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Granada, terra del sole

Tra l’azzurro del mare andaluso e il bianco delle nevi della montagna

Lun 28 Feb 2011 | di Simonetta Bonamoneta | Turisti non per caso
Foto di 20

Tra la pianura e il monte, la Sierra Nevada e la costa, Granada scintilla sul cielo di nevi eterne e fiori tropicali. La sua magica atmosfera da secoli seduce poeti, musicisti, pittori e tutti coloro che amano l’arte. Sì, perché questa città “araba” in terra di Spagna è in una posizione strategica tale da godere, in pochi chilometri, l’azzurro del mare e il bianco delle rocce innevate. Chi sente parlare di Granada non può non pensare all’Alhambra, ma tante altre sono le opere imponenti, magari non così belle, non così famose, ma significative e storiche. La celebre melodia anni ’50 di Agustín Lara dedicata alla città andalusa esprime tutto il vigore e lo splendore di questa terra. Qui sono tante le cose da vedere, le sensazioni da provare: la cucina tipica con allegri piatti dai mille sapori e colori, la ricerca nei bazar, il quartiere moresco, le botteghe d’artigianato o la scoperta della coreografica festa di maggio, la “Día de la Cruz”, con donne di tutte le età in abiti multicolori come farfalle, che danzano ovunque a passi di flamenco, in un continuo spettacolo, circondate da un mare di fiori profumati.

COSA RIMANE DEI MORI
Dell’antico splendore del regno dei Mori è rimasta una serie di bellissimi edifici, come il Generalife, o residenza estiva dei sultani, il quartiere arabo dell’Albaicìn, le bianche case con orto e giardino all’interno. Lungo le strette stradine del centro storico i rumori svaniscono. Il silenzio regna assoluto e irreale. Grovigli di tegole e terrazze bianchissime, su cui occhieggiano defilé di fiori vermigli, contrastano con il cielo blu, impreziosito qua e là dalle cupole delle chiese rinascimentali. Lontano dalla collina, incantata di notte e presa d’assalto dai turisti di giorno, i rituali del lavoro e dell’animazione quotidiana si raccolgono intorno ad una manciata di imponenti edifici: la Real Chancillería, una Corte dei Conti che da Granada estende il suo potere sulla metà meridionale della Spagna; il Tribunal Supremo de Justicia de Andalucía, l’Università ed altri uffici governativi.

ALHAMBRA, LA FORTEZZA ROSSA
Poi, in alto, nascosta da alberi, promontori e colline s'eleva l'Alhambra, ultimo baluardo dei Mori. Dall’arabo “al-Hamra”, ossia la rossa, forse per il colore rossiccio delle strutture murarie, l’edificio è considerato Patrimonio dell’Umanità. Un enigma di flora e pietra, di marmo e mosaico, di aria e luce in cui mille getti d'acqua cantano il fluire del tempo e della vita. Vi giungo in un pomeriggio di primavera, verso il tramonto: le ombre e i raggi indiretti del sole scivolano come serpenti tra le arcate, attorcigliandosi intorno alle colonne, per poi nascondersi tra le foglie scolpite dei capitelli e far brillare gli zampilli d'acqua. Una fiaba orientale o un inno ad Allah?

FIABA O INNO AD ALLAH?
Nata come residenza reale nell'XI e XII secolo, dopo la disgregazione del califfato di Cordova, fu una sorta di “Alcazaba” (fortezza), “Alcazar” (palazzo) e piccola “Medina” (cittadina). L'architettura moresca è carica di sontuosità e preziosità: colonne snelle, luminosi ed ariosi cortili e pareti arricchite da armoniose e colorate decorazioni, con l'aggiunta di stucchi delicati e piastrelle di ceramica arabescate. Un matrimonio ben riuscito fra arte musulmana e cristiana. Comprensibile, pertanto, l'incontenibile rammarico di Boabdil, ultimo sovrano arabo di Granada, quando lasciò l'Alhambra nel 1492, sconfitto da Ferdinando e Isabella.

500 ANNI DOPO, DOVE OSÒ COLOMBO
Oltre 500 anni dopo, anch'io mi trovo tra queste mura piene di intrighi e arte. Mi sento in stato di grazia, un po' come lo fu, forse, Cristoforo Colombo quando, tra queste stesse mura, propose il suo folle progetto al re Ferdinando e alla regina Isabella La Cattolica: scoprire una nuova via per le Indie. E dove avrebbe potuto essere approvato se non lì, dove le audacie umane del calcolo più sottile si sposano alla grazia dell'invenzione e dell'azzardo, dell'enigma e della religione? Fortezza, reggia, palazzo, giardino, l'Alhambra sorge su una collina nei dintorni della città, dopo un viale che non ha mai fine. La porta nella torre di un bel rosso antico è quella della Justicia e si apre in un arco a ferro di cavallo. In una lastra di marmo è scolpita la mano di Fatima, figlia di Maometto: le dita simboleggiano i 5 princìpi fondamentali della religione islamica; sull'altro arco, più piccolo, si scorge una chiave, emblema del potere conferito al Profeta per aprire le porte del cielo. La chiave e la mano indicano al credente che, se ha osservato i precetti islamici, può varcare la soglia. Ma se non è puro, la scure del carnefice si abbatterà su di lui. Questo il senso dei versetti incisi sul frontone d’ingresso. Con un po’ di fantasia, quindi, si spinge la porta pronunciando l’“apriti, sesamo” della famosa fiaba. Un corridoio a gomito porta ad una lapide che racconta in caratteri gotici la storia della conquista di Granada. Sbocca poi nella piazza delle Cisterne, bella e spaziosa, con un palazzo rinascimentale e un panorama d'alte torri. All'entrata del piazzale ecco la Porta del Vino, la stessa che ispirò Debussy per comporre il famoso preludio, con contrasti di violenza e dolcezza, assolutamente in stile spagnolo, ispirato al musicista da una cartolina raffigurante l’ingresso dell’Alhambra.

