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Carceri fuorilegge

Dovrebbero rieducare chi ha violato le regole e invece sono emblema di illegalità e disumanità

Mar 21 Giu 2011 | di Francesco Buda | Attualità
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«Bisognerebbe che tutti sapessero che questa è gente che viene per la maggior parte dall'emarginazione e dalla povertà. In galera ci finisce chi non può pagarsi un buon avvocato». Parola di don Sandro Spriano, cappellano del carcere di Rebibbia, Roma. Certo, chi sbaglia paga. Ma il prezzo in questo caso è terribile: «Appena portato all’Ucciardone vieni lasciato chiuso per 6 ed anche 8 ore dentro quello che noi chiamiamo il canile. Ovvero una celletta per cani grande appena un metro per 2. Ti lasciano lì al freddo d’inverno o al caldo d’estate. Dopo questo bel trattamento ti portano nella cella di transito. Un vero incubo. Lì ti mettono con chi è malato di mente o con chi ha l’aids. Una cosa allucinante. Dopo qualche settimana o qualche mese, ti portano finalmente nella tua cella. Tu ti dici, il peggio è passato! E invece no. L’inferno vero inizia lì». Firmato: Ettore, Antonello e Antonio dal carcere di Palermo. «Siamo costretti a mangiare a turno e a dormire su letti a castello a tre piani. Qui la disperazione ha superato ormai il limite e la verità è che stare a San Vittore non può che portare una persona al suicidio». Così raccontano Sebastiano e altre 161 persone detenute nel carcere milanese. Lì al 31/12/2010 risultano 1.608 persone, anche se ne potrebbe contenere al massimo circa 700! Stipate come bestie, in media per 22 ore al giorno, dentro spazi che al massimo potrebbero contenerne il 50% in meno. Così stanno oltre 67.000 persone nelle galere d'Italia. Per il Ministero di Giustizia, al 31 maggio, la capienza regolamentare sarebbe di circa 45.500. Chi ci opera dice che, ad essere molto ottimisti, non arrivano a 42.000. Di fatto, 171 dei 207 penitenziari italiani “ospitano” più detenuti del consentito, ad un ritmo di circa 4 nuovi al giorno negli ultimi 10 anni. Moltissimi sono solo imputati, cioè presunti innocenti non ancora giudicati, e oltre la metà (il 54,5%, record europeo) non hanno ancora ricevuto condanna definitiva. 

PEGGIO DI BIRMANIA, LIBIA E BOTSWANA
Nei 27 Paesi dell'Unione Europea, il sovraffollamento carcerario in Italia è secondo solo a quello di Bulgaria e Cipro. A livello mondiale supera Paesi come Honduras, Nicaragua, Libia, India, Birmania, Botswana, Tanzania, Colombia, Perù, Albania. «Le carceri sono fuorilegge», dice senza remore il 7° Rapporto nazionale sulle condizioni di detenzione realizzato dall'associazione Antigone che da anni opera tra le sbarre. «Tutti gli istituti visitati – scrivono gli autori del Rapporto –  sono risultati fuorilegge». Il verdetto tiene conto di vari indicatori: numero di detenuti presenti; metri quadri a disposizione per detenuto; luminosità della cella e possibilità di apertura del blindato (la porta della cella, ndr) durante la notte per favorirne la ventilazione nel periodo estivo; frequenza di accesso alle docce in comune e condizioni igieniche delle stesse; numero di ore trascorse al di fuori della cella; presenza di una cucina ogni 200 detenuti. La Corte dei Conti afferma: «La pena, o non viene espiata o viene espiata in strutture, condizioni e forme – scrivono i Giudici a luglio 2010 - che non rispondono al principio di rieducazione dei detenuti». E i 7 metri quadrati come spazio minimo per un detenuto fissati dal Comitato europeo per la prevenzione della tortura e dei trattamenti inumani e degradanti? Una chimera. Quotidianamente l’Italia si macchia di inciviltà e disumanità infrangendo l'articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo. Dal 2007 al 2010 la popolazione carceraria è cresciuta del 50%, ma le spese per farla sopavvivere  (vedi tabella a fine articolo) e per mantenere le prigioni sono state tagliate del 31,2%. 

