finanziamenti pubblici, nonostante i grandi sforzi dei suoi più stretti collaboratori: a farne le spese sono i più giovani e le loro famiglie, lasciate sempre più sole. Tra i tanti risultati ottenuti, ricordiamo almeno che è grazie a Bollea che in Italia ci sono molte limitazioni alla prescrizione degli psicofarmaci ai minori. Non so se sarà più così dopo la sua scomparsa.
Dott.ssa Maria Morelli
(neuropsichiatra infantile)  


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