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Se la sicurezza va per aria

Nella giungla del trasporto aereo, tra controlli carenti, intrecci politici, mafie e falsificazioni

Lun 23 Mag 2011 | di Francesco Buda | Attualità
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Allacciate bene la cintura di sicurezza. E poi leggete. Se l'aereo è il mezzo di trasporto più affidabile, la sicurezza è a dir poco un optional in molti casi. Comandanti che pilotano con brevetti comprati, pezzi di ricambio taroccati e “riciclati” in spregio delle più elementari regole di sicurezza, magari vecchi di decenni e racconciati alla meno peggio, equipaggi costretti a turni massacranti con orari falsificati, controlli sordi, ciechi e muti. La solita tesi del complottista arrabbiato col mondo? No, è tutto documentato. «Nei nostri cieli e negli aeroporti accadono fatti del tutto fuori controllo che sembrerebbero incredibili. Ma è tutto vero. I dipendenti delle compagnie aeree hanno veramente paura». A leggere “Paura di volare”, il libro-inchiesta appena pubblicato da Nadia Francalacci, si resta agghiacciati.

PASSEGGERI RADIOGRAFATI. MA TRA LORO QUANTO VIGILANO?
Perquisiti e radiografati (persino dai body scanner che “denudano”), per un tagliaunghie, una bottiglietta d'acqua o un accendino nel bagaglio a mano, il passeggero rischia di essere lasciato a terra. Tutti potenziali Bin Laden, all'inflessibile rito del check in non sfugge nulla. Ma in fatto di manutenzione e sicurezza dei velivoli, preparazione dei piloti, trasparenza delle procedure, selezione degli equipaggi, molto è invece “sfuggito”. Sono pazzesche le storie di insicurezza aerea e gli intrecci studiati, verificati ed ora coraggiosamente raccontati per la prima volta al grande pubblico dalla Francalacci. Montagne di documenti tecnici, carte processuali, testimoni segreti su vicende e “giri” dove nessuno vuole mettere il naso.
«Guai a generalizzare – spiega la giornalista –, nel trasporto aereo lavorano persone eccellenti, meticolose ed altamente qualificate... Certo però che ci stanno prendendo in giro e nessuno di noi lo sa: che senso ha toglierci la boccetta di profumo prima di imbarcarci se poi non vigilano sui pezzi di ricambio, o fanno lavorare i piloti stanchissimi?».

FALSI PILOTI TUTTORA IN SERVIZIO
«Decine di ragazzi appena maggiorenni – racconta Nadia - per diventare piloti si sono comprati il difficilissimo esame di teoria, in alcuni casi il brevetto, compresa la prova di fonia inglese. Hanno pagato milioni di vecchie lire. Ma quei giovanotti, oggi cinquantenni o poco più, comandano ancora aerei di linea in Italia e in giro per il mondo. Nessuno riesce ad avere il numero esatto dei piloti che si sono comprati il brevetto né i loro nomi, coperti da una cappa di depistaggi e silenzi che spesso diventano vere e proprie complicità. Le inchieste amministrative hanno dimostrato che si è trattato di centinaia di casi, senza nessun seguito né amministrativo né giudiziario a carico dei piloti coinvolti». Curriculum e interi fascicoli di parecchi piloti sono spariti. Se gli enti, le compagnie e le autorità ci forniranno dati certi sui falsi piloti, ad esempio, Acqua & Sapone sarà ben lieta di darne notizia.

RICAMBI TAROCCATI
Emblema dello spregiudicato andazzo è il giro internazionale delle “bogus parts”, i pezzi di ricambio fasulli, taroccati. Roba da sostituire che, invece di essere buttata, viene spacciata come parti buone. Presi dai relitti e flotte dismesse anche da decine di anni e contraffatte, sono la merce di un commercio «illecito e pericolosissimo – sottolinea la Francalacci - che ha minato in modo irreversibile la sicurezza dei voli». Basta infatti anche un solo bullone non perfetto per causare un disastro. E le mafie, fiutato il business, ne sono da tempo protagoniste. «I narcotrafficanti colombiani – aggiunge la giornalista, citando il Governo americano – hanno optato per commercializzare turbine, carrelli, pannelli di controllo e radar, abbandonando il traffico delle sostanze stupefacenti in quanto molto meno redditizio». Coi ricambi aeronautici falsificati rischiano meno e guadagnano di più. «Nei prossimi 4 anni il volume di affari del solo settore dei ricambi passerà dagli attuali 1.000 miliardi a quasi 1.500 miliardi di dollari, secondo una ricerca del Civil Bureau di Hong Kong», spiega Nadia. Il problema riguarda tutto il mondo, ma l'unica inchiesta approfondita è stata condotta in Italia, dalla procura sarda di Olbia Tempio Pausania. Guardia di Finanza, Fbi, Cia e Federal Aviation Administration degli Usa hanno scoperchiato un mercato perverso: solo in Italia, «furono 18 le compagnie aeree (Vigili del Fuoco e aviazione leggera dell'esercito compresi) – ricorda Nadia Francalacci – a intrattenere rapporti commerciali ovvero ad acquistare pezzi di ricambio dai broker truffatori». Risultato? Due sole condanne a 12 e 18 mesi di reclusione, mai scontati in carcere. «Se le situazioni documentate fino al 2002 fossero tuttora persistenti, si sarebbe in presenza di un serio rischio per la sicurezza del trasporto aereo», scrive l’ing. Tommaso Peri nella sua perizia per la Procura della Repubblica sarda. Negli Usa hanno inasprito le pene per chi attenta alla sicurezza della navigazione aerea, in Italia il legislatore – cioè i politici al potere – hanno lasciato pressoché tutto com'era. «La Lufthansa è stata l'unica azienda nel mondo che, dopo essersi accorta di aver intrattenuto rapporti commerciali con broker deviati, ha messo in sicurezza i suoi aerei in tempi strettissimi. L'unica», sottolinea amaramente “Paura di volare”.

