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Johnny Depp: Sono severo con gli altri (e con me stesso...)

Quelle mie passeggiate a Venezia

Ven 22 Apr 2011 | di Boris Sollazzo | Interviste Esclusive
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Si può essere un sex symbol per (almeno) tre generazioni? Johnny Depp dimostra che, se alla bellezza sai abbinare senso dell'umorismo, talento e carattere, puoi farcela. Tra film straordinari con registi come Tim Burton e blockbuster come “I Pirati dei Caraibi”, l'ex cattivo ragazzo che spaccava stanze d'albergo e che ora è marito felice e fedele di Vanessa Paradis e padre soddisfatto, ha fatto sognare appassionati di cinema e non. 

Ha interpretato decine di personaggi diversi. Eppure in ognuno mette qualcosa di se stesso.
«è vero, credo che sia il segno, quando questo succede, che hai fatto un buon lavoro. Entri in un personaggio, lo fai tuo e riesci allo stesso tempo a essere sempre diverso. è difficile, ma credo sia anche la parte più motivante del nostro lavoro. Nel caso di Frank, l'apparentemente goffo partner di Angelina Jolie in “The Tourist”, ad esempio, c'erano dei pezzi di me, ma, allo stesso tempo, lui aveva caratteristiche profondamente diverse dalle mie. Per questo ne ho parlato molto col regista e con lui ho capito che il segreto era ritrarlo come una persona supernormale: un ragioniere con l'hobby di viaggiare e cercare insegne e cartelloni che abbiano il suo nome all'interno».

Parla molto con i registi dei suoi ruoli? Si racconta di alcune liti con i cineasti sui suoi set. 
«Sì, ne parlo molto, perché affronto sempre il mio lavoro con impegno e rigore, voglio sempre il meglio per quello che faccio. Sono severo nel giudizio con gli altri come con me stesso, è una cosa che cerco di fare anche come genitore. Credo sia il modo migliore per mantenere alta l'attenzione e non fare troppi errori. Nella carriera e nella vita. L'unico ruolo che non mi ha fatto dormire la notte, letteralmente, è stato quello di “The Libertine”. Non per liti con gli altri sul set, ma perché giravamo con ritmi frenetici e il personaggio era molto difficile».

Meglio personaggi istrionici come il cappellaio matto di “Alice in Wonderland”?
«Forse sì, ti consentono di divertirti molto, ma anche lì devi essere concentrato sul non esagerare. Quello è un ruolo che ti fa entrare nei panni di un uomo eccessivo, ma che ha anche un suo spessore. è folle e imprevedibile, le sue emozioni sono evidenti, esplodono dentro e attorno a lui. In qualche modo, nonostante la sua ambiguità, è un uomo cristallino».

Lei ama molto l'Italia. è vero che appena poteva, girava per Venezia?
«Fare gran parte del film in una città magica come Venezia è stato un regalo meraviglioso. Peccato che Angelina Jolie fosse sempre inseguita dai paparazzi e che non ci fosse molta tranquillità. Detto questo, i fotografi cercavano solo lei e io di sera, tra le 10 e le due del mattino, mi giravo le calli e assaporavo quell'atmosfera unica. Trovavo un'intimità unica, un prezioso momento di riflessione in quelle passeggiate».

Come ha trovato gli attori italiani?
«Bravissimi, c'è un grande livello di professionalità nel vostro cinema e tra gli attori. Christian De Sica mi ha colpito per la sua eleganza, il talento, la capacità di stare sul set e dare la sua firma a una scena. è stato un onore lavorare con lui e mi auguro di lavorarci nuovamente».

Lei si è tolto lo sfizio di fare un film con la rockstar Keith Richards. I maligni sostengono che ha cominciato ad imitarlo.
«è lui che imita me, smetterò di imitarlo solo quando smetterà lui! Keith è un mito e tutti sanno che per il personaggio di Jack Sparrow mi sono ispirato a lui. Averlo nel nostro film, recitare con lui è stato un dono che solo un lavoro come questo poteva farmi».

Spesso ha interpretato il cattivo affascinante, come in “Nemico pubblico” di Michael Mann. Certi film suscitano sempre emozioni contrastanti. 
«Nel mio caso interpretavo Dillinger: un nemico pubblico per i suoi atti criminali, ma che non era visto come nemico dal popolo. I cattivi sono sempre personaggi complessi, con storie particolari e il fatto che agiscano contro la legge non vuol dire che non abbiano qualità e carisma».

Come ha fatto a entrare in un uomo così controverso?
«In un modo molto semplice. Ero in crisi perché di lui si sa tutto, come criminale: come e in quanto tempo rapinava le banche, con chi agiva, dove l'hanno braccato. C'erano molte foto, dove si evinceva lo sguardo penetrante, con un suo bagliore tutto speciale. Ma mi serviva “sentire” la sua voce. E lì ho scoperto che era nato nell'Indiana, a due ore di macchina dal mio paese natale. Lì ho capito che era mio nonno che di giorno guidava l'autobus e di notte gestiva una distilleria clandestina, o il mio patrigno che passò del tempo in un penitenziario di stato. Là l'ho sentito e capito, ma ovviamente non giustificato». 

Sta entrando in un'età della vita più matura. Che progetti ha? 
«Spero di continuare ad essere l'uomo, il marito e il padre che sono, che felicità e salute continuino a sorridere alla mia famiglia e a me. Su un nuovo film da regista, ci sto pensando da un po'. Di sicuro però questa volta non sceglierò me stesso come protagonista, perché stare sia dietro che davanti alla macchina da presa è uno sforzo impressionante, improbo». 

 




L’ATTORE PIÙ PAGATO
John Christopher Depp II, Johnny Depp, è nato il 9 giugno 1963. Ha ricevuto tre candidature all'Oscar per i film “La maledizione della prima luna”, “Neverland - Un sogno per la vita” e “Sweeney Todd: Il diabolico barbiere di Fleet Street”, vincendo il Golden Globe come miglior attore per quest'ultimo. Secondo Forbes è l'attore più pagato del mondo con i 56 milioni di dollari guadagnati in un anno.             

 

 

 


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