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Enrica Bonaccorti

Sa parlare, scrivere, condurre, recitare, eppure di lei si trovano tracce “solo” in radio e sulla carta stampata: ecco perché

Ven 22 Apr 2011 | di Paola Simonetti | Interviste Esclusive
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La sua sincerità è disarmante. è diretta e intensa, senza mai rinunciare ad una calda gentilezza. Qualche dolore Enrica Bonaccorti lo ha già consumato, ma nel fondo della voce e della sua risata raccoglie ancora frammenti di una fanciullezza luccicante, venature di qualcosa di irrisolto che la tiene sveglia, ma che non può più farla vacillare. Dopo quarant’anni di una carriera fra le più variegate, può dire di saper fare quasi tutto: parlare, scrivere, condurre, recitare. Eppure di lei si trovano tracce ‘solo’ in radio e sulla pagina stampata. E lei non rinuncia a raccontare perché.

Si trova mai a fare bilanci e progetti? 
«Mai. Il fare progetti e pensare al futuro mi mette un certo grado di ansia; sui bilanci invece sarei così severa che ne uscirei pesta». 

Vive pienamente il presente?
«Assolutamente. Usando un neologismo, dico che cerco di “eternare” l’istante. Ho pensato al futuro in un’occasione sola, quando ero ragazza, momento in cui venne fuori la mia ingenua fanciullezza...».

Ci racconti. 
«Ero in tournée teatrale a 19 anni e ci fecero visitare una grande azienda dove c’era uno dei primi computer. Mi chiesero di porgli un quesito: chiesi se sarei stata felice. Mi si fece notare che avrei dovuto fare una domanda di tipo matematico ed io mi sentii sprofondare. Rimediai chiedendo quanti venerdì si sarebbero potuti contare di lì ai successivi sei anni, quando io nei avrei avuti 25, termine che mi ero posta per realizzare qualcosa di concreto come attrice. Se non vi fossi riuscita, avrei fatto qualcos’altro». 

È stato l’unico progetto professionale? 
«Sì. Ho realizzato soltanto quello che la vita mi ha presentato, ho colto le occasioni incontrate sul cammino. Per questo ho avuto un’esistenza e una carriera così frastagliate. Ho comunque  realizzato tanto, con le mie sole forze. Compreso crescere mia figlia». 

Lo ha fatto in solitudine? 
«Quando aveva dieci mesi, perdemmo di vista mio marito, che era anche suo padre. Ma devo dire grazie a mia madre, che mi ha consentito di gestire la maternità e il lavoro. Ho rifiutato molte proposte, tournée teatrali soprattutto, per non dovermi assentare per mesi. Nel frattempo però accettavo impegni lampo, più brevi. Anche per questo nel cinema sono stata poco più di una comparsa. Eccezione fu il film con Villaggio, (“Rag. Arturo De Fanti, bancario precario”, di Luciano Salce, 1980 - ndr), dove peraltro una scena scatenò un putiferio incomprensibile». 

Si è dovuta difendere spesso su questo fronte?
«è circolata addirittura voce che avessi girato un porno. Si è gridato allo scandalo per una scena assolutamente innocente... Credo si sia esercitato un accanimento vero e proprio». 

Nel suo caso la mancanza di progettualità ha significato anche mancanza di ambizione? 
«Penso di sì. Non mi è mai appartenuta la posizione di quella che voleva scalare le vette del successo. Tutto quello che ho intrapreso mi è sempre sembrato di per sé un traguardo. Ne ho preso coscienza tardivamente quando mia madre, anni fa, me lo fece notare con una punta di rimprovero. Ho detto molti più no dei sì». 

Questa mancanza non è stata un valore aggiunto, che le ha permesso di fare scelte libere dal cinismo che spesso impone la smania di successo? 
«No, non credo. Superficialmente posso essermi concessa una carezza etica, ma guardando più a fondo mi rendo conto che invece è stata una falla dell’intelligenza. Ritengo che rappresenti una mia incapacità ad adoperare i miei talenti, tutto quello che ho sempre saputo fare. Diciamo che nel mio caso la fortuna ha spesso sopperito». 