“PILOTATI” DA POLITICI E MAFIE
«L'universo dell'aviazione civile - rivela l’inchiesta - costituisce una dimensione a sé, dove lobby costituite da politici e cordate imprenditoriali “giocano” indisturbate sulla sicurezza dei passeggeri. Il loro unico obiettivo è quello di trarre il più alto profitto possibile anche se per raggiungerlo devono mettere in pericolo la vita di centinaia persone per ogni volo. Le indagini giudiziarie italiane e quelle svolte con la collaborazione degli investigatori statunitensi hanno portato alla luce affari e intrecci internazionali tra gruppi politici e imprenditoriali che, attraverso decine di società di brokeraggio deviate, ossia mediatori truffaldini senza scrupoli, hanno gestito per anni un mercato parallelo di parti non approvate. Sono sempre questi gruppi di potere che decidono quali aziende devono aggiudicarsi gli appalti, in quale paese dell'Unione europea o del mondo e a quale prezzo. Sono ancora loro che, in un gioco di favori reciproci, continuano a tessere una ragnatela dalla quale è quasi impossibile scappare. Gli intrecci tra gruppi politici, industriali e broker deviati hanno minato e continuano a minare quotidianamente e silenziosamente la sicurezza di milioni di passeggeri».

SE PARLI TI LICENZIO
Nella maggior parte dei casi gli operatori del settore sono vittime delle falsificazioni e delle frodi. «Nessuno può essere “assolto” totalmente - avverte la giornalista -: alcune compagnie aeree non sono molto diverse da organizzazioni criminali. Chi parla, denuncia o prova a opporsi alle “leggi” interne che regolano la loro spietata logica del profitto, viene eliminato: licenziato. Una compagnia aerea italiana ha manomesso documenti ufficiali su un suo equipaggio che ha potuto così spremere per oltre 27 ore consecutive, risparmiando migliaia di euro». «L'Enac, Ente nazionale per l'aviazione civile, ha fatto un lavoro eccellente», sottolinea la giornalista. Ma per il resto, «c'è un silenzio che diventa complice. I dipendenti delle compagnie hanno davvero paura e il terrore di subire ritorsioni ed essere cacciati crea una barriera impenetrabile dall'esterno e soprattutto dalla magistratura». Barriera che però la Francalacci ha squarciato, subendo anche qualche “pressione”. «Mi hanno consigliato di non pubblicarlo il libro: “ma lascia stare... ma chi te lo fa fare... è meglio se lasci perdere”, mi ha detto qualcuno». Né c'è da aspettarsi che i Tg o la “grande stampa” ne parli: perché rischiare di perdere grossi contratti pubblicitari con queste società? Le notizie si dànno solo quando proprio non se ne può fare a meno, come per il nucleare. «Veniamo informati solo quando si verifica il disastro. Finché non c'è Chernobyl o Fukushima, non se ne parla», dice Nadia. «L'unica sicurezza che rimane all'utente – scrive l'autrice – è il biglietto aereo». E forse neanche quello: l’Antitrust ha appena multato 3 compagnie italiane perché solo a fine prenotazione dicevano che si paga una commissione sui biglietti acquistati via internet con carta di credito...

 

269 COMPAGNIE VIETATE IN UE
La “black list”, la lista nera delle 269 compagnie aeree le cui operazioni sono totalmente vietate nell'Unione Europea. Appartengono a 21 Paesi.
L’elenco completo è su: www.enac.gov.it

 

13 ANNI SENZA BREVETTO
«Quando ho letto che cercavano piloti, ci ho provato. Ho mandato il curriculum; quando mi hanno chiesto le esperienze precedenti, ho pensato ai cartoni animati e ho scritto “Aladin Airlines”. Pensavo che mi avrebbero scoperto. Invece mi hanno chiamato». E così, dal 1996 al 2009, lo svedese Thomas Harry Salme ha iniziato a guidare i Boeing senza licenza: 11.000 ore di volo, un milione di passeggeri con varie compagnie, spesso sui voli più pericolosi, come Lampedusa e Reggio Calabria, spauracchio di molti piloti. «Ho imparato tutto da solo – racconta -. Passavo la notte davanti al simulatore di volo: decollavo, atterravo, sfidavo le correnti. Non ho mai sbagliato un test». Per 13 anni nessuno se n’è accorto...


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