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Corporate America

Pubblicità per tutti i gusti nella patria delle corporation

Ven 22 Apr 2011 | di da New York - Manuela Senatore | New York
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Con i suoi giganteschi schermi multicolore, Times Square a New York è la prova lampante che la pubblicità domina lo scenario urbano in America. Lo sa bene  la Colossal Media, un’azienda specializzata in pubblicità dipinte a mano che ha clienti come Stella Artois, Disegual, la Smart e perfino i film di Hollywood. I suoi dipinti svettano dalle pareti dei palazzi e fanno effetto per la loro perfezione.

Persuasione fra Arte …
La pubblicità fa parte integrante della cultura in America e qui si è sviluppata nella forma più moderna, come metodo di comunicazione e tecnica di persuasione che si serve indiscriminatamente dell’arte come della tecnologia. 
Di pubblicità si nutrì il lavoro dell’artista pop per eccellenza, Andy Warhol, il quale cominciò dipingendo una lattina di zuppa Campbells’ e terminò raffigurando una bottiglia di Absolut, nel 1985. 

… e Tecnologia 
Qui negli USA hanno perfezionato le tecniche di pubblicità mirata. Ci sono aziende che raccolgono i dati personali degli utenti e le vendono ai pubblicitari, che poi mandano spot mirati su Internet o cataloghi per posta ordinaria. La pubblicità mirata si è persino evoluta, con il cosiddetto retargeting: l’utente guarda un prodotto su Internet e la pubblicità di quel prodotto lo seguirà mentre visita altri siti. Altro metodo usato dalle aziende è quello di suggerire nuovi acquisti sulla base di quelli precedenti (se ti è piaciuto questo libro o film, allora ti piacerà anche quest’altro), come fanno Amazon e Apple. “Partecipa al nostro programma Fedeltà e ti daremo uno sconto”: questo è il sistema più usato dai venditori per ottenere l’indirizzo, la mail e altre informazioni personali dal consumatore.

Acquistare “fa bene”
Altro metodo perfezionato dal marketing americano è l’uso delle buone cause. Per alcuni prodotti la beneficenza è una ragione d’essere: vedi TOMS Shoes, che per ogni paio di scarpe vendute ne regala un paio a un bambino bisognoso. La TOMS nacque dopo che il fondatore fece un viaggio in Argentina e notò i numerosi bambini a piedi scalzi; meno di un anno dopo ci ritornò, portando con se 10.000 paia di scarpe da donare. Altri prodotti usano la beneficenza per migliorare la propria immagine. Con lo slogan “Refresh Everything”, la Pepsi gestisce una campagna in cui il pubblico vota online per una varietà di progetti benefici: quelli più votati ottengono fondi tra i 5.000 e i 250.000 dollari. Altro esempio recente è quello di JP Morgan Chase, che condusse una campagna in cui diverse non-profit erano in lizza per vincere una donazione da 5 milioni di dollari. Ben due milioni di persone parteciparono alla scelta, votando su facebook. 

Il “buon” consumatore
Secondo le ricerche di marketing, sempre più i consumatori cercano di fare del bene quando spendono. Una ricerca del 2008 condotta dal consulente pubblicitario Cone afferma che il 79% dei consumatori sceglie marche associate a una buona causa (nel 1993 erano solo il 66%). Questo atteggiamento è ben descritto dalla parola “slacktivism”, termine nuovo che indica il sentirsi a posto con la coscienza semplicemente facendo un acquisto o cliccando sul mouse. Al di là delle cause benefiche, per il pubblico americano i marchi preferiti hanno un valore intrinseco, come dimostra il successo di t-shirt, cappelli, scarpe e altri oggetti con il logo. Cominciò  la Disney nel 1933 con l’orologio di Topolino, ma ora la Coca Cola prevale su tutti, mettendo il suo nome su decine e decine di prodotti.
           



Il cartellone umano
Agli angoli delle strade in America capita a volte di vedere persone mascherate da pollo, da hot dog o da Statua della Libertà per attirare potenziali clienti. Ma le cose si fanno più estreme quando si sceglie di farsi incidere un logo sulla pelle. L’americano Andrew Fisher divenne famoso nel 2005 perché su eBay offrì la sua fronte per un tatuaggio pubblicitario e raccolse offerte fino a 37.375 dollari. Forse da questo esempio è nata TatAd.com, un’agenzia che ingaggia persone che accettano di farsi tatuare un marchio in cambio di un compenso. Ma la maggioranza delle persone con un logo tatuato sul corpo non lo fa per soldi quanto per dimostrare apprezzamento per la marca del cuore. Tra i marchi più tatuati ci sono quelli di Apple e Harley Davidson, ma,0 cercando in rete, si trovano proprio tutti da Wal-Mart a McDonald’s. La Nike  ha persino un gruppo di impiegati adepti – i cosiddetti Ekins – che tramandano la filosofia aziendale ai nuovi arrivati e hanno l’ondina tatuata sul corpo.



Senza scampo
Morgan Spurlock (il regista di “Super Size Me”) ha da poco diretto “The Greatest Movie Ever Sold”, un documentario dedicato alla pubblicità e al marketing e interamente finanziato dalle aziende che vi partecipano. C’è una battuta nel film che descrive alla lettera la situazione del consumatore in America: “Dove devo andare per non vedere nessuna pubblicità?” “A dormire”.


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