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Perché ho scelto l’Australia?

Terra di ordine, pulizia, integrazione e lavoro

Mar 31 Mag 2011 | di Roberta Giaconi | Australia

“Più lontano non potevate andare”, ha commentato mia nonna quando le abbiamo detto che ci saremmo trasferiti in Australia.
In effetti, nonostante gli aerei che rendono il mondo più piccolo, l’Oceania è ancora per gli europei uno dei punti più remoti del mondo. Almeno 20 ore di aereo per arrivare, senza considerare uno o due scali. Questi ultimi di solito vengono fatti in paesi culturalmente distanti dai nostri come Dubai o Singapore se, come nel nostro caso, si vola con la Emirates, una delle compagnie meno costose. Arrivando su Dubai, si vede la città immersa nel deserto, con le isole a forma di mondo e palma che lentamente vengono risucchiate di nuovo dal mare. Singapore invece segna l’arrivo in una parte di Asia ricca di grattacieli. All’aeroporto c’è una terrazza all’aperto che permette di vedere uno spicchio di città. L’aria condizionata lascia il posto a un caldo umido che si appiccica addosso e ti fa capire di essere lontano. Per arrivare in Australia c’è ancora la bellezza del viaggio, una piccola parte di quella consapevolezza della distanza che dovevano avere un tempo i viaggiatori che esploravano il mondo a cavallo oppure per nave.

IERI IN NAVE
La maggior parte di coloro che hanno fatto dell’Australia una terra di migranti sono arrivati proprio per nave negli anni Cinquanta o poco dopo. Una signora di origini italiane, Rosaria, ci racconta di quando arrivò. Era incinta, aveva deciso con il marito di migrare e avevano comprato i biglietti spendendo quasi tutto quello che avevano. «Non sapevamo neanche quanto tempo ci sarebbe voluto», spiega, ricordando quei circa trenta giorni sulla nave, passati ogni giorno a cercare invano un accenno di terra in lontananza. A quei tempi partire era una strada senza ritorno. Rosaria ricorda ancora il viaggio verso la nave, con i suoi genitori. Il padre non disse una parola per tutto il tempo. Quando si salutarono sapevano che non si sarebbero più visti.

OGGI IN AEREO
Oggi la situazione è un po’ migliorata. Con 1.000 euro si può arrivare in Australia e le venti ore, benché lunghe, arrivano velocemente a una fine. Ma il senso di distanza resta e così quello di isolamento, una volta giunti a destinazione.

STANCHI DELL’ITALIA
Abbiamo deciso di partire anche perché dell’Italia per molti versi eravamo stanchi. Non perché mancasse il lavoro, come dicono in molti, e non perché non ci piacesse più. Chi vive all’estero per tanto tempo, al contrario, spesso finisce per ricordare del suo paese soltanto le cose più belle, come il cibo, il sole, i centri storici e i borghi, oppure la facilità di parlare la propria lingua senza pensare sempre a accenti o regole. Quello che stanca piuttosto è la necessità di far sempre fatica per cose che altrove sono scontate. Stipendi e orari di lavoro giusti, correttezza professionale, pratiche burocratiche che non richiedano mesi e nervosismo.
Per questo abbiamo scelto l’Australia.

TERRA DI REGOLE E SORRISI
La prima impressione è quella di una terra di regole e sorrisi. Questi ultimi riservati però esclusivamente a chi rispetta le norme civili stabilite per ogni aspetto della vita pubblica. Lasciare perfettamente puliti i barbeque messi gratuitamente a disposizione nei parchi, non attraversare mai con il semaforo rosso neanche se sei un pedone. Sulle strade le macchine rispettano rigorosamente i limiti di velocità, sotto la minaccia delle telecamere. Se un’auto è in divieto di sosta, ha quasi la certezza di ricevere una multa salata. Se la polizia non arriva da sola, sono altri cittadini a chiamare, per pretendere la punizione. «In Italia si chiede la certezza della pena. Qui c’è, ma siamo sicuri che ci piaccia?», commenta un amico italiano, sventolando la multa appena presa per aver lasciato per sbaglio la macchina in un parcheggio riservato ai residenti.

