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Laetitia Casta: “Che bello essere donne”

I tre figli, l’amore per la sua Francia e l’Italia, anche se...

Lun 23 Mag 2011 | di Boris Sollazzo | Interviste Esclusive
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Ne ha fatta di strada la Marianna francese. La ricordiamo, Laetitia Casta, come modella che fa innamorare tutta la Francia e anche l'Italia, come valletta a Sanremo. Con le sue imperfezioni un po' così - quella dentatura vezzosamente mai corretta, forse il vero segreto della sua bellezza irresistibile - e quel carisma dolce, ha sfondato anche al cinema. Partì una dozzina d'anni fa con “Asterix & Obelix contro Cesare”, ha lavorato con Mathieu Amalric e per Tsai Ming Liang. è stata persino la Bardot nel film Gainsbourg. è un'icona, pur così giovane, e allo stesso tempo ha un modo semplice, diretto, passionale nel parlarti, se stimoli il suo caratterino. E così sul terrazzo del Marriot di Cannes, si parte dal suo ultimo film selezionato alla prestigiosa ed esigente Quinzaine des Realisateurs, “The Island” di Kamen Kalev, opera seconda bulgara, per poi parlare di tutto.

Sophie, la sua ultima protagonista, è una donna molto diversa da lei.
«Mi colpisce molto quanto sia passiva questa donna, soprattutto all'inizio. Per me è impossibile anche solo pensare di poter essere così. Trovo una follia quel tipo di atteggiamento, anche se in Sophie finisco per capirlo: lei agisce per amore. E di solito, in questi casi, è sempre la donna a fare qualcosa di forte, eclatante, per rimettere a posto le cose».

Che intende? Il solito discorso per cui le donne sarebbero migliori degli uomini?
«Ti faccio un esempio: in una coppia si creano dinamiche particolari, in cui le donne si mettono quasi volontariamente. Molte per esempio non escono di casa o lo fanno poco e sono convinte di essere felici. Poi, magari, per qualche motivo si confrontano con il mondo e scoprono che è bello andare oltre, conoscere altro e altri. La donna è un essere speciale, è continuamente a contatto con la natura, con l'acqua, con tutto. Quando sei incinta hai dentro di te una vita per nove mesi e non ci pensi: è così e basta. In quei momenti pensi solo a mangiare, a sopravvivere con il tuo bambino, a prenderti cura di quel corpo, perché dentro di te ormai hai due vite. è puro istinto».

Ed è quello che succede alla sua Sophie?
«Qui Sophie vuole l'amore, la famiglia, è disposta a capire e seguire il suo uomo in tutto. Quello che una donna capisce subito, l'uomo lo metabolizza in molto più tempo. L'uomo cerca soluzioni, la donna vuole ascoltare, è aperta all'altro, a comprendere. Lui impazzisce, lei prima si spaventa, poi con l'amore capisce che è solo andato da un'altra parte. Allora intuisci che la sua non è passività, ma solo un sentimento forte, inevitabile».

Mi faccia un esempio della differenza che c'è tra un uomo e una donna.
«Se un uomo va con un'altra donna, la donna soffre, chiede perché è avvenuto, ma è disposta a dimenticare e amarlo ancora. L'uomo vuole sapere tutto, urla “perché mi hai fatto questo” e non dimentica. Capisci perché questo succede se analizzi i nostri istinti primordiali, legati alla riproduzione».

Non è che lei sottovaluta un po' troppo gli uomini?
«Oh no, io amo gli uomini, sono pazza di loro. Io odio il femminismo, o almeno quella parte che usa il proprio essere donna per snaturarsi e assumere potere attraverso le rivendicazioni di genere. E così dimenticano chi sono, quanto sia bello essere donne. Non ricordano cosa voglia dire essere madri o mogli. La forza, la potenza di essere donne io l'ho scoperta proprio in un'isola, in Corsica (ha origini corse e normanne - ndr): là sono le femmine a comandare, a dirigere le proprie famiglie».

Cos'è Cannes per lei? Ce lo dica in tre parole.
«Cinema, creatività, volgarità. Non glamour, ma volgarità, te lo assicuro».

Qui c'è De Niro come presidente di giuria. Quale film le sarebbe piaciuto girare con lui?
«Sarebbe stato bello essere Dominique Sanda in “Novecento“, anche se ammetto che anche la Sharon Stone di “Casinò“ non era affatto male».

Come sceglie i film?
«Deve esserci un incontro vero con il regista, qualcosa che faccia dire a entrambi “dobbiamo fare qualcosa insieme”. Ecco questo è più importante o almeno viene prima di una buona sceneggiatura o di una bella visione di regia. Ma non riesco ancora a giudicare il mio lavoro o le mie scelte: sono troppo coinvolta dal mio lavoro per valutarlo obiettivamente».

