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Vado a vivere in Australia

Uno spicchio d’Occidente in territorio asiatico

Ven 22 Apr 2011 | di da Melbourne - Roberta Giaconi | Australia
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Chi l’avrebbe mai detto che un’enorme prigione galleggiante per galeotti senza speranza sarebbe diventata un giorno il capolavoro del colonialismo britannico? È una terra strana l’Australia. Grande quasi quanto tutta l’Europa messa insieme, ma abitata soltanto da 22 milioni di persone contro i circa 730 milioni del Vecchio Continente. Nessuna sorpresa che ci sia spazio per tutti. Un ricercatore dell’università della Tasmania ci porta orgoglioso a vedere la casa che si è costruito da solo nei fine settimana sul suo terreno circondato dal bosco. «Non ho bisogno di recinti per delimitare i confini della proprietà. Tanto non c’è nessuno qui intorno», spiega.
In realtà la maggior parte degli abitanti del continente abita sulla costa sudorientale e nelle grandi città di Melbourne, Sydney, Brisbane, Adelaide e Perth. Il resto è natura, quella che lasciò a bocca aperta gli esploratori che arrivarono nel paese oltre quattrocento anni fa. Abbandonando la città, non è strano vedere canguri o wallaby saltellare nelle radure.
«Abito in una cittadina a quaranta minuti da Sydney - racconta una sorridente ragazza australiana, insegnante in un collegio per soli maschi -. La mattina, quando vado a scuola in macchina, devo stare attenta ai canguri che attraversano la strada saltando».
Uno spicchio di Occidente in pieno territorio asiatico, l’Australia è riuscita ad attraversare incolume la crisi economica che ha travolto Europa e Stati Uniti. «Le imprese lamentano la mancanza di persone qualificate per i ruoli dirigenziali - sostengono i quotidiani -. Il tasso di disoccupazione è sceso a marzo sotto il 5%».
Sarà anche per l’economia ricca, le grandi risorse e l’abbondanza della terra che nell’ultimo secolo l’Australia ha attirato ondate di migranti, provenienti principalmente dall’Europa: inglesi, ma anche italiani e greci, che costituiscono due delle comunità più numerose nel Paese. 

TERRA DI MIGRANTI MULTICOLOUR
Il risultato è una terra di migranti, multiculturale, dove ai molti abitanti di origine europea si affiancano sempre più asiatici. A Melbourne, in un pub come molti altri, parliamo e aspettiamo che ci portino hamburger e birre. Guardandoci intorno, è il trionfo della seconda generazione di australiani. C’è Charlotte che ha ereditato i capelli biondi dalla mamma tedesca, c’è Mark asiatico nei tratti come il papà di Singapore, c’è Melinda con il naso diritto da greca e i capelli neri a spaghetto. Lior ci mostra le foto del suo matrimonio tradizionale ebraico, mentre Rebecca ci informa che, pur non parlando una parola di italiano, si sente abruzzese a tutti gli effetti. Sono tutti cittadini australiani, nati qui da genitori confluiti da ogni parte del mondo. Melinda ride. «Dei 15 dipendenti della mia società non ce n’è uno ad avere entrambi i genitori nati in Australia», spiega. Un tempo era più difficile, precisa un anziano tassista australiano di origini estoni: «Da bambino mi prendevano in giro. Odiavo essere diverso dagli altri. Quando i miei genitori mi parlavano in estone, io rispondevo in inglese», ricorda. E gli italiani venivano considerati con scherno “i cinesi d’Europa”.
Oggi, invece, le seconde generazioni considerano un motivo di orgoglio conoscere la cultura e le lingue dei genitori. Sono australiani, ma sono consapevoli di vivere in una terra di migranti e di essere fortunati.
Perché qui è facile trovare lavoro e gli stipendi sono alti: un insegnante può facilmente guadagnare 4.000 dollari al mese, un ingegnere appena laureato può vedersi offrire uno stipendio annuo di 70.000 dollari.
E se il costo della vita oggi è più alto di un 30% rispetto a quello italiano, è anche vero che gli stipendi sono spesso più del doppio di quelli nostrani.

