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Attenti alla febbre della febbre

Portare i bimbi al pronto soccorso appena sale la temperatura sta diventando una malattia... dei genitori

Mer 30 Mar 2011 | di Lucrezia L. | Genitori&Figli
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Ma guarda tu se devo farmi rimproverare pure dal Wall Street Journal. Sono una mamma, non un manager! Che c’entra l’autorevole quotidiano con il mestiere di genitori? Tutta questione di quotazioni, ma quelle della febbre, non quelle dei titoli azionari. Secondo il foglio americano noi genitori siamo vittime della sindrome del termometro: al primo rossore scatta la misurazione. E, appena il mercurio si avvicina all’asticella dei 37 gradi, scatta la sirena dell’allarme: farmaci, cure straordinarie, chiamate ad amici e parenti, ovviamente niente scuola, martellamento telefonico al pediatra e, nei casi peggiori, corsa trafelata al pronto soccorso più vicino. E, secondo l’articolo americano, che ho letto grazie alla segnalazione di un amico, questo panico ricorrente è cosa sbagliata, sbagliatissima anzi.

Uno studio della American Academy of Pediatrics mette in guardia sul panico da febbre che dilaga nelle famiglie di tutto il mondo occidentale, ovunque sia disponibile una grande quantità di farmaci antipiretici (come si chiamano tutti i medicinali che servono a far abbassare la febbre). Sono, evidentemente, anche gli stessi paesi dove l’abitudine al benessere e la sempre minore attitudine a sopportare dolore e disagi ci fanno diventare sempre più apprensivi. L’accademia dei pediatri segnala che ormai sono troppi i papà e mamme che si presentano al pronto soccorso col bambino che ha la temperatura appena al di sopra di 37 gradi. E oltre all’intasamento di un servizio essenziale come quello di primo intervento, c’è anche il non secondario effetto che i bambini vengono imbottiti di medicine. Quel che mi scoccia è che anch’io rischio sempre di rientrare perfettamente in questo impietoso quadro. Per quanto mi sforzi di evitare di propinare troppe pillole ai miei bimbi, non posso negare la tentazione di intervenire ogni volta che il termometro sale. Il fatto è che, stando alla sunnominata accademia, il livello del mercurio è un indicatore ingannevole. Nel senso che è solo un numero indicativo. E non solo perché la misurazione, se non si usa il modello rettale, è approssimativa. Ma anche perché la reazione degli organismi non è uguale per tutti. C’è chi a 37,1 accusa già sintomi di un serio malessere. E chi invece tollera benissimo anche un 37,5 (che è poi la temperatura media degli esseri umani se misurata col termometro “posteriore”). Durante la giornata oltretutto, dicono gli esperti, il calore del corpo oscilla di parecchio, fino a un grado. L’unico vero allarme automatico giustificato è quello dei 38 gradi nei bambini sotto i tre mesi: in quel caso bisogna temere che nel corpicino sia in atto una seria infezione. Per gli altri casi è meglio prendere in considerazione tutti gli altri eventuali sintomi prima di preoccuparsi e di ricorrere all’ibuprofene o al paracetamolo, principi base più diffusi, raccomandano i pediatri. E in caso che la situazione si riveli non poi così preoccupante, si può sempre seguire la raccomandazione dei nostri nonni: “La febbre deve fare il suo corso”. Magari fossimo anche noi com’erano loro una volta. Prima di farsi contagiare dalla febbre della paura e diventare più apprensivi di noi.

Insomma la corsa al rimedio a ogni cenno di febbre sta diventando una vera e propria malattia. Ma dei genitori, non dei bimbi. L’effetto perverso, oltre al rischio di intossicare i nostri figli, può essere quello di soffocare di attenzioni i nostri eredi. Col risultato di viziarli, come minimo. O, peggio, di farli crescere talmente al riparo da ogni batterio da renderli psicologicamente e fisicamente impreparati alle difficoltà. E, anche se vorremmo tanto riuscire a evitargliele tutte, l’esperienza insegna che non possiamo farlo. In bocca al lupo, ragazzi. E in bocca al lupo soprattutto a noi genitori.


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