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Siamo tutti uguali

Una esposizione per dimostrare che abbiamo tutti emozioni simili: dal contadino pakistano all’attore tedesco, al rifugiato, al lavoratore cinese...

Mar 29 Mar 2011 | di da Bruxelles - Roberta Giaconi | Bruxelles
Foto di 3

Cosa volevi fare da grande? «Il  pilota!». A dirlo sono volti che vengono da tutto il mondo. C’è la signora con le trecce rosse della Nuova Zelanda, la rifugiata dal Darfur con il volto scuro messo in risalto dal velo bianco. E poi c’è il ragazzo del Burkina Faso, l’uomo ammiccante dei Paesi Bassi, la signora francese... Persone con realtà alle spalle difficili da sovrapporre per beni materiali o formazione culturale, eppure quel sogno di diventare pilota era lo stesso per tutti i bambini.
È questo e altro la mostra video “6 miliardi di altri” che fino al 19 giugno resterà a Bruxelles, per poi dirigersi verso altri paesi del mondo. A idearla è stato il fotografo francese Yann Arthus-Bertrand che, nel 2003, decise di cimentarsi in un’impresa difficile: mostrare che sotto una quantità infinita di modi di vivere, usanze, ricchezza e linguaggi, gli uomini di ogni paese fanno parte di una stessa famiglia, della solita razza. Con emozioni primordiali simili, come l’amore per la famiglia, le paure, i desideri, la voglia di migliorare.
«Tutto iniziò con un elicottero in panne, nel Mali. Mentre aspettavo il pilota, passai un'intera giornata conversando con uno degli abitanti del villaggio - scrive il fotografo presentando il suo lavoro -. Mi parlò della sua vita quotidiana, delle sue speranze e paure: la sua unica ambizione era dare da mangiare ai figli».

LA NASCITA DEL PROGETTO
È così che è nato il progetto. Per 5 anni sei registi armati di telecamera e accompagnati soltanto da un interprete si sono aggirati per 75 paesi, realizzando oltre 5.000 interviste.
Cosa ti hanno insegnato i tuoi genitori? Qual è il primo ricordo di quando eri piccolo? Cosa vuol dire per te l’amore, cosa vorresti lasciare ai tuoi figli? 
In ogni risposta si vede soltanto il volto dell’intervistato che risponde, senza nessun elemento del suo ambiente culturale.
«Viviamo in un'era sorprendente. Tutto si muove a un ritmo frenetico - scrive Arthus-Bertrand -. Oggi abbiamo a disposizione strumenti di comunicazione straordinari: possiamo vedere tutto, sapere tutto. La quantità di informazioni in circolazione non è mai stata così grande. Eppure sappiamo ancora così poco dei nostri vicini. Ecco perché dobbiamo fare un passo verso le altre persone, per capirle».
E finisce che il povero contadino pakistano, l’attore tedesco, i rifugiati, la trasgressiva finlandese e il lavoratore cinese diventano estremamente simili. Anche se, come dice un ragazzo del Mali durante una delle interviste, «gli uomini non sono tutti uguali, così come le dita. Ciascuno poi ha la sua personalità, le sue possibilità e abilità».


LONTANI, MA SIMILI
Questo non toglie che il senso della vita possano essere i figli sia per Marie Antoinette che vive in Burkina Faso e fa fatica ogni giorno per mangiare, sia per Klaudij che è sloveno e che ha lavorato una vita intera per lasciare qualcosa ai propri figli. Simili anche i primi ricordi, spesso legati alla famiglia. 


LE INTERVISTE
Sybille d’Orgeval è la co-realizzatrice del progetto e una delle registe che ha girato il mondo per intervistare “gli altri”.
«Le nostre domande erano volutamente molto semplici per mostrare che le emozioni sono simili in tutti gli uomini - spiega -. Passando da una cosa che condividi a una che ti è estranea, come la povertà o la guerra, puoi capire meglio, immedesimarti e chiederti cosa avresti fatto al posto della persona che ti sta parlando dal video».
Anche lei ha viaggiato di paese in paese per fare le interviste.
«È sempre importante ascoltare le storie degli altri - conclude -. Anche perché oggi comunichiamo tantissimo, ma non per questo ci capiamo di più». Puoi raccontare anche tu la tua storia su www.6milliardsdautres.org   

 


 

INNOVATORE
Il francese Yann Arthus-Bertrand, classe 1946, iniziò le sue avventure negli anni Settanta quando, con la moglie Anna, si trasferì in Kenya per studiare la vita quotidiana dei leoni. Fu allora che decise di diventare un fotografo, per raccontare il mondo attraverso le immagini. Diventato il fondatore della prima agenzia fotografica specializzata in foto scattate dagli aerei, diventò l’autore dei famosi scatti della terra vista dall’alto. 
Per maggiori informazioni: http://www.yannarthusbertrand.org

 


 

OBIETTIVO “7”
Entro la fine del 2011 ci saranno 7 miliardi di abitanti sulla terra. Come dice un video preparato da National Geographic, ci vorrebbero 200 anni per contare 7 miliardi a alta voce. Sette miliardi di passi ci porterebbero ben 133 volte intorno al mondo.
Nel 1800 eravamo 1 miliardo, nel 2045 potremmo essere 9 miliardi. Ogni secondo nascono 5 persone e 2 muoiono. Le vite si allungano, dall’aspettativa media di vita a 53 anni nel 1960 siamo saliti oggi a 69 anni.
Eppure prendiamo poco posto: stando l’uno accanto all’altro 7 miliardi di uomini potrebbero stare nella superficie di Los Angeles.

 


 

IL MANDARINO AL PRIMO POSTO
Secondo i dati 2010 della Cia americana, la popolazione mondiale oggi è di 6,7 miliardi di persone. Il 27% ha meno di 14 anni, il 7,6% più di 65. L’età media è di 28,4 anni. Le lingue più parlate al mondo sono il mandarino (prima lingua per il 12,65% della popolazione), seguìto dallo spagnolo (4,93%), l’inglese (4,91%), l’arabo (3,31%).


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