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Amedeo Minghi per Wojtyla

La musica, la Fede e l’incontro con il Papa venuto da lontano

Ven 22 Apr 2011 | di Giuseppe Stabile | Zona Stabile
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Amedeo, dopo quarantatré anni di successi in tutto il mondo, pubblichi un cofanetto in omaggio alla beatificazione di Karol Wojtyla. Come è nato il rapporto con il Pontefice polacco?
«Il legame con Karol Wojtyla nacque attraverso la mia canzone “Un uomo venuto da lontano” a lui dedicata, un testo scritto insieme a Marcello Marrocchi nel 1993. Ammetto che all’inizio tentennai, perché avevo timore di essere etichettato, ma dopo averlo musicato, arrangiato ed inciso con un coro ed una grande orchestra, rimasi molto contento del risultato ottenuto e non ebbi più dubbi. Cantai quel brano per la prima volta due anni più tardi in Vaticano, di fronte al Papa: ricordo bene l’emozione che provai alla fine della manifestazione, durante il nostro colloquio con le sue mani che mi stringevano forte».

Nel 1998 Giovanni Paolo II, stabilendo un altro dei suoi numerosi record, con il tuo aiuto, divenne il primo Pontefice protagonista di un video musicale! 
«Ricordo che stavo per pubblicare il mio disco “Decenni” ed inaspettatamente nacque la possibilità di realizzare un video con le immagini ufficiali del Papa che inserimmo nel cd rom e che oggi ripropongo in versione inedita nel cofanetto in uscita. Fu un avvenimento storico e forse irripetibile, che evidenziò ancora una volta lo spiccato senso della comunicazione che aveva Wojtyla: con un video clip riuscì ad entrare in ambienti altrimenti inaccessibili. Aveva trovato una nuova ed originale modalità di fare catechesi e di aprire un dialogo con molti giovani».

Cosa significò per te il rapporto con il Pontefice oggi beato?
«Incontrai il Papa altre quattro volte, anche insieme a mia moglie Elena e alle mie due figlie: tra noi era nata quasi un’amicizia! La relazione con lui ha cambiato la mia esistenza: mi sono rimaste nel cuore soprattutto la sua grande energia e lo spirito di libertà ed indipendenza che riusciva a preservare in una posizione così difficile come la sua. Anche se lavorava e viaggiava moltissimo, riusciva sempre a fare sport, andava in montagna anche di nascosto, incontrava tanti bambini, scriveva poesie e cantava! Ha avuto una vita molto intensa, piena anche di tante sofferenze, molte delle quali sperimentate prima di diventare Pontefice».

L’esperienza con Wojtyla ha cambiato anche il tuo rapporto con Dio?
«Giovanni Paolo II ha dimostrato a tutta l’umanità che Dio è uno solo per tutti; con la sua esistenza e le sue parole ci ha testimoniato che c’è un solo Dio vivente, al di là dei nomi che Gli diamo e delle religioni che professiamo. Come succede purtroppo a tanti cattolici, anch’io vivevo un rapporto con Dio molto superficiale: l’incontro con il Pontefice ha risvegliato la mia Fede sopita, riportandomi a sperimentare l’intensità dell’esperienza cristiana che vivevo da bambino».

Quali ricordi conservi della tua infanzia?
«A quel tempo la religione era parte integrante dell’esistenza; andare a messa era un appuntamento molto sentito ed insieme ai miei amici facevamo a turno i chierichetti. Ricordo il momento dei vespri quotidiani, quando la sera, al suono delle campane della mia parrocchia al centro di Roma, tante persone, soprattutto donne, accorrevano in Chiesa con i loro Rosari. Nelle ricorrenze più importanti c’erano le processioni con i cavalli bianchi in testa, con una sana competizione tra le varie Parrocchie. Naturalmente frequentavo l’oratorio anche per giocare a calcio e stare insieme agli altri ragazzi: ricordo ancora il sapore buonissimo della marmellata di cui era farcita la merenda pomeridiana! Ma il momento di aggregazione che mi è rimasto più impresso è il Mese Mariano, del quale ho una profonda nostalgia: per me era davvero importante alzarmi presto ed andare a pregare insieme a tanti altri miei coetanei. Nel tempo, tutto questo si è perso, ma Wojtyla,  in me ed in tanti altri, ha risvegliato una Fede che sembrava scomparsa».

