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Boston, culla della libertā

Una metropoli dal sapore antico, capitale della cultura

Ven 22 Apr 2011 | di Angela Iantosca | Mondo
Foto di 7

Ci siamo. Una voce annuncia che entro pochi minuti atterreremo all’aeroporto di Boston. Sbircio dall’oblò: un mare di nuvole impedisce alla vista di scorgere la terra sotto di noi. Attraversiamo quella coltre bianca e, finalmente, dopo più di 9 ore di volo, comincio a vedere gli isolotti che formano una corona intorno alla città, poi le case di legno colorate, disposte lungo strade ordinate e infine l’atterraggio. Ad attenderci un vento freddo e un po’ di pioggia. Il mio è un viaggio di lavoro e questo mi permette di vivere la città, di confrontarmi con coetanei che, a differenza dell’Italia, ricoprono luoghi di responsabilità, di condividere le serate con la comunità italiana. Una navetta ci aspetta per portarci in albergo: il Marriott Boston Cambridge, al 777 di Memorial Drive. Siamo a Cambridge, tra il MIT (Massachussetts Institute of Technology) e Harvard. La mia stanza si affaccia su Charles River, il fiume che attraversa la città; all’orizzonte alti i grattacieli della city, il cuore economico di Boston. All’alba osservo il sole che gioca con l’acqua, la città che prende vita e il fiume che si popola di canottieri. Nonostante il traffico, nonostante il rush hour (l’ora di punta), Boston mi appare subito come una città silenziosa. 

A cena da Filippo
Siamo arrivati di sera e abbiamo un fuso di 6 ore rispetto all’Italia. Il tempo di una doccia e poi a cena da Filippo. Tutti lo conoscono perché Flippo è una istituzione: proprietario di uno dei ristoranti italiani più rinomati, è venuto a Boston 40 anni fa da Sulmona. E, dopo anni di duro lavoro, oggi è uno degli uomini più benestanti della città. Il suo ristorante si trova all’inizio di Little Italy. Ci accoglie con una pizza rustica tipica dell’Abruzzo, seguono spaghetti aglio e olio e petto di pollo! Ma ci dice che la domenica a pranzo, volendo, possiamo anche ordinare pasta e fagioli per soli 5 dollari! Ciò che colpisce, più della cucina, è la gioia con la quale lui e tutti gli italiani ci accolgono: fieri di essere a nostra disposizione, desiderosi di mostrare ciò che sono riusciti ad ottenere negli anni, di parlare dei loro figli che con caparbietà si sono affermati nel mondo. Tutto il ristorante è tappezzato di foto di Filippo con i personaggi americani più importanti: Rudolf Giuliani, Bush, Clinton… Ma il momento più divertente arriva alla fine della cena quando Filippo intrattiene gli avventori con i suoi giochi di prestigio. 

The Freedom Trail… 
Dopo una colazione american style a base di uova, salsicce, muffin, ciambelle zuccherate, orange juice, caffè americano, è tempo di scoprire la città. Cominciamo dal Freedom Trail, il “sentiero della libertà”: un percorso che si può (anzi si deve) fare a piedi. Lungo circa 4 km, congiunge 16 siti di interesse storico ed è facilmente riconoscibile perché lungo le strade e i marciapiedi è dipinta una striscia rossa. 

Il parco più antico degli USA
Si comincia il percorso dal Boston Common, il parco pubblico più antico degli Stati Uniti. Un cuore verde che pulsa nel centro della città e che d’estate si anima di concerti e attività sportive. Un tempo su questi prati i primi coloni facevano pascolare le mucche, poi fu divenne campo d’esercitazione per i soldati e campo base delle truppe inglesi. Dal parco si ha una vista privilegiata su tutta la città. I bambini giocano sul prato, gli scoiattoli saltellano tra le loro gambe, i giovani si spostano con i pattini o gli skate, qualcuno lavora con il proprio computer sulle panchine, qualcun altro mangia un hamburger all’aria aperta. Lungo le strade circostanti negozi, bar e la city a due passi. Ci fermiamo da uno degli innumerevoli StarBucks che incontriamo in città: una catena di “bar” dove potete sorseggiare il miglior espresso di Boston! Ovviamente, anche qui, non manca la linea WiFi, presenza costante in ogni luogo della città!

