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Italiani e informazione, un puzzle tra Tv, stampa e web

Domina la televisione, irrompe il web, tiene la stampa. Ma gli italiani non si fidano: «L’informazione è manipolata!»

Lun 30 Mag 2011 | di Maurizio Targa | Media

Vince ancora lei. La cara, vecchia TV è sempre il principale e più influente medium di informazione per la stragrande maggioranza della popolazione del nostro paese. Ma, anche se il mezzobusto continua ad essere l’oracolo più seguìto, la carta stampata mantiene un suo ruolo di rango e il web è già la fonte di informazione preferita per le generazioni fino ai cinquant'anni. Certo siamo lontani dalla realtà americana: negli Stati Uniti è ormai testa a testa tra l’informazione televisiva (71%) incalzata dal web (61%) con radio e carta stampata relegate sotto i venti punti percentuali nelle preferenze. Vi chiedete perché il totale delle percentuali dia evidentemente ben oltre cento? Ciò si deve al fatto che il 96% del campione intervistato ha dichiarato di utilizzare almeno due fonti per informarsi, e addirittura il 48,7% approfondisce le notizie recependole da cinque o più fonti, quindi le preferenze sono state espresse in forma multipla. In Italia, dicevamo, secondo uno studio condotto dall’Università di Urbino, i nostri connazionali preferiscono ancora e di gran lunga l’informazione televisiva (90,8%), seguita dalla carta stampata che tiene botta col suo 63%, poi la radio (56,6%) ed in ultima posizione abbiamo le news su internet con il 51,1%.

Web ancora indietro, ma…
Dati alla mano, si nota che solo un italiano su due utilizza internet per approfondire, mentre i cybernauti tricolori passano gran parte del proprio tempo web sui social network, giocando o comunque divagandosi. Ma anche se il dominio informativo della TV è ancora schiacciante, qualcosa nello Stivale sta cambiando: è significativo il calo di ben 4 punti di chi dichiara di informarsi solo ed esclusivamente attraverso la TV (57%), dato confermato anche dalla sequenza storica dal 1997, quando i cannibali televisivi erano oltre il 70% dei fruitori di notizie. Dopo anni di dominio televisivo assoluto e semiesclusivo, dunque, oggi gli italiani preferiscono informarsi con più frequenza e da più fonti grazie ai new media (ovvero il web), che compie un prodigioso balzo in avanti di 14 punti rispetto al 2007, quando andavano ad internet solo il 37% delle preferenze. A seconda dell'età di riferimento le fonti di informazione preferite sono ovviamente diverse.

Informazione schierata
Molto preoccupante è la sfiducia che accompagna i fruitori di notizie: ben l’83,3% di essi ritiene che i media siano schierati politicamente, e il 77% afferma che i mezzi d’informazione omettano volutamente le informazioni a seconda degli input ricevuti. Più specificamente, l’87,9% della popolazione che si informa tramite i circuiti radiotelevisivi è convinta che essi siano palesemente allineati politicamente e circa l’80% crede che molte notizie siano censurate o manipolate a favore di qualche interessato. È invece rilevante l’elevata fiducia (oltre il 50%) riscontrata in programmi televisivi definiti pop talk come “Striscia La Notizia” e “Le Iene”, che sembrano fungere da sostituti al giornalismo di stampo tradizionale con le loro inchieste, che a buona ragione si possono definire anch’esse giornalistiche, condotte direttamente sul campo.

Internet? Non va meglio
Significativo per il nostro paese è anche la poca fiducia che i consumatori di news ripongono nel web quale fonte: risulta infatti che gli “online newsconsumers”, ovvero coloro che si servono in maggior misura della rete per informarsi, siano ancora più diffidenti rispetto a quelli dei media tradizionali. Oltre il 90% degli intervistati ritiene infatti che le notizie scovate sul web abbiano bisogno di una opportuna verifica e di un necessario vaglio, vista la facilità di chiunque nel diffondere in rete informazioni a volte incontrollate. Una gran fetta di utenti attribuisce però proprio a questa possibilità di condivisione e di contributo il privilegio di internet nell’offrire una maggiore quantità e qualità di notizie, vantaggio che porta i navigatori a guardare in modo più distaccato e critico ciò che viene proposto dagli altri mezzi di comunicazione. Il tanto decantato pluralismo dell'informazione passa oggi dalla rete, dunque? Sicuramente è positiva la moltiplicazione delle fonti, posto che ai diversi media non faccia capo il medesimo soggetto: resta tuttavia irrisolto il problema dell'autorevolezza e credibilità dell'informazione sul web, che non a caso negli USA (dove come dicevamo internet sta surclassando ogni altro mezzo), essa è fonte di incessante dibattito. Se quindi è auspicabile che internet possa contribuire a rendere più consapevoli e informati gli italiani rompendo l'ingessatura del focolare televisivo, ci si dovrà prima o poi anche porre il problema di chi sta dietro la rete.