“OZIO E DEGRADO, LA NOSTRA VERA CONDANNA. SMETTI DI ESSERE PERSONA”
A parte i numeri, ci sono le parole dei detenuti stessi, raccolte da Radiocarcere, che in queste pagine citiamo. Voci al buio, tutte accomunate dalla stessa, identica vergogna di Stato: le celle scoppiano, arroventate d'estate e gelide d'inverno, in codizioni igienico-sanitarie indegne. «Qui è la disperazione la cosa più importante, restiamo chiusi nelle nostre celle per tutto il giorno e la nostra vera condanna diventa l'ozio e la disperazione, che induce al suicidio. È un posto dove un detenuto smette di essere persona». Così scrive Giovanni, dal carcere friulano di Tolmezzo. «Siamo costretti a vivere in 5 dentro una cella non più grande di 12 mq», raccontano dal Badu ’e Carrus di Nuoro. «Qui in pratica viviamo ammucchiati in decine e decine dentro stanzoni fatiscenti dove tutto è sporco e rovinato. Ci danno da mangiare sempre riso e minestra con acqua... ma sempre più acqua che riso ed inoltre le nostre celle sono invase da scarafaggi che ci camminano ovunque. Ogni giorno c'è chi perde la testa e dà di matto», denuncia Vincenzo dal Sollicciano di Firenze. «Vorremmo solo pagare i nostri errori in modo umano», scrivono Celo, Clody e Maz dal carcere di Vercelli.

ZERO IGIENE E SANITÀ
Ancora da Bari (657 detenuti a fronte di 296 posti): «Passiamo le nostre giornate all'interno di una cella di appena 15 mq e dentro ci dobbiamo stare in 9 persone, chiuse per 22 ore al giorno. Non funziona nulla. Chiediamo una medicina e non ce la danno, chiediamo di parlare con un educatore o uno psicologo e dobbiamo aspettare mesi e mesi, non abbiamo nulla per tenere pulita la nostra cella e per lavarci, e addirittura non ci passano abbastanza cibo», lamentano Eugenio, Thari, Marco, Filippo, Vito, Lorenzo, Michele e Giovanni. «Non chiedo la libertà, ma la possibilità di essere curato» si dispera Aniello, una delle 1.285 anime in pena nella Casa circondariale di Secondigliano (Na). «Qui fa pure freddo, non perché i termosifoni non vengono accessi, ma perché nelle celle proprio non ci sono. E se qualcuno si ammala, gli danno sempre la stessa pasticca per tutti i mali. Siamo costretti - confidano Mirko e Cristian dal Regina Coeli di Roma – a fare i bisogni davanti agli altri compagni di cella». «L'igiene qui è sconosciuta – dicono dall'Ucciardone di Palermo Giulio, Enrico, Piero e altri – e molti di noi hanno la scabbia e pure la rogna». «Spesso manca anche l'acqua corrente, tanto che non possiamo lavarci per giorni e giorni e rimaniamo senza poter scaricare il bagno per lunghi periodi. Inoltre le nostre celle sono invase da scarafaggi». Firmato: 65 persone detenute nel carcere Petrusa di Agrigento. Sono tantissime e agghiaccianti le lettere inviate dai detenuti a Radiocarcere, con il terrore di essere scoperti. «Per noi di Poggioreale è un rischio scriverti perché, se per caso ci prendono una di queste lettere inviate a voi, ci rovinano la vita», affermano ad esempio alcuni dei 2.555 reclusi del “lager” napoletano, sotto le infiltrazioni d’acqua e l'intonaco che cade a pezzi. 