IL PALAZZO ARABO: LUSSO ANTICO
Si prosegue per il palazzo arabo, o Alcazar, residenza dei governatori arabi, parzialmente distrutto al tempo di Carlo V per far posto alla sua dimora imperiale. La prima sala che s'incontra è quella del Consiglio, decorata di azulejos, tipiche ceramiche smaltate dai colori brillanti, trasformata in cappella. Poi il patio del Mexuar ornato di marmi pregiati, quindi quello di Los Mirtos con un ampio bacino d'acqua bordato di siepi di mirto. Arriva la galleria ad arcate che immette nella sala della Barca: il soffitto è di legno di cedro e tutta una serie di ricami raffiguranti ghirlande di fiori, corolle gigantesche, foglie in ogni direzione. Davanti c’è la Sala degli Ambasciatori, un vero prodigio architettonico in vari materiali pregiati. Anche qui s'estende la stessa raffinata e fantastica profusione di mosaici e incisioni, ma lo stucco e il cedro lavorati a guisa di grappoli, candelabri, ciocche, festoni geometrici e policromi illeggiadriscono lo spazio, gremito di finestre grandi e piccole ad archi, in un disegno bizzarro ed elegante. Un tempo i sovrani arabi vi organizzavano sontuosissimi ricevimenti: in tali occasioni, venivano disposti nella sala vasi e brucia-profumi che lasciavano cadere dall'alto, come per magia, ondate di odori insieme a lame di luce, filtrata da tessere ricavate dal marmo e dal legno variopinto.

LA REGGIA MUSULMANA
Anche l'Alhambra, come ogni reggia musulmana, è divisa in tre settori: il Cuarto Dorado, il Cuarto de Comares e il Cuarto de los Leones. Il primo era la dipendenza del palazzo dove l'Emiro, direttamente o per mezzo del suo cadì (giudice con autorità religiose), amministrava la pubblica giustizia due giorni alla settimana. Il Cuarto de Comares, invece, era la residenza ufficiale dell'Emiro. Il Cuarto de los Leones ha, come i due precedenti, un cortile centrale contornato di edifici. Nel suo complesso si avverte un'atmosfera di femminilità e delicatezza, in armonia con la destinazione di questi ambienti, in cui la vita familiare scorreva placida e intima. Ma l'Alhambra è tutto un susseguirsi di sale, giardini, cortili e fontane da fiaba, a cominciare dal patio de la Reja, la sala de los Ajmeces, la sala de las dos Hermanas, il Mirador de Daraxa che hanno un'infinità di stucchi e azulejos, cupole ad alveoli. Poi viene il patio de los Leones, in cui l'arte araba raggiunge il culmine: al centro c’è la fontana sorretta da 12 leoni, con acqua che zampilla e canta tra archi e androni. Da qui si snodano le sale dei Re, dei Mozarabi e de los Abencerages, dal nome della famiglia di cui il re Boabdil fece decapitare numerosi membri proprio lì dentro.

UN MIX SUPREMO DI STILI
Dopo il 1492 l'Alhambra divenne dimora dei re cattolici, ma il raffinato esotismo che sprigionava il complesso poco s'addiceva alle loro tradizioni cristiane, tanto che ben presto lo vollero lasciare. Poi arrivò Carlo V che nel centro dell'Alhambra fece erigere un edificio quadrato, costituito da due corpi: il primo in stile toscano, il secondo con pilastri di stile ionico e un gran patio circolare. La pretesa fu, chiaramente, di provare ad oscurare la preziosa raffinatezza delle sfumature eteree dell'arte moresca, con il vigore e la potenza delle linee dell'architettura romana: ma non vi riuscì, anzi ne accrebbe la favolosa bellezza. Così, ancor oggi, l'Alhambra continua a vivere, restando l'esempio più perfetto di arte, potere e religione, sospesa tra favola e realtà.

 

PATRIMONIO UNESCO
L’Alhambra è una vera città murata che occupa la maggior parte del colle della Sabika. Ospitava tutti i servizi propri necessari agli abitanti che vi vivevano: moschee, scuole, botteghe e altro. Lo stile granadino nell'Alhambra rappresenta il punto supremo raggiunto dall'arte andalusa. Nel 1492, con la conquista di Granada da parte dei re cattolici, l'Alhambra passò ad essere palazzo reale dei re castigliani e questo salvò il complesso dalla distruzione. L'UNESCO ha dichiarato l'Alhambra e il Generalife (la residenza estiva dei sultani Nasridi) di Granada Patrimonio Culturale dell'Umanità nel 1984. È stata tra i 21 candidati finalisti per essere indicata una delle 7 meraviglie del mondo moderno.


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