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Nucleare: cosa sappiamo davvero?

Dati falsificati, omertà e... crepe ai reattori riparate con pezzi di plastica

Mar 29 Mar 2011 | di Francesco Buda | Energia
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Chi può dire che siamo al sicuro? Nessuno. Ma, almeno, chi dice come stanno le cose? Quasi nessuno. Non di certo la lobby atomica che da sempre nasconde la verità sul bidone nucleare. Né le massime autorità sanitarie possono parlare. Un disastro radioattivo è in corso sulla Terra, non solo in Giappone, mentre scriviamo questo numero di Acqua & Sapone che sarà distribuito ad aprile, giusto 25 anni dopo la catastrofe di Chernobyl. La situazione è fuori controllo. Uno scenario mai prima accaduto da quando l'umanità è su questo pianeta. Bisogna dirlo. E bisogna dare seguito all'unico, possibile e necessario rimedio: fermare la mania atomica. All'emergenza ambientale, si unisce quella della verità. Dobbiamo sapere, per evitare il peggio. I reattori nucleari sono delle enormi pentole a pressione, ma quella per fare zuppe e minestre è molto più sicura. Le centrali atomiche, infatti, non hanno possibilità di sfogo senza contaminare e fare danno. E producono solo dipendenza, debiti e scorie per i bambini di oggi e del futuro (vedi le nostre inchieste “Nucleare, errori eterni”, “Una scoria è per sempre” e “Scorie per 12.000 generazioni” su www.ioacquaesapone.it). 

 

Il pianeta in allerta da sempre. ma nessuno lo dice 
Ora tutti guardiamo al Giappone, ma in realtà le metastasi atomiche corrono un po' in tutto il mondo, da quando è iniziata la scellerata avventura nucleare. Ad esempio: quale tg o giornale disse (o dice ora) che alla centrale di Latina il 20 giugno 1986 si verificò un evento anomalo? Nel nocciolo - la parte più pericolosa del reattore - erano saltati i bulloni da alcuni tappi dei contenitori dell’uranio.  Poteva avere conseguenze imprevedibili, scrissero gli ispettori dell’Enea Disp. Questo è il vero motivo per cui fu fermata quella centrale, non per il referendum. 
Più di recente, cosa ne è stato dei siti atomici nella regione del Sichuan, in Cina, colpita da un terribile terremoto a maggio 2008? Le autorità cinesi prima dissero che gli impianti coinvolti erano 32, poi 50. Tabù. E i 1.945 incidenti e guasti dal 1993 al 2006 nelle centrali atomiche tedesche registrate nel Rapporto statistico dell'Ufficio federale tedesco per la protezione dalle radiazioni? E i 1.343 incidenti segnalati dagli operatori delle centrali nucleari inglesi alla Health and Safety Executive dal 2001 al 2009? La lista è lunga, ovunque, ed è incredibilmente impossibile avere il numero esatto degli incidenti. Acqua passata, diranno gli anestesisti della comunicazione. Veniamo al 2011: tra gennaio e febbraio molti reattori nucleari hanno avuto problemi di malfunzionamento e avarie in diversi Paesi. A gennaio l'associazione norvegese Bellona ha segnalato che i reattori nucleari russi vanno in black out mediamente 1,5 volte l'anno a causa di improvvisi guasti elettrici o altre avarie. Sono 2011 le interruzioni previste statisticamente in Russia per tutto l'anno in corso. Altri incidenti sono stati registrati in Svezia, Ucraina, Corea del Nord e soprattutto nella vicinissima Francia (nei sistemi di sicurezza di ben 34 reattori su 59). Dall'Iran abbiamo poi la sconvolgente notizia – chi l'ha data? - che i problemi pesanti a questi mostri possono arrivare con un semplice clic via internet dall'altro capo del mondo: un attacco informatico ha “infettato” i sistemi della centrale di Bushehr per mandarla in tilt. Gli esperti russi che ci lavorano hanno denunciato che, se non viene rallentato il programma atomico del Presidente Ahmadinejad, si andrà incontro a una Chernobyl iraniana. Quale tg ci ha informato su queste realtà già in atto nelle “fabbriche” più pericolose mai concepite dall'uomo? La lista dettagliata dei nuovi incidenti del 2011 è alla pagina seguente. 