La sua Sophie prende la decisione di andare in un reality show per amore. Lei lo farebbe?
«Se fossi stata incinta e avessi dovuto cercare il padre di mio figlio, anche in quella casa, non avrei esitato. C'era l'amore lì, qualcosa di troppo importante in ballo. La tv ormai è una tv del controllo, una tv che vuole sapere tutto di tutti 24 ore su 24. Non mi piace, ma è così, vale per le persone comuni come per la politica. Il problema è che ormai anche l'educazione passa per quel piccolo schermo, tendiamo a definire la nostra identità attraverso essa. Ha assunto un ruolo troppo importante nella società e vale anche per questi reality che ossessivamente cercano soprattutto le emozioni più negative delle persone, dalla rabbia alla gelosia».

Lei riesce a uscire facilmente dai suoi ruoli?
«Devi saper uscire dai tuoi personaggi. è meraviglioso entrarci, usare la tua memoria per riuscire a costruirli, i ricordi per trovare quelle associazioni di idee e sensazioni necessarie a sentirli tuoi, scavare nel tuo passato. Trovare quel gelato, quell'odore, quel giorno con tua madre che ti aprono un mondo, il loro. Bisogna saper tornare bambini, saper piangere perché tuo padre torna troppo tardi dal lavoro, perché non ti hanno comprato il giocattolo che volevi, perché hai fame. Io imparo tuttora dai miei figli e dalla bambina che sono stata. E tutti dovremmo fare così».

A proposito di bambini, lei ha tre figli. Le piacerebbe che facessero il lavoro dei genitori?
«Quello che conta per me è che, qualsiasi strada scelgano per la loro vita, sia un percorso che affrontino con passione, necessaria per superare qualcosa di difficile e bellissimo qual è la vita. La creatività non è mai semplice, fare cinema, come tutti i lavori, ha i suoi lati positivi e negativi. è un privilegio comunque lavorare nell'arte, ma l'importante è che decidano loro. E che come la madre non abbiano fantasmi a ostacolarli».

Come riesce a educarli e a fare la madre con un lavoro che la fa viaggiare così tanto?
«Io sono continuamente con loro con il mio pensiero e comunque li porto sempre con me. In Bulgaria, quando sono andata per l’ultimo film, li chiamavano i piccoli gitani. Questo non mi distrae, ma mi dà forza: sono sempre dentro quello che faccio e dubito che siano in molti a poter dire lo stesso».

Prima di salutarci, in questo presente così complesso è felice di vivere in Francia?
«La Francia mi piace per la sua cultura, penso sempre al fatto che noi abbiamo dato i natali a un genio come Molière. Ma amo viaggiare, tenere sempre aperta la mia mente, non potrei mai stare solo con i francesi! Non capisco il francese sciovinista o l'americano che non esce mai dal proprio paese: dobbiamo sempre imparare dagli altri, aprire la nostra mente, crescere insieme agli altri».

E nei suoi viaggi ama “capitare” in Italia?
«L'Italia è meravigliosa anche se ha dei politici impresentabili, terribili, disgustosi. Come può dirigere un paese un'umanità del genere, così... perdente? Già non amo la classe dirigente che c'è in Francia, ma voi...». Sorride. E noi non possiamo che dirci d'accordo con lei. E con quella smorfia divertita e seducente Laetitia Casta ci saluta. Una diva, forse l'ultima.

 

LA MARIANNA DEL 2000
Nata in Francia, notata per caso, giovanissima firma un contratto con la Madison Models. Conquista il magazine ELLE, fino a quando, nel 1993, viene scelta come il volto di Guess Jeans. Seguono Victoria's Secret, L'Oreal e i gioielli Swarovski. Nel 1999 è la valletta di Fazio al Festival di Sanremo. Debutta al cinema in “Asterix & Obelix contro Cesare” (1999), è partner di Joaquìn Cortés in “Gitano” (2000). Diventa madre di Sahteene Sednaoui, avuta dal compagno Stephan Sednaoui. Trova l'amore nell'attore italiano Stefano Accorsi. I sindaci di Francia la eleggono "Marianna" del Duemila. I fratelli Taviani la scelgono come protagonista di “Luisa Sanfelice” (2004). Al cinema torna ne “Il grande appartamento”. Diventa madre per la seconda volta: nasce Orlando, figlio di Stefano Accorsi. Nel 2008 diventa nuovamente mamma di Athena. Nel 2011 è a Cannes con “The Island”.


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