acquaesapone Casa
Interviste Esclusive Viaggi Editoriale Inchieste Io Giornalista TV/Cinema A&S SPORT Zona Stabile Rubriche Libri

Come cambia il condominio

La riforma cancella l’unanimità e rafforza l’amministratore. Ma perché in Italia si fanno solo leggi sulla casa?

Lun 28 Feb 2011 | di Armando Marino | Casa

Ci hanno tolto l’Ici, la rimettono con un altro nome come tassa per finanziare il federalismo, intanto si fa e si disfa il Piano casa e poi arriva pure la riforma del condominio. E poi l’unico ministro che si è dimesso lo ha fatto per lo scandalo legato a una casa. Possibile che in tempi in cui la politica riesce a incidere così poco sulla nostra società, tutta la politica ruoti intorno al mattone? Non posso fare a meno di pensare che sia un altro frutto dell’immobilità dell’Italia.
Con la nostra proverbiale creatività incagliata in una palude stagnante di burocrazia e malapolitica, l’unica certezza resta il mattone. Ecco perché la riforma del condominio approvata nello scorso gennaio rischia alla lunga di essere una delle norme a cui dovremmo prestare più attenzione, perché più in grado di incidere sulla nostra vita quotidiana nei prossimi anni. La principale novità è il venir meno dell’unanimità su molte materie, cosa che in generale mi sembra positiva, perché il criterio del tutti o nessuno finiva per bloccare ristrutturazioni e innovazioni necessarie e aveva messo in difficoltà il numero crescente di condomini ad esempio sul fronte dei debiti. Per chi ha statuti che richiedono l’unanimità, diventa un problema anche saldare i debiti lasciati da condòmini morosi e perseguirli.
La nuova norma, tra l’altro, impone all’amministratore di perseguire chi non paga: se non lo fa, diventa debitore in solido, cioè paga lui se l’altro non provvede. Uno spauracchio per l’amministratore, ma la norma contiene anche un rafforzamento del suo ruolo e l’aumento della durata in carica da uno a due anni, l’ iscrizione al registro della Camera di Commercio (e questo dubito che serva davvero a qualcosa) e la sottoscrizione, su richiesta, di una polizza che copra gli atti che compie durante la sua gestione, in modo che, se commette errori, il costo non ricada sul condominio. E questo sarebbe più utile, sempre che le polizze siano strutturate in modo da coprire gli errori più comuni e più costosi e non si trasformino in un semplice modo per succhiare altri soldi dai proprietari di case.
Interessante anche la diversa regolamentazione delle parti comuni dell’edificio, che possono anche essere vendute. Qualche spunto insomma c’è. Anche se c’è chi non si è detto soddisfatto, perché restano confusioni e perché il vero salto sarebbe arrivato conferendo capacità giuridica al condominio, come se fosse un’impresa, per capirci. Non resta che vedere cosa succede ai contenziosi, che in questa materia sono in costante aumento da anni.


Condividi su: