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Referendum, le lobby e la gente

12 e 13 giugno i comitati politico affaristici sperano nell’astensionismo

Lun 30 Mag 2011 | di Francesco Buda | Attualità

Vuoi tu che il tuo Paese perda definitivamente il controllo sull'acqua? E che pochi mercanti (prevalentemente stranieri) se la prendano con tanto di guadagno minimo garantito, anche se la gestiscono male e i servizi peggiorano?

Vuoi tu che le più pericolose fabbriche mai inventate dall'uomo si riaccendano nel tuo Paese con scorie e veleni che non si sa come smaltire e durano millenni e millenni indebitandoci enormemente?

Insieme al “legittimo impedimento”, su questi tre quesiti il 12 e 13 giugno ogni italiano adulto è chiamato ad esprimersi. Soprattutto per i bambini, quelli di oggi e quelli di domani. Ma un inquietante silenzio è sceso sui referendum chiesti e ottenuti da un esercito di cittadini per scongiurare la privatizzazione dei servizi idrici (già avviata da anni) ed il ritorno all'energia nucleare.

Questa omertà ha tutta l'aria di una prima sconfitta delle lobby e della casta politico-affaristica che a tutti i costi vogliono svendere i nostri servizi idrici e rifilarci altri reattori atomici.

Ma il popolo, la gente, si sta informando, una multicolore e brulicante rete di persone si sta mobilitando, con Tg e stampa presi soltanto dal voto per il rinnovo di alcuni Sindaci e consigli comunali, a inseguire le polemiche dei politici che si sbranano pur di non perdere Comuni importanti come Milano, Napoli o Torino.

Faccendieri, politici e lobbisti stanno brigando per sabotare questi referendum. Mentre è ormai ufficiale che quello sull'acqua si svolgerà, quello sul nucleare al momento in cui scriviamo potrebbe essere in bilico, sottoposto a disperate manovre e cavilli pur di farlo dichiarare ormai inutile dalla Corte di Cassazione. In soldoni, si sono inventati un emendamento approvato al Senato il 20 aprile per far credere che le centrali nucleari in Italia non riapriranno più. In realtà, rinvia soltanto. Infatti, l'emendamento furbetto esclude solo “nuove centrali”, ma non nuovi reattori atomici. Potranno perciò piazzare nuovi reattori, tanto le centrali autorizzate già ci sono e sono quelle vecchie le cui licenze di esercizio sono tuttora valide.

Sarà ancora più semplice: si tratterà – per intenderci – di montare nuovi impianti in vecchi stabilimenti. Tant'è vero che quell'emendamento imbonitore prevede che un decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, se l'emendamento passa, entro un anno dovrà individuare dove mettere gli impianti atomici, la cosidddetta localizzazione. Se invece il referendum si terrà e vinceranno i “Sì”, sarà molto più arduo rinuclearizzare l'Italia e il Parlamento dovrà attendere almeno altri 5 anni per reintrodurre le fabbriche di radiazioni, cioè nuovi reattori nucleari.

Comunque è stato lo stesso capo del Governo, Silvio Berlusconi, a chiarire le reali intenzioni: «Noi siamo assolutamente convinti che l'energia nucleare sia il futuro per tutto il mondo», ha dichiarato solennemente. Ha poi aggiunto che i molti contratti atomici con la Francia - per quei bidoni di reattori che ci vogliono rifilare - «non vengono abrogati, anzi li stiamo mandando avanti». Si tratta, insomma, solo di rassicurarci un po' dopo il disastro – tuttora in corso – a Fukushima, in Giappone. Trattati da sproveduti e conigli, siamo gente da imbonire. In Francia, l'organizzazione Criirad ha avvertito sulla contaminazione radioattiva in arrivo dal Giappone: per gestanti e bambini è bene «evitare di consumare latte fresco e verdure a foglia larga». Qui invece i Tg zitti. Né potremo essere informati dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, vincolata al silenzio da un accordo con l'Agenzia internazionale per l'energia atomica. Un'omertà ed un'ambiguità che in più di qualcuno inducono la sensazione che tanto ormai per i referendum non si vota più. Falso. Di sicuro il 12 e 13 giugno almeno 3 referendum si terranno: su acqua e legittimo impedimento.

E sembra difficile che riescano a fare saltare quello sul nucleare. Una via per sabotare tutto ce l’hanno comunque: far cadere il Governo, così da rendere necessarie nuove elezioni per il Parlamento. Cosa che farebbe slittare per legge i referendum al 2012, dando campo libero a privatizzazioni idriche e bidone nucleare.

E magari portando a casa anche la possibilità di sottrarsi ai processi con il legittimo impedimento.

 


I QUESITI

Il 12 e 13 giugno i quesiti dei 4 referendum ci chiedono se vogliamo abrogare:

1) l’obbligo per gli enti pubblici di cedere a privati definitivamente il controllo sugli acquedotti;

2) il guadagno garantito del 7% ai privati che gestiscono (anche se male) l’acqua;

3) il ritorno all’energia nucleare;

4) la possibilità per il capo del Governo e i Ministri di assentarsi dai processi a loro discrezione in nome di impegni istituzionali.

 


LIBRO-SHOCK
Come si è arrivati a svendere l'acqua italiana a pochi, oscuri mercanti? Perché vogliono privatizzare la nostra acqua a tutti i costi? Chi c'è veramente dietro? Cosa c'entrano i rifiuti? E i partiti? E la finanza “creativa”? Il libro di Roberto Lessio “All'ombra dell'Acqua – Inchiesta sui predoni dell'ultima merce” racconta vicende inedite sconcertanti, nomi, cognomi, indirizzi, meccanismi che hanno portato al disastro delle attuali privatizzazioni idriche in Italia. Una ricostruzione dei fatti che farà saltare più di qualcuno sulla poltrona. Info e acquisti: allombradellacqua@libero.it


La Sardegna boccia il nucleare
Il 97% dei votanti al referendum consultivo regionale sardo, lo scorso 15 maggio, ha votato contro l'installazione di centrali nucleari e depositi per le loro scorie. Una batosta, che ribadisce la netta e ormai storica contrarietà dei cittadini al bidone nucleare.
 


REFERENDUM, ISTRUZIONI PER L’USO
Al seggio elettorale, il 12 e 13 giugno l’elettore trova 4 schede. Se si mette la croce sul “Sì”, si sceglie di cancellare rispettivamente: 1) la privatizzazione dei servizi idrici; 2) il guadagno garantito del 7% per i gestori pirvati dell’acqua anche se gestiscono male; 3) il ritorno al nucleare; 4) la “giustificazione” delle assenze dai processi per Premier e Ministri. Con la croce sul “No” si sceglie di mantenere queste norme. L’elettore deve mostrare documento d’identità e scheda elettorale. Si può anche decidere di votare solo per alcuni dei 4 referendum e rifiutare una o più schede.
 


I Vescovi per l’acqua pubblica
L’acqua, «per la sua stessa natura, non può essere trattata come una mera merce tra le altre e il suo uso deve essere razionale e solidale». Più chiaro di così! Lo dice il Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, n. 485. Una verità che sta animando molti fedeli in tutta Italia, sacerdoti, parrocchie, associazioni e Diocesi. “Acqua dono di Dio e bene comune”. Con queste semplici, innegabili ed universali parole la Chiesa sta sempre più prendendo posizione sul territorio affinché le reti idriche italiane restino agli italiani e non finiscano privatizzate una volta per tutte.
Lo stesso Papa Benedetto XVI afferma nell'enciclica “Caritas in Veritate” n. 27 che l'acqua è un diritto universale di tutti gli esseri umani. Un diritto, non una merce, come la stanno trasformando anche in Italia, con la complicità dei politici. «In questo scenario, conservano tutto il loro peso i processi di privatizzazione, che vedono poche multinazionali trasformare l'acqua in affare, a detrimento dell'accesso alle fonti e quindi dell'approvvigionamento, con conseguente perdita di autonomia da parte degli enti governativi. Il tema va affrontato dalla comunità internazionale, per un uso equo e responsabile di questa risorsa, bene strategico - l'oro blu! - attorno al quale si gioca una delle partite decisive del prossimo futuro. Richiede un impegno comune che sappia orientare le scelte e le politiche per l'acqua, concepita e riconosciuta come diritto umano, come bene dalla destinazione universale». Parola di Mons. Mariano Crociata, segretario della Conferenza episcopale italiana, ricordando anche l'appuntamento dei referendum del 12 e 13 giugno.
Almeno 30 Diocesi ed 8 Uffici diocesani si sono uniti nella campagna “Acqua dono di Dio e bene comune”, promossa dalla Rete interdiocesana Nuovi Stili di Vita, invitando tutti a votare “Sì” ai referenudm del 12 e 13 giugno. Il 9 giugno sacerdoti, missionari e missionarie si sono dati appuntamento a Roma, in Piazza San Pietro per un digiuno a favore dell'acqua pubblica, bene di tutti.  


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