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Quanto siamo collegati?

Nel profondo, oltre la mente, un'energia ci unisce, più forte di quella atomica... liberiamola per tornare a sorridere

Mar 29 Mar 2011 | di Alberico Cecchini | Editoriale

Venerdì 11 marzo 2011, mi sveglio con un disagio interiore per un sogno di cui mi chiedo il senso: mi tuffo in mare per soccorrere delle persone e sott'acqua tocco dei corpi come se ci fossero fosse comuni. Poi dal Tg le immagini del Giappone e comprendo il mio sogno. Pare che molto più del terremoto sia stato lo tsunami a uccidere. Ho avuto altri sogni premonitori, molto precisi e anche positivi, ma questo è molto comune. Siamo tutti sulla stessa barca, tutti collegati, io ne ho esperienze forti, viscerali, inconsce. E molti come me.

La persona è energia. Se non ci impegnamo perché questa energia sia positiva, d'amore, diventa facilmente negativa. Così è il progresso: in Giappone le tecnologie antisismiche hanno salvato tante vite. Ma la paura più grande è arrivata dalla tecnologia nucleare. La tecnologia salva o uccide a seconda delle spinte di base prevalenti: amore o potere. Così è per l'economia, per i mass media e per ogni nostro sforzo. L'amore non lascia scorie mortali per sempre, ma è l'energia più potente dell'universo, è dentro di noi e attende di essere liberata.

Pensare solo a sé non dà mai gioia. Amare invece è l'unico modo per avere gioia, per essere vivi davvero. Altrimenti siamo già un po' morti. Per esempio Wojtyla era molto gioioso perché ha così tanto amato e tutti lo sentiamo ancora molto vivo. “Sìi il cambiamento che vuoi vedere nel mondo” diceva Gandhi. Abbiamo sperimentato tutto ormai... forse è arrivato finalmente il momento di sperimentare noi stessi nell'amore, ce l'abbiamo dentro, liberiamolo ...un po' di coraggio, che diamine, basta mezze misure, basta ragionamenti e calcoli: o forti o morti! Non perché è giusto o è un dovere, ma perché è l'unico modo per tornare a sorridere come bimbi, con la gioia nel cuore.
 


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