Come hai scoperto il tuo talento artistico?
«Fin da bambino ho avuto dentro di me la passione per la musica ed ho sempre saputo che avrei fatto il cantante, anche se il mio vero mestiere è comporre. Del mio talento musicale eravamo a conoscenza solo io e mia madre: il suo istinto materno le aveva fatto intuire questo mio desiderio e lo condivideva. I miei cinque fratelli maggiori, tutti molto più grandi di me, erano andati presto via da casa e si accorsero delle mie doti solo quando, giovanissimo, mi videro cantare in tv. Mio padre non aveva la formazione culturale per capirmi e solo da anziano diventò un mio fanatico ammiratore: in ospedale, prima di morire, teneva sul comodino le mie cartoline che con orgoglio distribuiva a tutto il personale». 

Che valore ha la musica nella tua esistenza?
«Sono sempre stato un autodidatta e ogni mia composizione la creo per me, come forma di espressione personale: poi, periodicamente, raccolgo il mio materiale e lo pubblico. Ho sempre creduto in me stesso, anche se a volte sono stato tentato di smettere perché le mie canzoni sono spesso considerate poco commerciali. Ho un rapporto complicato con l’industria discografica ed i media: ad esempio, vado poche volte in televisione perché bisogna accettare troppi compromessi. La musica permette di comunicare molto con le persone, probabilmente più che con un libro o un quadro, ed è forse l’arte capace di diffondere meglio il messaggio d’Amore di Cristo; d’altronde, il canto è sempre stato per l’umanità la fonte prediletta di preghiera».

Ne “L’immenso” (del 1976), il tuo primo grande successo, cantavi: “L'Immenso è questo Amore mio, ed il mio Cielo, è l'anima”. Oggi come vivi la tua spiritualità?
«Nel corso della mia esistenza si è sviluppato soprattutto un rapporto personale con la figura di Gesù, che è lì, sulla Croce. Ho una vecchia statua del Sacro Cuore di Gesù sulle scale di casa: ci fa compagnia, la mattina e la sera ci salutiamo sempre. Con Cristo ho un rapporto di amicizia, ci parlo spesso, gli spiego le mie cose, a volte mi ci arrabbio: per questo sono contento di fare quest’intervista dove Gesù è il protagonista! In questi ultimi anni ho vissuto delle grandi sofferenze personali e ho potuto sperimentare la Carità di Gesù che mi ha aiutato a superare momenti molto difficili. Però Lui ci chiama sempre a partecipare in prima persona e ci manda grandi testimoni come Papa Wojtyla o Madre Teresa di Calcutta».

Come esprimi e testimoni la Fede che sperimenti?
«Nel mio piccolo la testimonianza passa attraverso l’espressione del mio talento artistico: in tutti i concerti, dalle discoteche alle piazze, cerco di portare il messaggio di Papa Wojtyla e le tante cose che ho imparato da lui, specialmente di guardare sempre avanti senza mollare mai, anche nelle situazioni più difficili. Ovunque mi trovi, quando canto la canzone che ho scritto per lui, tante persone, anche giovani, partecipano e spesso piangono. Ogni esibizione la concludo con il mio brano “La speranza”: oggi ce ne occorre molta, perchéabbiamo poca esperienza di sentirci amati. Il demonio è molto forte e sta approfittando della nostra debolezza e confusione; dobbiamo risvegliarci e combattere, per tornare a rispettare la vita nostra e degli altri: ora possiamo pregare anche il beato Karol Wojtyla e questo ci darà una spinta in più».             





Cantante e compositore
Nato a Roma nel 1947, Amedeo Minghi, ultimo di sei figli, esordisce nel 1966; il primo grande successo arriva dieci anni più tardi con il brano L’immenso, al quale seguono canzoni indimenticabili come 1950, Serenata e Quando l’estate verrà che lo porteranno per ben otto volte sul palco del Festival di Sanremo. Molto apprezzato come compositore ed autore, ha scritto numerosi testi per i più grandi interpreti italiani ed ha composto varie colonne sonore. Sposato con Elena dal 1973 ha due figlie ed un nipotino; nel 2006 ha scritto una coinvolgente autobiografia dal titolo “L’ascolteranno gli americani” (Rai Eri)          




La canzone del Papa 
Nel 1995 Amedeo Minghi, davanti a Papa Wojtyla, canta per la prima volta la sua canzone a lui dedicata “Un uomo venuto da lontano”, subito molto apprezzata dal Pontefice. Inizia così una relazione personale che influenzerà molto l’esperienza umana e professionale del cantante romano; due anni più tardi Minghi pubblica nel suo album Decenni il primo ed unico video musicale della storia con le immagini di un Papa. Da allora Minghi in ogni concerto propone quel brano e ricorda la figura del Pontefice polacco; oggi, in occasione della beatificazione di Giovanni Paolo II, pubblica un cofanetto contenente anche una versione inedita della storica video clip.                                       


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