La cupola dorata
Attraversato il parco verso nord, usciamo lungo Beacon Street, dove non si può non notare la cupola dorata della State House, sede del Governo dello Stato del Massachussetts. A questo punto decidiamo di fare un balzo nell’800, passeggiando per Charles Street, strada che attraversa un quartiere un tempo fulcro della vita culturale della città, dove ci sono ancora lampioni alimentati a gas. Torniamo nel tempo attuale e proseguiamo il cammino lungo Park Street, dopo aver gustato un hot dog per strada. Raggiungiamo Park Street Church, chiesa nella quale venne cantato per la prima volta l’inno nazionale. Incontriamo il King’s Chapel Burying Ground, dove sono sepolti i resti di personaggi illustri del periodo Coloniale, come la prima donna che sbarcò dalla Mayflower. Ammiriamo la Old State House, dove nel 1876 venne proclamata la Dichiarazione di Indipendenza che sancì la nascita degli Stati Uniti d’America. Non a caso Boston è definita la “culla della libertà”...

È l’ora del legal sea food
È ora di pranzo: raggiungiamo il mare, dove ci attende un pasto a base di pesce. Attraversiamo il Quincy Market e Marketplace Center, da sempre centro di distribuzione di merce al dettaglio e raggiungiamo il Legal Sea Food, al 225 di Northern Avenue. Ci sediamo e, consigliati dal cameriere, figlio di brindisini -, decidiamo di gustare ostriche, fish and chips e aragoste. L’esperienza è paradisiaca... Rifocillati ci riavviamo verso l’albergo, dove ci prepariamo per l’incontro con i Sons of Italy!

Sons Of Italy
È la più grande e antica organizzazione fraterna italoamericana degli Stati Uniti, fondata nel 1905. Quando arriviamo, ci accolgono con un applauso. Sono emozionati: c’è chi viene dall’Abruzzo, chi dalla Basilicata, chi da Fondi e chi da Avellino! Al termine Anthony, un figlio di italiani emigrati, prende il microfono e comincia a cantare...   

Capitale della cultura
Boston è considerata la capitale della cultura e della ricerca scientifica del mondo occidentale, grazie alla presenza di college e università, ma soprattutto perché qui ci sono Harvard e il Mit! Mi emoziono entrando alla Harvard University, il più antico college degli Usa: tra i suoi ex alunni c’è anche un certo John Fitzgerald Kennedy! Ci aggiriamo per il campus, passiamo davanti alla Biblioteca, che è la seconda più grande al mondo, e ci mischiamo tra gli studenti della Facoltà di Scienze! Prendiamo un caffè con loro e per qualche minuto assistiamo ad una lezione di astronomia. A poca distanza, il Mit, altro agglomerato di menti eccelse! 

North End: il quartiere italiano
Ci dirigiamo nel quartiere italiano: l’atmosfera è leggera, le strade strette e tutto sembra far parte del set di un film! Filippo ci suggerisce di non andare in giro di notte in questa zona: poco sicura, soprattutto per gli stranieri. Decidiamo quindi di spostarci, senza lasciarci adulare dai menu a base di pasta, fiorentina e pizza. Passiamo davanti allo stadio dei Celtics, una delle due squadre principali di baseball di Boston, fermiamo un taxi: direzione Kenmore Square, una delle piazze più vive per quanto riguarda la vita notturna. Sulla strada campeggia l’insegna del Citgo, segno della vicinanza allo stadio dei Red Sox! Dei ragazzi giocano per strada. Noi entriamo in un locale e ci confondiamo con i giovani universitari!

Ultimo giorno
Mancano poche ore alla nostra partenza. Prendiamo un taxi e raggiungiamo Charlestown, per raggiungere il punto più alto della città, percorrendo l’ultimo tratto della Freedom Trail. Attraversiamo il Bunker Hill Monument, un parco al cui centro campeggia un “obelisco” alto 67 metri. Saliamo i 264 gradini che ci separano dalla sua sommità e ci godiamo il “point of view”. Il tempo di qualche foto e poi verso il mare, per gustare ancora una volta quel panorama reso ancora più piacevole dal sole. è tempo di andare: ci dirigiamo in aeroporto. L’aereo parte puntuale, come è puntuale qualsiasi cosa in America. Mentre osservo la costa statunitense che si allontana, mi trovo a giocare con un dollaro di carta: un ultimo ricordo da portar via, una promessa fatta a me stessa di tornare presto…   


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