Se il web piange, il giornale...
E il mondo della carta stampata? Certo non se la spassa. Tutto il comparto è in crisi nera, l'editoria giornalistica è immersa in uno stato ultracomatoso, tutti gli indicatori sono in calo: pubblicità, fatturato e margine operativo lordo. I due principali quotidiani nazionali hanno chiuso il 2010 con uno sconsolante -8,5 e -19% di vendite all’edicola e la storia dei finanziamenti pubblici alla stampa è uno di quei capitoli in cui meglio si può notare il malcostume del nostro Paese in materia di gestione distorta delle risorse collettivite.

In Italia si elargiscono quasi 700 milioni all’anno di sovvenzioni giornalistiche, ciò nonostante la qualità dei nostri giornali è assai scadente e il numero dei lettori in continua discesa. Giornali che vendono appena tremila copie al giorno, con tassi di resa pari al 90%, ricevono contributi statali di oltre tre milioni di euro all’anno. Il Ministro Tremonti ha recentemente cercato di porre rimedio a questa situazione: nella manovra economico-finanziaria del 2009 ha stabilito che l’accesso ai fondi sarà legato alle copie vendute e non più erogato in base alla semplice tiratura, ma il panorama resta ancora parecchio anomalo. E anche se alcuni dei giornali finanziati potrebbero costituire delle importanti fonti d'informazione che forse faticherebbero a sopravvivere specialmente in piccole realtà locali, vien da chiedersi quale possa essere la giustificazione normativa dietro i quasi 30 milioni di euro annui conferiti ai quotidiani di partito, che per definizione rappresentano delle vere e proprie lobbies più che dei mezzi di informazione.

IL CASO ‘ACQUA & SAPONE’
Il magazine che hai tra le mani è lontano anni luce dagli standard appena ricordati. Intanto perché non lo paghi né direttamente (all’edicola) né indirettamente (i nostri contributi statali ricevuti sono pari a euro zero). “Acqua & Sapone” vive infatti grazie alla pubblicità, all’intelligente collaborazione con l’omonima catena dalla quale è distribuito. La tua rivista cresce grazie al contributo di una redazione giovane, entusiasta e libera, fatta di persone che la pensano in maniera anche assai diversa tra loro, ma alle quali nessuno pone lacci o mordacchi, né è piegata a lobbies o potentati. Ma soprattutto vive grazie al gradimento di centinaia di migliaia di lettori che lo ha reso il primo mensile italiano per diffusione.



LA TV CROLLA FRA I GIOVANI
I consumatori di notizie online hanno un’età media davvero giovane: l’88,8% ha dai 18 ai 29 anni, il 65,7% dai 30 ai 49 anni, il 45,6% dai 50 ai 64 e gli over 65 sono solo il 13,3%. Coloro che sono stati etichettati come ‘consumatori di news online’ sono anche coloro che preferiscono informarsi da più fonti possibili. Nella fascia più verde, a sorpresa (ma forse no) risulta molto gettonata la vecchia radio con il 39% delle preferenze. Più della TV, crollata tra i giovani al 31%.
 



COME CI SI INFORMA IN ITALIA

90,8% Tv

63% Carta Stampata

56,6% Radio

51,1% Internet

Fonte Università di Urbino

 


Notizie sul telefonino? Sì, ma della partita…
Singolare l’impatto delle news sugli smartphone italiani (l’Italia è una delle nazioni con il più alto tasso di utenti che adoperano i telefonini): solo il 51% possiede un mobile phone in grado di connettersi ad internet, quindi un italiano su due. Tra i fruitori, solo il 35% è interessato a cercare news sul cellulare, e le notizie di gran lunga più ricercate riguardano sport (calcio e Formula Uno su tutti), seguite dal traffico stradale e dal meteo. La cronaca? Quinta, viene dopo l’oroscopo.


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