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Oslo: Vigeland, il parco della vita

Circa duecento statue nel verde urbano di Oslo, per raccontare l’essenza dell’umanità, della tristezza e del dolore, della gioia e dell’amore…

Mer 30 Mar 2011 | di Giuseppe Barbieri | Turisti non per caso
Foto di 19

Oslo è la città europea dove, secondo un recente sondaggio, si vive meglio. Il traffico privato è scarso, non perché il cittadino non possa permettersi l'auto, ma perché per muoversi nella cinta urbana deve anche pagare una tassa e con i tram, autobus e metropolitana che funzionano  alla perfezione, non ne vale proprio la pena.

Strana gente questi norvegesi? 

E pensate che non temono neppure il futuro, poiché l'invecchiamento della popolazione e il costo delle pensioni che cresce ha spinto i governi ad accantonare parte dell'attivo del bilancio statale per gli anni in cui ci saranno problemi. Previdenti, vero? E, vivendola, mi sono reso conto che Oslo è veramente a dimensione umana: pur  essendo la capitale e la la città più grande della Norvegia, con i suoi 500mila abitanti, mantiene un'atmosfera provinciale e informale!

900 ANNI E NON LI DIMOSTRA
Ha più di 900 anni, ma non li dimostra. Forse perché ha sempre dato la preferenza al legno come materiale da costruzione e quindi, un po' per gli incendi, un po' per l'usura del tempo, è riuscita a conservare ben poco del suo passato. Il castello-fortezza di Akershus risale al 1300, il Duomo agli ultimi anni del Seicento e le famose navi vichinghe furono costruite intorno al IX o X secolo. Ciò nonostante, questa straordinaria città sa trasmettere un interesse intenso al visitatore: basta salire sulla collina di “Holmenkollen” che le diverse tonalità di verde della ricchissima vegetazione che appare,  riempiono gli occhi. Se poi si spinge lo sguardo lungo il fiordo che evoca la quieta scenografia di un estuario ramificato di fiume dalle tinte leggere, ci si sente ai confini del mondo, ma confortati da tanto benessere, tanta tranquillità. 

SPIRITO D’AVVENTURA
Il panorama è dominato dal primo trampolino da salto del mondo e un museo dello sci in cui sono conservati, oltre agli sci di Ovrebo risalenti a  2500 anni fa, parte dell'equipaggiamento di Nansen e Amundsen, usato nelle spedizioni polari. Lo spirito dell'avventura è condensato invece nella penisoletta di Bygdoy, in cui sono esposte le tre navi vichinghe di Gokstad, Oseberg e Tune. Poi c'è il "Kon-Tiki" , la zattera di legno con la quale Thor Heyerdahl raggiunse la Polinesia, e la nave polare "Fram" che servì prima a Nansen nel suo viaggio verso nord e in seguito ad Amundsen per raggiungere il Polo Sud. 

MUSEO ALL’APERTO
Ma l'appuntamento da non mancare assolutamente, e sul quale vorrei soffermarmi, è il Parco Vigeland: un museo all'aperto, un inno alla vita che mi ha veramente impressionato. Centonovantatré sculture, con un totale di seicentotrenta figure umane, sono sparse nel parco: un particolarissimo complesso artistico ad uso del cittadino, che viene utilizzato sia d'estate che d'inverno, definito da alcuni il parco più geniale e suggestivo di questo secolo. Visitandolo, ho scoperto che in questo luogo Gustav Vigeland ha concentrato l'essenza di tutta l'umanità, dalla nascita alla morte, raccontando, con  le sue statue, sensazioni e stati d'animo con estrema delicatezza e sensibilità. 

SPETTACOLO DELLA VITA
Da qualsiasi parte lo si inizi a guardare, il parco offre uno spettacolo indimenticabile, che fa riflettere: figure e gruppi, in marmo e in bronzo, rappresentano le diverse età della vita. I motivi dominanti nei gruppi sono uomini e donne, uomo e bambino, donna e bambino che s'abbandonano in giochi armoniosi e lotta o in momenti tristi o lieti delle varie fasi della vita, dalla fanciullezza alla morte. 

RAPPORTO PADRE-FIGLIO
La relazione genitori-figli è rappresentata in diverse variazioni e, mentre la madre e il bambino sono da sempre un tema diffuso nell'arte, la rappresentazione del rapporto padre-figlio è più originale e inusuale. La particolarità che maggiormente colpisce nell'osservare la composizione di queste statue è la grande vitalità che trasmettono, quasi avessero un'anima: bambini che giocano allegramente sotto lo sguardo vigile e severo delle statue adulte, tanto reali nei loro atteggiamenti, che danno l'impressione di essere viventi. 

IL SIMBOLISMO DELLE STATUE
La maggior parte delle sculture sono realistiche e di facile comprensione, ma anche qui, come altrove nel parco, vi sono motivi simbolici, come nel gruppo degli anelli, al cui interno volteggiano un uomo e una donna: un motivo che sembra richiamare la forza d'attrazione fra i sessi. Figure tranquille si alternano, in base ad uno schema determinato, a figure dinamiche in forte movimento. 

L’UOMO E IL SUO FARDELLO
Superato il ponte, il sentiero attraversa un roseto e porta alla fatidica fontana, in cui lo sguardo è attratto immediatamente dai sei giganti portanti la conca, che simboleggiano l'uomo mentre regge il pesante fardello della vita. I venti gruppi in  bronzo di uomini ed alberi, nella mitologia e nella religione, simboleggiano la rigenerazione e la vita eterna. Nella piazza che abbraccia la fontana, il pavimento è in pietra con un mosaico di granito bianco e nero, che assomiglia curiosamente ad un  labirinto.

LA NASCITA  DI UN’OPERA
Gustav Vigeland non scolpiva direttamente il granito, ma modellava i gruppi in argilla a dimensioni naturali, quindi prendeva uno stampo in gesso che costituiva la base per il trasferimento al granito. L’artista chiamava il monolito la "colonna dell'uomo": un solo blocco di granito, alto 17,3 metri, nella cui parte inferiore giacciono diverse persone, apparentemente prive di vita: sopra di loro sale una corrente di figure in movimento a spirale, che si ferma a metà, per poi assumere nuovamente velocità verso la cima, incoronata da bambini. Le figure mostrano uomini di tutte le età, da soli o in gruppo. Alcuni sono avvinghiati l'uno all'altro, oppure lottano per non cadere, altri cercano di aiutarli a salire, mentre altri sembrano salire più passivamente. Non c’è un’interpretazione chiara, ma la colonna è certamente un simbolo fallico che dà  l’immagine della “lotta per l’esistenza”. Una dimensione metafisica dell’Inferno e della Resurrezione, intesi come punto di partenza contenutistico, per la creazione di una sintesi della possibilità dell’uomo di caduta in tentazione  e salvezza: qualcosa che va al di là dell’esistenza terrena.                                                 



DIMENSIONE D’UOMO
Conosciuta anche come Christiania dal 1624 al 1878 e come Kristiania dal 1878 al 1924, Oslo accoglie il 12% circa della popolazione norvegese. Tuttavia, considerando l'intera area metropolitana, comunemente chiamata "regione della grande Oslo", che si estende ben oltre i limiti del comune, si ha una popolazione complessiva di 1.422.443 abitanti (2010). Il nucleo più antico di Oslo è a nord della fortezza trecentesca di Akershus e rappresenta il centro vitale della città. La via principale è Karl Johans Gate. Su questa arteria lunga un chilometro e mezzo si affacciano gli edifici storici.


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