Dopo aver fatto molta televisione di successo è scomparsa. Una sua scelta? 
«Fu una mia libera decisione, meditata a lungo. Era l’epoca di “Non è la Rai”, quando il successo era all’apice. Nel corso dell’ultimo anno avvennero cose nell’ambiente che mi disturbarono. Peraltro erano dieci anni di fila che facevo televisione, cinque giorni su sette, feste comandate comprese. La coincidenza volle che proprio in quel momento l’amore mi rapisse, anche fisicamente: lo seguii all’estero per qualche tempo. Rifiutai molte offerte. Mi sembrò normale mollare tutto. Una scelta che ho pagato…Perché il mondo dello spettacolo è come un autobus affollato: chi scende non ce la fa quasi mai a risalire. Così è stato anche per me». 

Si è pentita? 
«Per fortuna ho avuto modo di entrare nel mondo della radio, un mezzo meraviglioso e potentissimo. Uno dei primi programmi che ho condotto, dopo l’abbandono della tv, “Chiamate Roma 3131”, mi ha concesso alcuni fra i più importanti premi giornalistici. Ora “Tornando a casa”, alla fine della giornata, mi fa sentire appagata. Anche se non è sempre facile misurarsi, con le molte chiusure degli umani: mi arrivano spesso sms che mi mortificano per le prese di posizione spesso drastiche delle persone. è un momento storico difficilissimo». 

La radio, un mezzo di parola. E le parole, guardando la sua biografia, sembrano essere state sempre il filo conduttore della sua creatività: canzoni, radio, libri. 
«Brava, ha detto bene… Benchè anche in questo caso è creatività casuale e senza progetto. Le ho adoperate sin da ragazzina. Poi a 19 anni con la canzone “La lontananza” e altre, le cose sono andate benissimo. Infine è arrivata la letteratura. E scrivo tutte le notti, anche per un’esigenza fisiologica privata, per riequilibrare arrabbiature, dolori. Consiglio a tutti di scrivere».  

Progetti per la tv non ne ha? Opss, mi scusi…come potrebbe averne…
«(Ride - ndr) Che dirle, potrei tradirmi adesso: ho da tempo belle idee dentro un cassetto. Ma a chi interessano? La tv di oggi non è fatta per come intendo io un programma televisivo». 

Ma ha già tentato? 
«No…quasi me ne dimentico». 

Farebbe un favore a molti, se tornasse in tv. Non molli! 
«Ora che mi ci fa pensare, c’è qualcuno che dovrei chiamare da tempo, in una tv libera e interessante. Grazie!».          

     



Da ‘Non è la Rai’ a Radio Rai Uno 
Attrice di teatro, tv e cinema, conduttrice radio televisiva, ma anche autrice di canzoni (“La lontananza”, “Amara terra mia”) e sceneggiature. E di recente anche scrittrice di romanzi molto apprezzati, “La pecora rossa” e “L’Uomo Immobile”. 
Enrica Bonaccorti ha convogliato il suo talento in mille rivoli, ma l’ultimo amore, ancora in corso, è quello con la radio: su Radio Uno conduce dal 2007 “Tornando a casa”, programma leader per ascolti. Davvero un “ritorno a casa”, dove iniziò a 25 anni con “Per chi suona la campana?”, dopo la lunga e apprezzata carriera televisiva, che l’ha vista protagonista di ‘Italia sera’, ‘Pronto chi gioca’ e infine il notissimo ‘Non è la Rai’. Dal ‘96 al ‘98 Enrica è di nuovo in radio con lo storico programma ‘Chiamate Roma 3131’, cui segue, nel 2006, “Ipocrity Correct” fino a giugno 2007, per approdare nell’estate dello stesso anno a “Punto Sette”. La sua voce è di casa, ora, tutti i giorni su Radio Uno dalle 17:40 alle 18:55. 


 


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