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Paese per giovani

Con la fretta di affermarsi e la paura di invecchiare

Mar 29 Mar 2011 | di da New York - Manuela Senatore | New York

«Dice di essere il sindaco ma io non ci credo», così il  Presidente degli Stati Uniti, in visita in Wisconsin, ha scherzosamente espresso la sua sorpresa nel conoscere il sindaco di Manitowoc che, a 24 anni, guida una cittadina di 80.000 abitanti. Obama si è poi complimentato con lui per il suo impegno civile, come è normale per un Presidente che fece scrivere il suo Discorso di Inaugurazione al 27enne Jon Favreau. 


Giovani leader crescono
La presenza di giovani in politica è una tradizione americana, se si pensa che 12 dei 56 firmatari della Dichiarazione di Indipendenza avevano meno di 35 anni. Tra sindaci, consiglieri, legislatori degli Stati e membri del Congresso, negli USA ci sono circa 800 rappresentanti eletti con meno di 35 anni. Diversamente dai colleghi più anziani, questi nuovi politici rispondono religiosamente alle email, valutano le conseguenze di lungo periodo delle leggi e sono  più tolleranti verso le diversità. 

Ciò che conta è il risultato
Ma gli americani non hanno bisogno di guardare alla politica per trovare dei leader giovani, perché sempre più spesso li incontrano sul posto di lavoro. Per tanti lavoratori che ritardano il pensionamento per motivi economici, ritrovarsi un capo giovane diventa un fatto sempre più comune. Allora il lavoratore “di esperienza” deve imparare a convivere con i nuovi metodi: più email e meno conversazioni personali, più impegno mirato che presenza costante in ufficio. Infatti i capi giovani danno importanza ai risultati e non tanto al fatto che il proprio dipendente arrivi a lavoro prima delle 8 di mattina.

‘Arrivare’ prima possibile

Essere giovani in America non è un mestiere semplice. A 17 o 18 anni lasciano casa per andare a vivere nei college (o per conto proprio, se non continuano gli studi). Quando i genitori non possono pagare le cifre astronomiche della retta accademica, gli studenti contraggono debiti che si porteranno dietro per anni (o decenni). Tornano a casa per le vacanze, ma nel resto dell’anno devono farsi il bucato e adattarsi a una dieta povera, fatta di pizza e hamburgher. Spesso, oltre a studiare, devono lavorare per mantenersi. 

Dopo il college

E dopo il college la pressione continua, con la necessità di trovare un lavoro remunerativo (e soddisfacente) e il partner ideale per mettere su famiglia, possibilmente entro i 25 anni. Il rischio che i giovani corrono è quello di diventare depressi nello scoprire che difficilmente avranno lo stesso successo finanziario dei genitori. Molti saranno costretti a fare lavori normali per pagare le bollette e mantenere una famiglia. E di questo dovranno accontentarsi. 

Sicuri, troppo sicuri, ma fino a quando?
Psicologi e commentatori sociali concordano sul fatto che i giovani americani di oggi sono più determinati e sicuri rispetto ai loro genitori. Definiti come "Entitlement Generation" (La Generazione che Merita), hanno aspettative alle stelle e il bisogno costante di conferme e autorealizzazione. Abituati fin da piccoli a sentirsi dire che “se credi in te stesso, puoi raggiungere qualsiasi obiettivo”, rischiano di avere aspettative di successo irrealistiche e di fraintendere il proprio talento e i propri limiti. Gli educatori cominciano a pensare che, a furia di coltivare l’autostima dei giovani, si è arrivati allo scadimento dei risultati accademici ed a un narcisismo privo di auto-critica. E infatti gli studenti attuali conseguono risultati peggiori nei test scolastici rispetto a quelli dei loro genitori. I giornali e la televisione ripetono continuamente che gli studenti americani vanno molto peggio dei loro colleghi in altri paesi, sviluppati e non. 

Primato perduto

Un altro primato perduto è quello dei titoli universitari: attualmente gli USA sono solo al 12° posto (dati OCSE). Eppure un recente studio della Georgetown University indica che, entro il 2018, più di 100milioni di posti di lavoro (erano 91 nel 2007) richiederanno un’educazione universitaria, preferibilmente scientifica e si teme che non ci saranno abbastanza persone con simili qualifiche, soprattutto a causa dei costi dell’istruzione post-secondaria in America.

Ossessionati dalla giovinezza

Nonostante i problemi, gli americani amano la giovinezza e fanno di tutto per mantenerla il più a lungo possibile. Si comincia dall’abbigliamento, con i quarantenni che indossano le divise informali di Abercrombie o le quarantenni che si servono da Forever 21 e Bebe. 
L’esempio, come sempre, arriva dalla televisione: nella trasmissione “10 Years Younger” (Dieci anni più giovane) il pubblico è chiamato a indovinare l’età dei partecipanti all’inizio (quando appaiono ancora anziani) e dopo essere stati rimessi a nuovo dall’estetista, dal chirurgo e dallo stilista. 
Anche nella vita di tutti i giorni, la gente si sottopone sempre più spesso a trattamenti e interventi di chirurgia estetica per conservare un aspetto giovanile, che pare aiuti a rimanere in auge nel posto di lavoro e ad avere la stima dei colleghi. Perché tutta questa importanza data alla giovinezza, rispetto all’esperienza e alla saggezza? 
Viene in mente che gli USA sono la patria delle innovazioni e un Paese dalla storia breve, ma forse la vera spiegazione sta nei valori trasmessi dai media e socialmente accettati. I media ribadiscono tutti i giorni che solo i giovani, i magri, i belli e ricchi contano. La gente normale non è presa in considerazione se non come un esempio da correggere. 


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