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Libero per essere fedele a se stesso

Padre Angelo Benolli - “Il Papa era un uomo, un maschio con una identità sessuale matura”

Sab 26 Mar 2011 | di Giuseppe Stabile | Speciale Giovanni Paolo II
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Perché Giovanni Paolo II è così amato dalla gente, anche da molti non credenti?
«Di fronte a tante persone, anche tra i cosiddetti cristiani, che si adattano alle menzogne della falsa spiritualità e dei vari regimi politico-economici, Karol Wojtyla esprimeva la sua esperienza concreta di bambino che, nato in una famiglia semplice e credente, diventando studente, attore ed operaio, ha sempre tutelato le sue energie personali. La sua è stata una testimonianza prima di tutto umana e poi religiosa, lui che, rimasto orfano della sua mamma a soli nove anni, si è sempre relazionato in modo profondo con Maria, Madre della Vita. La gente lo amava perché percepiva che era un uomo vero. A livello inconscio ci accorgiamo sempre se una persona è vera: Giovanni Paolo II era vero perché rimaneva con se stesso e con Dio per la Carità, sinceramente. Un grande esempio per ognuno di noi».

Contravvenendo alle regole del protocollo, Giovanni Paolo II, appena eletto, improvvisò un discorso nel quale pronunciò anche la famosa frase “Se sbaglio mi corrigerete …”, che fece subito il giro del mondo.
«Con le sue scelte Karol Wojtyla metteva spesso in crisi la Curia che non era abituata ad una persona così libera: lo faceva per essere fedele a se stesso, ma in questo modo amava profondamente anche chi gli era intorno. La sua indipendenza e l’umiltà di essere disposto a farsi correggere non vengono dall’istruzione ricevuta, ma, ancora una volta, dalla vita vissuta: non voleva persone subalterne o passive intorno a sé ed aveva l’umiltà di non sostituirsi agli altri. Wojtyla era una persona normale, che faceva sport, amava la natura, cantava e recitava: cioè esprimeva sempre le sue energie personali, che sono inconsce e costituiscono il Sigillo di Dio in ogni essere umano».

Nell’omelia per l’inizio del suo pontificato, il Papa polacco pronunciò queste celebri parole: “Non abbiate paura! Aprite, anzi spalancate le porte a Cristo! Cristo sa “cosa è dentro l’uomo”. Solo lui lo sa! Cosa ci dicono oggi della figura di Wojtyla?
«Giovanni Paolo II non aveva paura di nessuno, ma contemporaneamente era molto umile. Non aveva la presunzione di cambiare il comunismo o il capitalismo, però lo ha fatto perché era un grande testimone! Infatti, aveva l’esperienza delle sue energie in comunione con quelle di Cristo; era completamente distaccato dagli uomini e in ogni situazione diceva “sì sì, no no, perché il di più viene dal maligno”. La storia ci insegna che, se ci adattiamo agli inganni culturali della massoneria, dei regimi politici ed economici, del clericalismo e delle secolari ripetizioni di falsità contro la Persona, allora perdiamo l’anima e la speranza. Karol Wojtyla invece non è stato mai disperato: era un uomo, un maschio con un’identità sessuale matura che lottava e stava tra la gente. Solo chi testimonia senza compromessi la propria identità guidato dallo Spirito Santo può tornare bambino e rimanere in relazione con Dio per la Carità. Ma quante persone, anche tra i cristiani, che lo amavano ed ascoltavano sono stati disposti a convertirsi? Quello che manca sono i testimoni concreti».

In che occasione conobbe Papa Wojtyla?
«A metà degli anni ’90 avevo già realizzato molti studi antropologici e numerose ricerche scientifiche sulla vita intrauterina e sull’inconscio umano, smascherando le assurdità della cultura corrente contro la persona, il bambino e le energie della Vita. Inoltre, avendo accumulato moltissima esperienza nel sostegno alle famiglie per aiutarle nelle difficoltà culturali, religiose e sessuali, collaboravo strettamente con i giudici della Rota Romana. Giovanni Paolo II mi propose di andare ad operare nella Santa Sede».