OMS imbavagliata, però c'è chi parla
Tra un gossip, un morboso servizio di cronaca nera e la ricetta del giorno, quanti ci hanno raccontato che Mahmud Sa'ada, dei “Medici internazionali per la prevenzione della guerra nucleare”, ha denunciato preoccupanti incrementi dei disordini della tiroide, sterilità, nascite anomale e cancri intorno alla centrale nucleare israeliana di Dimona, in Cisgiordania? Lì il Governo israeliano impedisce ispezioni all'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (Aiea). La denuncia di questi dottori è una notizia ancora più singolare, visto che l'Organizzazione Mondiale della Sanità, il “faro” targato Onu per tutti i medici e autorità in materia di salute pubblica, non può divulgare i dati sui danni alla salute delle popolazioni provocati da radiazioni. A meno che non sia autorizzata dall'Aiea, corazzata internazionale che sponsorizza il nucleare. Un bavaglio che va avanti dal 1959. Non possiamo sapere. Ne abbiamo parlato su vari numeri di Acqua e Sapone, basta andare sul nostro sito ioacquaesapone.it. Che scienza è quella che non può far conoscere? Che ingegneria è quella che nasconde fatti, calcoli e dati?

Falsificatori di professione
A studiare analisi e articoli internazionali, la realtà del mito atomico è così piena di bugie, approssimazioni (tecniche, economiche, finanziarie, politiche, sanitarie e ambientali) e disastri che finisci per domandarti: «Ho capito bene? Possibile?». Torniamo al Giappone, patria della qualità totale e dell'avanguardia tecnologica, che tutti immaginiamo come severa e timorata delle regole. Magari! Almeno dal 1977 al 2002 è stato provato con inchieste ufficiali un fiume di menzogne e falsificazioni di documenti e test sugli impianti nucleari giapponesi. Altro che onore del samurai: il Governo ha rivelato che la Tepco (Tokyo electric power company), colosso che gestisce quasi tutte le centrali nipponiche, insabbiava sistematicamente gli incidenti e le criticità presso i propri impianti, mentendo spudoramente agli ispettori governativi. Perciò nel 2002 furono fermati per verifiche tutti i suoi 17 reattori. La compagnia ammise almeno 200 occasioni in cui aveva presentato alle autorità dati truccati. 

Crepe al reattore rattoppate con la plastica in Giappone
Crepe, buchi, tubi rotti, fuoriuscite e altre gravi irregolarità, tutto nascosto per almeno 25 anni. Roba che rattoppavano le ferite al cuore di questi mostri con pezzi in plastica. “Il contenitore (di acciaio) del nocciolo - sottolinea un articolo della rivista specializzata internazionale Nuclearmonitor - è lo stesso punto dove sono state trovate crepe nei reattori Tepco talvolta coperte letteralmente con fogli vinilici”. Cioè rattoppavano con pezzi di plastica aperture in parti vitali (il contenitore del nocciolo) degli impianti. Anche la Chubu, terza compagnia elettrica nel Paese supertecnologico, ha taciuto alle autorità varie crepe nell’impianto di raffreddamento dei reattori 1 e 3 di Hamaoka (gli ispettori trovarono fessure nel contenitore del nocciolo anche di 45 centimetri). «Crepe nel contenitore del nocciolo potevano portare a scenari catastrofici nel caso di un terremoto», si legge su Nuclearmonitor di ottobre 2002.  Uno scoop con 9 anni di anticipo.  Il vizio di  mentire e taroccare made in Japan è collegato, ad esempio, anche alla fallimentare BNFL, industria atomica del “rigorosissimo” Regno Unito: nel sito inglese di Sellafield (dove sono momentaneamente depositate barre di uranio delle vecchie centrali italiane) l'Ispettorato delle installazioni nucleari (Nii) vi trovò gravi irregolarità, compresa la “falsificazione di documenti relativi al combustibile Mox venduto ai clienti giapponesi”. La giapponese Tepco è la stessa che controlla le centrali che ora minacciano mezzo mondo con la loro radioattività che nessun ingegnere, manager, politico, scienziato può controllare. E pensare che il 10 marzo la Tepco aveva appena consegnato il rapporto ufficiale sullo stato di alcuni suoi reattori di Kashiwazak Kariva fermati dopo il terremoto del 2007 e poi riavviati. Il giorno dopo è arrivato lo tsunami. A spazzare via le bugie del bidone nucleare.  