SOLO PER I ‘MIGRANTI QUALIFICATI’
Non è più così facile entrare, però. Se un tempo l’Australia chiamava i migranti perché sostenessero il proprio sviluppo economico, adesso la situazione è cambiata. I visti a lungo termine, senza condizioni, vengono offerti soltanto a alcune categorie di lavoratori: ingegneri, medici, infermieri, agronomi, veterinari, ma anche carpentieri, idraulici e pochi altri. Si chiamano “skilled migrants”, migranti qualificati, e oltre ad avere le competenze di cui gli australiani sono affamati, devono padroneggiare l’inglese e rispondere a requisiti di età e di solidi percorsi professionali.

I più poveri invece arrivano come in Italia su navi male attrezzate, sperando di non essere intercettati o di poter ottenere un visto da rifugiato. Vengono rinchiusi nei centri di detenzione, in attesa che la loro domanda di ingresso venga analizzata. Non si scappa alle regole anglosassoni. Se i criteri per lo status da rifugiato ci sono, allora è come vincere la lotteria. Le porte del paese si aprono, con tanto di sostegni sociali e di aiuti per l’inserimento lavorativo. Se la domanda viene respinta anche in appello, il primo aereo riporta invece i disperati nella loro terra di provenienza.

QUANDO C’ERANO SOLO GLI ABORIGENI
E pensare che, quando arrivarono i primi esploratori, olandesi e inglesi, nel XVII secolo, in questo continente abitavano soltanto gli aborigeni. A differenza dei vicini maori della Nuova Zelanda non erano bellicosi. Avevano una religione profondamente legata alla natura, con canti che venivano tramandati di generazione in generazione con i quali rinnovavano ogni volta la creazione divina del mondo. Gli inglesi non ebbero pietà e trasformarono l’Australia in una colonia penale. Sono però passati molti anni da allora. I discendenti dei galeotti possono ora probabilmente ringraziare quegli atti criminali costati ai loro antenati la deportazione nella terra fortunata.        

CARO AFFITTO
Attenzione nell’affittare casa in Australia. Se non volete condividere una camera, il procedimento potrebbe essere più difficile del previsto. Molto rari i contratti in nero. Solitamente il padrone di casa affida la sua abitazione a un’agenzia che si occupa di tutto e che per affittare vuole vedere il vostro stipendio e le referenze di altri padroni di casa, idealmente australiani. Alti anche i prezzi degli affitti che raramente scendono in città sotto i 200 dollari a settimana, a meno di allontanarsi drammaticamente dal centro. Tra i siti utili per trovare casa: gumtree.com.au, domain.com.au e realestate.com.au.

NATURA SELVAGGIA    
La natura selvaggia è una delle caratteristiche più conosciute dell’Australia. Simbolo del Paese è il canguro, il più grande marsupiale vivente del mondo, di cui gli australiani non disprezzano la carne. «Siamo probabilmente l’unico paese che mangia il proprio emblema», commenta un signore tasmano. Si racconta che, quando gli esploratori europei arrivarono, rimasero colpiti dal marsupiale e ne chiesero a un indigeno il nome. “Kangaroo”, rispose quello che in lingua indigena vuol dire “Non capisco”. Si riferiva alla domanda e non all’animale, ma il nome è rimasto. Secondo alcuni quest’ultima è però soltanto una leggenda, benché diffusa, e il nome verrebbe dalla parola aborigena “gangurru”.

LA CHIMERA DEL VISTO          
Ci sono varie categorie di visto. Per i ragazzi sotto i 30 anni il visto più comune è il cosiddetto “working holiday visa” che costa 235 dollari e permette di restare nel paese fino a due anni, cambiando però lavoro ogni sei mesi. Con il visto turistico non è permesso lavorare, pena l’essere riaccompagnati all’aeroporto e imbarcati sul primo aereo. Le aziende possono sponsorizzare per il visto, ma il problema è che nella maggior parte nelle offerte di lavoro chiedono che le persone interessate siano già in regola con i permessi.


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