Che ricordo ha di quel colloquio con il Papa?
«Fu una bellissima esperienza, si creò subito un profonda empatia e mi ascoltò senza pregiudizi: nessun sacerdote o vescovo mi ha mai compreso come lui! Il Papa riuscì subito a cogliere la portata rivoluzionaria della Nuova Cultura di Vita da me sviluppata, nonché a comprendere le mie perplessità ad accogliere la sua offerta. Lui stesso mi disse che facevo bene a voler continuare in modo indipendente i miei studi e la mia attività missionaria nel Terzo Mondo, ma aggiunse: “La proposta culturale da te elaborata è necessaria, ma talmente nuova che trascorreranno almeno duecento anni prima che si affermi, perché ribalta le falsità e le superficialità di secoli di storia”. Quella condivisione mi donò una grande gioia! Negli anni successivi la mia partecipazione alla vita della Chiesa non si è mai interrotta ed oggi, insieme con i volontari di Italia Solidale onlus (associazione di cui P. Benolli è fondatore e presidente, ndr), sono felice di collaborare strettamente con il Pontificio Consiglio della Cultura e testimoniare i frutti di una rivoluzione che coinvolge già due milioni di persone nel mondo». 

Cos’è la santità? Riguarda l’esistenza di tutti o è riservata a pochi eletti?
«La santità è l’Amore. Ogni essere umano è nella santità perché tutti nasciamo dall’Amore, creati santi da Dio. In ognuno di noi c’è il Sigillo di Dio: a modo suo, lo dice anche Roberto Vecchioni nella canzone con la quale ha vinto il Festival di Sanremo, quando canta: “Noi siamo solo amore”. Però la santità persiste in noi solo se, come Gesù e Sua Madre, noi permaniamo in Dio, cioè rimaniamo nell’Amore senza dipendere dalle altre persone o dai ragionamenti». 

Nella sua attività di missionario e studioso lei ha incontrato popoli di tante culture e religioni. Come si manifesta la santità?
«La santità è più evidente nei piccoli e nei semplici, perché rimangono più vicini alla Creazione. L’ho capito vivendo tra le tribù primitive di tutti i Continenti: i Masai africani, gli indios dell’Amazzonia o gli intoccabili in India. La santità è la Vita e l’ho vista soprattutto quando ho studiato i bambini intrauterini: auguro a tutti di tornare bambini e di rivivere la santità sperimentata in quei giorni!». 

 


 

Dall’Inconscio alla Missione
Padre Angelo Benolli, 80 anni, antropologo ed educatore, un vulcano di gioia ed amore. Sta animando con enorme successo una rivoluzione culturale in mezzo mondo. Nasce l'11/10/1931 e inizia la sua avventura missionaria tra i baraccati dell'Argentina, dove diventa anche Direttore di un importante istituto scolastico. Per meglio rispondere alla dura realtà di povertà spirituale e materiale, approfondisce la psicologia e la psicoanalisi, fino ad arrivare alle rivoluzionarie proposte sull'Io Potenziale, che trasformano l’originale ed atea visione freudiana dell’inconscio. Rientrato in Italia a fine anni ’60, inizia la sua opera di formatore e psicoterapeuta, prima coi religiosi e poi coi laici, senza mai tralasciare l'impegno per i bambini più poveri, fondando Italia Solidale onlus ed in collaborazione anche con il Pontificio Consiglio della Cultura ed il Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Espone la sua proposta di “Nuova Cultura di Vita” in molti meeting internazionali nel mondo e nei suoi libri tra i quali “Uscire da ogni inganno” tradotto in molte lingue, “La famiglia non si inganna” e “La Vita non si inganna”. Info: www.italiasolidale.org - tel. 06/6877999

 

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