 


 

LE ULTIME  PAROLE FAMOSE 

«Il nucleare è una fonte potente per la quale già disponiamo della tecnologia di sfruttamento e che non comporta rischi per la salute e l'ambiente»

Umberto Veronesi

 


 

2011: Raffica di guasti nucleari

4 gennaio: a Rostov, Russia, un arresto di emergenza attivato dal sistema di protezione elettrica fa fermare per 18 ore il reattore. Era stato avviato ufficialmente il 10/12/2010...

5 gennaio: il reattore 3 di Oskarshamn, Svezia, si ferma per un calo di pressione  vicino al cuore dell'impianto

13 gennaio: problemi al reattore 1 di Kalinin, Russia, nonostante manuntezioni dal 10 al 30 dicembre

17 gennaio: alla centrale di Kola viene fermato il reattore n. 4 per un corto circuito e  turbogeneratore Tg6 del reattore n. 3 viene scollegato dal sistema di protezione automatica per un guasto al circuito 

18 gennaio: danni ad un isolatore di base fanno bloccare il reattore n. 1 della centrale di Rivne, Ucraina

19 gennaio: il reattore n. 1 della centrale Leningrad di San Pietroburgo, Russia, perde i colpi, dimezzando la produzione

24 gennaio: un virus informatico Stuxnet colpisce la centrale nucleare di Bushehr, Iran

1 febbraio: la società Edf segnala un'anomalia presso 34 reattori (su 58) reattori in Francia

12 febbraio: anomalie presso 7 reattori in Francia (cuscinetti usurati prima del previsto ai gruppi elettrogeni di soccorso)

16 febbraio: altra anomalia alla centrale di Tricastin, Francia

20 febbraio: perdite radioattive al reattore di Daejeon, Corea del Sud, che viene spento

 


 

Nucleare morto, ora case solari
«Come si potrà proporre una nuova centrale atomica quando il Paese che dispone di una delle tecnologie più avanzate del mondo, il Giappone, si trova con tre impianti in crisi, reattori con una fusione del nocciolo in corso e un potenziale scenario catastrofico davanti? Il nucleare ha chiuso». Lo dice Jeremy Rifkin, celebre economista Usa, già consigliere di statisti e capi di governo europei e del Ministero dell'Ambiente italiano. «Ci può essere sempre un evento imprevisto, un incidente che nessuno aveva ipotizzato». Francesco Buda di Acqua & Sapone varie volte è entrato indisturbato senza mai violare lucchetti o cancelli,  persino in auto  nel sito atomico di Latina dove la gente va a pesca, a caccia e a fare funghi (leggi “Pic nic alla centrale” su www.ioacquaesapone.it). «Il futuro sta nella rete diffusa dei piccoli impianti basati sulle rinnovabili. Un sistema completamente decentrato, di democrazia energetica che trasformerà le case in fonti di energia». 

