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Stop agli stranieri

La Gran Bretagna ha paura degli immigrati?

Mar 29 Mar 2011 | di da Londra - Serena Marchionni | Londra
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Lo spettro della crisi economica in Gran Bretagna coinvolge i cittadini inglesi che cominciano ad avere paura degli immigrati. è quanto emerge da un recente studio del Searchlight Educational Trust, che ha pubblicato un reportage sulle attitudini degli inglesi verso immigrazione, identità e multiculturalismo. Dal sondaggio, condotto su circa 5.000 individui, emergono dati inequivocabili. Il 39% degli inglesi asiatici, il 34% degli inglesi bianchi, il 21% degli inglesi neri, oggi, ritengono che l’immigrazione nel Regno Unito debba essere interrotta permanentemente, o almeno fino a che la situazione economica non migliori. Allo stesso tempo, il 52% degli inglesi concorda con l’affermazione “I musulmani creano problemi nel Regno Unito” e il 43% degli inglesi asiatici, 63% degli inglesi bianchi, 17% degli inglesi neri  d’accordo con l’affermazione che “in generale, l’immigrazione in Gran Bretagna è stata negativa per l’intero Paese”. In più, il 48% degli inglesi dichiara di considerare l’idea di  supportare un partito di destra se non fosse  che nell’immaginario collettivo questo  rimanda ai concetti di violenza e fascismo.

Il pessimismo economico deprime la popolazione 
Questi dati sono decisamente scioccanti per un paese che, come il  Regno Unito, ha sempre supportato princìpi liberali e ha favorito l’integrazione di ogni razza e classe sociale. Una nuova corrente di identità, cultura e nazione è cresciuta al di là delle politiche a supporto dell’immigrazione e sta influenzando fortemente le opinioni della politica moderna britannica. Il quotidiano Daily Telegraph, a questo proposito, individua sei “gruppi di identità” nella società inglese: quelli che credono profondamente nella multiculturalità (8%), la corrente liberale (16%), indecisi sull’identità (28%), “integrazionisti” culturali (24%), ostili latenti (10%) e nemici attivi dell’immigrazione (13%). I due gruppi di mezzo, gli indecisi, preoccupati della crisi economica, e gli integrazionisti culturali, motivati solo dalla legge a rispettare l’immigrazione, costituiscono in tutto il 52% della popolazione. 
Il fallimento delle attuali correnti politiche potrebbe spingere in breve tempo i due gruppi verso la destra a meno che la crisi economica venga superata e con essa anche i problemi sociali correlati. I forti tagli, messi in atto dal nuovo governo di austerity di Cameron, non farebbero altro che favorire questo clima incerto. Secondo il Telegraph, dunque, dal sondaggio emerge una chiara correlazione tra pessimismo economico e atteggiamento negativo verso l’immigrazione. Più la popolazione si deprime per la situazione economica e per il futuro e più diventa ostile verso i nuovi e i vecchi immigrato.



La violenza è fuori discussione
Nonostante la natura polemica del sondaggio, c’è anche qualcosa di positivo. La politica della violenza è fuori discussione. Oltre due terzi degli intervistati ritengono che le affermazioni  “inglesi nazionalisti estremisti” e “musulmani estremisti” siano negative. Emerge invece un “appetito” crescente verso una maggiore organizzazione dell’immigrazione che favorisca l’amalgamarsi delle diverse comunità. Da immigrata nel Regno Unito ho avuto modo di discutere ampiamente questo sondaggio con altri che come me qui sono soddisfatti e realizzati e l’impressione comune è che nessun paese ci ha accolto cosi bene come questo. Gli inglesi hanno un totale rispetto delle “diversità”razziali ed etniche e non parlo solo delle istituzioni, ma dell’autentico cittadino british  che incontri sulla metro e che ti parla del tempo, che ti chiede di dove sei con curiosità e ti racconta di aver visitato il tuo paese oppure ti domanda di descriverlo. E chiaro che nella multiculturalità di Londra, capitale più grande d’Europa, tutti sono cittadini del mondo e nei centri più piccoli è possibile incontrare una maggiore diffidenza, ma non è mai rifiuto. Sicuramente gli inglesi vedono gli immigrati diversamente da come li vediamo in Italia, ma questo dipende anche da fattori storici, che hanno portato il Regno Unito a colonizzare da secoli paesi lontani e a convivere con la multi-etnicità.

 

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