Poco tempo dopo il nostro arrivo, nel giro di due giorni, la polizia ha sparato a due uomini colpevoli di aver sguainato un coltello. Nessuna polemica, nessuna accusa. Hanno sbagliato, andavano puniti, è la logica australiana. Quel che è certo è che qui il sistema funziona. Nessuno spazio all’interpretazione delle regole e alla flessibilità che è sia un punto di forza che un punto debole degli italiani. La gente si muove come un piccolo esercito addestrato. Sanno cosa è permesso e cosa non lo è. Se il venerdì e il sabato sera bevono troppo, stanno ben attenti a non dover guidare dopo. La punizione sarebbe spietata, nessuno se la sente di rischiare. Individualmente sono più semplici e meno ingegnosi di noi, a volte quasi ingenui. Collettivamente sono più organizzati e funzionali, quasi perfetti. La conseguenza è un mondo a testa in giù decisamente sereno per chi accetta e rispetta le regole. Nessuna tensione, povertà quasi inesistente, razzismo poco marcato in una terra profondamente multiculturale. Gli accenti diversi nel parlare inglese non attira.

La televisione offre programmi di qualità a tutte le ore del giorno, con canali dedicati ad attualità e approfondimenti. Poco spazio per le polemiche o le dichiarazioni politiche, a meno che non siano rilevanti. «Qui non ci sono problemi nel trovare lavoro, gli stipendi sono buoni, gli orari flessibili. La gente non è stanca o arrabbiata. E si vede», commenta Giovanni che in Australia vive da due anni. Gli spazi sono grandi e aperti a tutti. Adulti e bambini sono abituati a poter godere ogni giorno dei parchi rigogliosi lasciati a loro disposizione anche in pieno centro a Melbourne. Yulie ride. «Quello che mi ha colpito in Europa sono i cartelli che vietano di camminare sull’erba. Perché mai uno non dovrebbe farlo?», chiede. In una città come Melbourne è possibile trovare tutto, anche dal punto di vista culinario. C’è persino un supermercato, gestito da una famiglia calabrese, dove si trovano, allo stesso prezzo che in Italia, prodotti tipici delle aziende agricole del sud Italia.

QUALCHE “CONTRO”
Purtroppo non si può tornare in Italia per un fine settimana ed è difficile in un weekend organizzare un’escursione all’estero, visto che il paese più vicino è a diverse ore di volo di distanza. È anche vero che non c’è storia e che gli edifici che vengono orgogliosamente definiti storici risalgono a poco più di un secolo fa. Che le città con i loro grattacieli sono belle, ma non hanno niente a che vedere con quelle europee. Vantaggi e svantaggi dell’isolamento, ma quant’è bello a volte non dover sempre combattere!

 

ASSISTENZA PUBBLICA
Il servizio sanitario pubblico funziona benissimo, eppure il governo incoraggia i cittadini a stipulare assicurazioni private. Non cambia molto, l’unica cosa è che in questo modo si può avere l’appuntamento immediatamente, senza aspettare, e con il dottore che si preferisce. Lo Stato premia con agevolazioni fiscali chi sottoscrive un’assicurazione privata, rendendola conveniente. L’obiettivo è quello di mantenere alta la qualità dell’assistenza pubblica per tutti coloro che non possono permettersi l’assicurazione privata.

 

TU COME SEI ENTRATO?
Una delle domande più frequenti tra gli stranieri è “Tu come sei entrato?”. Domanda fondamentale perché racchiude in sé il tempo per cui sarà permesso restare. Nessun limite per i migranti qualificati, poche limitazioni per i loro partner, ferrea dipendenza dal proprio posto di lavoro per chi è stato sponsorizzato da una società, lavoretti e difficoltà a restare per chi è arrivato con il working holiday visa. E poi ci sono i cosiddetti “studenti” che per restare devono iscriversi alle scuole, pagando rette anche costose. In cambio possono lavorare part-time, ma sanno che prima o poi, se non riescono a modificare il proprio visto, dovranno andarsene.
 


DONNE AL POTERE
I politici si muovono seriamente e con attenzione nel panorama politico. Il primo ministro oggi è una donna Julia Gillard, nata in Galles e arrivata da bambina in Australia. Non è sposata, non è religiosa, sostiene che preferirebbe fare da osservatrice nelle scuole del paese piuttosto che partire per lunghe missioni diplomatiche all’estero. È andata con il compagno al matrimonio del principe di Inghilterra, eppure ha ribadito più volte la sua posizione a favore di un cambiamento repubblicano in Australia.


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