 


 

L’AUTORITÀ STRONCA LO SPOT INGANNEVOLE
Scorretto, pieno di “distorsione informativa” e “ambiguo”. È un bidone anche lo spot lanciato   a dicembre sui principali canali tv e giornali italiani, quello del tizio in dolcevita che gioca a scacchi contro se stesso. Il Giurì dell'Istituto dell'autodisciplina pubblicitaria (Iap) ne ha ordinato la cessazione, riconoscendolo   «privo di trasparenza» perché non chiarisce che è una réclame, chi c'è dietro e cosa vuol promuovere. In 7 pagine di motivazione fa a pezzi questo spot che già su Acqua e Sapone abbiamo analizzato e smontato (vedi inchiesta “La lobby atomica decide cosa si può sapere” su www.ioacquaesapone.it). «Grazie allo sfoggio di un'apparente terzietà […] utilizza una tecnica persuasiva estremamente efficace, che però risulta fortemente scorretta - si legge nella decisione -, veicola affermazioni e rappresentazioni che possono indurre in errore il pubblico». «Il luogo in cui è ambientato è fintamente neutro, ma in realtà fortemente orientato. In sostanza lo spot è intriso di subliminale intenzione persuasiva», spiega il Prof. Antonio Giovati, Vicepresidente del Comitato di controllo dell'Iap che ha radiografato lo spot sul bidone atomico. E poi alcune «caratteristiche del messaggio tendono a porre in luce migliore le ragioni del “sì al nucleare”». Anche un piazzista si fa vedere e te lo dice che vuol venderti tappeti o pentole. Nel caso degli impianti più pericolosi e costosi del mondo invece no, la lobby che ha pagato sei milioni di euro per questo spot voleva farci credere che era un servizio informativo. Chi ha commissionato e mandato in onda lo spot si è difeso tirando in ballo il diritto di libera manifestazione del pensiero costituzionalmente garantito. Però hanno chiesto – ed ottenuto – che non venga pubblicata la decisione. Capito? Io posso abbindolarti, ma tu se mi smascheri non puoi dirlo!



LÌ SI AMMALANO DI PIÙ
Più cancri nei bimbi vicino le centrali atomiche

Mentre  l'Organizzazione Mondiale della Sanità non può dire se e quanto danneggino la salute i reattori atomici, a dire che vicino le centrali atomiche la gente si ammala di più lo rileva uno studio appena pubblicato dal Dipartimento di Epidemiologia della Regione Lazio, che ha analizzato la popolazione nel raggio di 7 km dagli impianti del Garigliano (Sessa Aurunca - Ce) e Latina. Risultato: più tumori alla tiroide nelle donne e “per gli uomini un eccesso statisticamente significativo di mortalità per tutte le cause”. In particolare per  tumori allo stomaco e malattie cardiovascolari negli uomini. Però, non c'entrerebbero affatto le centrali nucleari, sembra lasciar intendere nelle conclusioni la ricerca. Eppure a Latina, ad esempio, vicino al reattore non vi sono altri siti industriali o fonti inquinanti e a dirla tutta, l'analisi, che comunque riscontra danni alla salute, è stata condotta su tutti i tipi di residenti e su un periodo limitato (1996-2007) e relativo a molti anni dopo la chiusura della centrale (1986). Mentre la Sogin, società statale incaricata di gestire le vecchie centrali atomiche italiane, indicava che simili valutazioni vanno fatte non su tutti indistintamente, ma solo su agricoltori e pescatori professionali e sui loro figli. Ma i documenti relativi sono scomparsi dal sito internet della Sogin... Ci “consoliamo” con i medici tedeschi: lo studio KiKK sul cancro infantile nelle vicinanze di impianti nucleari ha riscontrato un incremento di 1,6 volte di tumori solidi e di 2,2 volte dei casi di leucemia nei bambini residenti in un raggio di 5 km da tutti gli impianti nucleari della Germania. Parliamo anche di “malformazioni congenite degli ovociti”. Cioè prima ancora di nascere.

 

 


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