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Simona Cavallari: una casa di fronte al mare

Ha scelto di vivere lontano dalla città, dove crescere serenamente i due figli

Lun 06 Giu 2011 | di Alma Pentesilea | Interviste Esclusive
Foto di 8

Ama il set, i suoi personaggi, la coerenza, riunirsi con gli amici e il mare. Lei è Simona Cavallari, attrice, madre di due figli, con dei sogni nel cassetto mai realizzati: diventare ballerina e psicologa! «Ho cominciato a fare l’attrice per caso. Ricordo che una cugina di mia mamma faceva la babysitter alla bimba di un regista. Quando mi videro, mi proposero una pubblicità. Avevo 7 anni… In realtà avrei voluto fare la ballerina di danza classica. Quando feci il primo saggio a teatro, quando senti il primo applauso, mi rimase dentro una grande emozione, che poi mi è rimasta negli anni e che ho ritrovato con il lavoro che ho scelto».

Come hai conciliato studio e lavoro?
«Lavoravo d’estate, frequentavo ancora il Liceo. Non mi è successo come si vede a volte in America che i genitori ti fanno diventare una macchina che produce soldi. Ho mantenuto un forte contatto con la realtà! Frequentavo il Liceo Classico, il Virgilio, scuola alla quale desiderai iscrivermi fortemente, perché desideravo emanciparmi dalla periferia dalla quale venivo».

Ti stiamo seguendo in tv con “Squadra antimafia”, la terza serie. Quanto è stato impegnativo portare in scena un ruolo così forte?
«è stato molto faticoso, come lo è ogni ruolo se uno non lo fa in maniera impiegatizia! Mi succede di tutto in questa ultima serie. Come elemento onnipresente c’è la solitudine. Non solo per quanto riguarda il mio personaggio, ma anche per quanto riguarda me come attrice: a causa delle vicende narrate sono stata costretta a recitare spesso sola. Ho girato in rifugi di fortuna, non partecipavo alle riunioni degli altri, sono diventata una guerriera».

Come ti ha “cambiata” anche nella vita reale questa esperienza?
«In qualche modo mi ha stimolata. Mi sono fatta delle domande. Abbiamo di fronte a noi molti esempi di tante vite che sono state “violate”. è stato come raccontare la storia dei più deboli. E poi ho imparato tante cose, anche a guidare un motoscafo, trovare un nascondiglio, curarmi una ferita, entrare in un posto e cercare una via di fuga… mi ha dato una mentalità da sbirra!».

Ti piacciono questi ruoli o cerchi anche altro?
«Questi ruoli mi piacciono, perché portano in scena una donna che è forte di suo, non perché è accanto ad un uomo. Dall’altra non vorrei legarmi troppo a dei ruoli di mafia. Vorrei fare delle commedie, lavorare al cinema, riprendere con il teatro ora che i bambini sono più grandi».

Come ti ha cambiato la “visione” del sud?
«Claudio Gioè, che ha lavorato con noi nella prima e seconda serie, è palermitano: lui mi ha molto aiutato in questo percorso di “apprendimento”. I palermitani hanno una buona conoscenza delle loro trame. Mi sono molto avvicinata anche ai giovani. E per il secondo anno consecutivo, a maggio, ho partecipato ad una marcia dei giovani che fanno parte di un movimento per la legalità a Castelvetrano. Mi sono legata ai giovani che hanno voglia di combattere per una terra nella quale, fino a 15 anni fa, non si poteva neanche pronunciare la parola mafia. Sono contenta… Anche per questo ho deciso di dare il mio 8 per mille a Libera. Credo sia importante essere coerenti».

Simona mamma?
«La maternità è stato uno tsunami soprattutto perché il secondo bambino, non programmato, è arrivato quando il primo aveva appena 6 mesi! Trovarsi con due bambini così piccoli, con il corpo che cambia, non è stato facile. Poi mi sono presa i miei tempi. Me li sono goduti molto: per tre anni mi sono fermata e questa scelta ora mi premia. Ovviamente sono una privilegiata per il fatto di aver potuto investire su di loro. Ora abbiamo un bel rapporto. Sono una mamma che gioca; per loro cerco di essere più coerente e, se possibile, migliore. E desidero che loro capiscano il valore delle cose. Sono bambini privilegiati, ma non voglio che credano che è tutto facile: le cose si ottengono con fatica».

Quali paure hai scoperto da madre?
«Tantissime… soprattutto mi è venuta paura per la mia salute, che prima non avevo. Un tempo pensavo che, se non ci fossi più stata il giorno dopo, poco sarebbe importato. Ora no. Quando pensi che c’è qualcuno che ha tanto bisogno di te, diventa importante esserci».

So che vivi al mare, a Fregene…
«Per due anni, dopo la nascita dei miei figli, abbiamo vissuto a Roma. Quando un giorno in mezzo al traffico in macchina mi sono accorta che urlavo come una isterica, ho capito che era giunto il momento di tornare a vivere a Fregene! Io vivo di fronte il mare. Ed era la cosa che mi mancava: mi mancava l’orizzonte… non ho palazzi, vedo solo il mare!».


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