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Spirito è coraggio

Per aiutare i giovani più poveri l’ostacolo più grande erano i ricchi

Mar 31 Mag 2011 | di Padre Angelo Benolli | Italia Solidale

In Argentina, ho potuto assaporare più che mai il valore della libertà della persona, della grazia e della carità, insieme ad un popolo giovane, immerso in una natura immensa. Per un anno volli conoscere l'ambiente.

Sentivo sempre più il bisogno di dedicarmi ai baraccati. Il primo giorno che presi contatto con quella realtà di miseria, mi trovai di fronte ad una donna tagliata a pezzi. Ebbi paura e scappai in bicicletta. Constatai quanto ero vigliacco, pregai e tornai indietro. Mi avvicinai, le diedi una benedizione e la feci portare al cimitero. L'aveva uccisa il capo della baraccopoli, che era un delinquente. Cominciai a benedire le baracche, ma tutti avevano paura e temevano che io volessi soldi. Dichiarai che non volevo soldi e domandai perché avessero tanta paura. Mi risposero che il capo della baraccopoli era contro di me. Così andai da lui. Gli dissi che volevo stare in mezzo a loro solo come sacerdote, che non volevo soldi, che non avrei distribuito cibo, né denaro, né medicine, ma avrei dato solo relazioni, fiducia e preghiere. Stupito, mi disse: «Va bene». Tutti mi cercavano, io li ascoltavo e pregavo con loro. Con alcuni iniziai a creare una cooperativa di generi alimentari e vestiti. Più avanti costruimmo una chiesetta.

Ero molto tormentato, non volevo tornare alla scuola dei ricchi dov'ero direttore, però alla scuola insistevano perché tornassi tra di loro. Tornai, ma a due condizioni: dare borse di studio ai giovani baraccati e formare un gruppo di volontari, nella scuola, per occuparsi dei più bisognosi della baraccopoli. Diedi la borsa di studio a 500 ragazzi delle baracche. I genitori dei ricchi, però, non erano d'accordo, affermavano che ero un comunista. Mi fecero molta lotta. Due volte fui minacciato di essere ucciso dagli squadroni della morte.

 

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