CHI VUOL LAVORARE FA LA MUFFA 
«È vero, ho sbagliato. Ma, visto che ho 21 anni, vorrei almeno scontare la mia pena imparando qualcosa di utile e non restando in cella tutto il giorno», scrive Giovanni dal carcere di Foggia, previsto per 403 detenuti, ma che ne contiene 725.  Il lavoro dovrebbe essere uno dei cardini del “trattamento” rieducativo, ma a malapena uno su 5 riesce a lavorare: 6 anni fa era quasi uno su 3. Ciò annichilisce l'articolo 27 della Costituzione: «Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato». Solo l'1,53% dell'intero budget del sistema penitenziario nel 2010 è andato per “attività scolastiche, culturali, ricreative, sportive” e per il fantomatico “trattamento della personalità e assistenza psicologica”.

DEGRADO SPECCHIO DELLA POLITICA
«Il collasso in cui versa il sistema penitenziario è solo la parte più drammatica del collasso più generalizzato che riguarda la Giustizia penale. Un collasso determinato dall'indifferenza della politica, sia di centrodestra che di centrosinistra. La causa è politica – tuona con Acqua & Sapone Riccardo Arena, storica voce ed attentissimo orecchio di Radiocarcere su Radio Radicale –: non sono stati fatti interventi legislativi sistematici e seri  sul processo penale per velocizzarlo e per farlo davvero funzionare, né si è fatto nulla per modernizzare il sistema delle pene e per rendere decoroso il sistema penitenziario. E tutto ciò anche se il ministro della Giustizia Alfano continua a dire che hanno seminato bene. Di che semina si tratta? Io vedo solo un deserto. Il carcere è solo l'esempio più drammatico ed evidente delle tante disfunzioni presenti nelle istituzioni. Essenzialmente sono le stesse, solo che  in carcere sono  più vistose. Su queste disfunzioni è indubbio che vi siano interessi economici, io la chiamo “economia del degrado”: si prendono i soldi dello Stato perché conviene a diverse persone. Il Piano carceri annunciato dal Governo non è altro che una torta da spartire, per fare nuove strutture, tanto è vero che l'Anci, l'associazione dei costruttori, ha protestato perché le gare di appalto sembrano ristrette a poche ditte. E poi le poche carceri  che funzionano costano anche meno, quelle che non funzionano invece costano di più. Ad esempio, sull'isola di Favignana, dove le celle sono a 10 metri sotto il livello del mare, il detenuto costa 200 euro al giorno, mentre sull'isola della Gorgona, dove tutti lavorano, un detenuto costa circa 90 euro al giorno e vanno addirittura a pesca la mattina!». Politica sorda e indifferente anche secondo don Pier Sandro Spriano, cappellano di Rebibbia a Roma. Lui si porta sempre una lampadina in tasca... : «se si fulminano lì dentro, nessuno le cambia», racconta. «Il carcere è una stortura abbandonata a se stessa, dove non ci sono più interessi politici e sociali, a parte il volontariato e le organizzazioni sociali che si interessano di queste quasi 70mila persone», spiega il sacerdote ad Acqua & Sapone.  Sono esagerate le testimonianze che qui riportiamo? «No, si vive nel nulla e basta. Ormai non danno più i fondi nemmeno per la normale manutenzione, manca persino la carta igienica, spesso diventa un problema lavarsi o fare colloqui coi familiari». E l'anima di questa gente soffre e il rapporto con Dio diventa un'àncora. «Molti dei carcerati che riusciamo a coinvolgere nei momenti religiosi li prendono molto sul serio. è necessario un accompagnamento personale, altrimenti il carcere è assolutamente inutile, sia per chi lo vive che per la società che pensa di ottenere una maggiore sicurezza. Ma non è vero».            

 


19 centesimi al giorno per “rieducarli”
Dal 2000 al 2010, il sistema penitenziario italiano è costato 29 miliardi di euro. La madre di tutte le leggi italiane, la Costituzione, solennemente sancisce che «Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato». Per attuare questo principio fondamentale, quanto si “investe” per ogni detenuto? Ecco i dati del 2010.

113 euro al giorno costo medio totale 
3,95 euro al giorno per i pasti
3,5 euro al mese (11 centesimi al giorno) per “attività scolastiche, culturali, ricreative, sportive”
2,6 euro al mese (8 centesimi al giorno) per il “trattamento della personalità ed assistenza psicologica”
 



Celle pronte, ma inutilizzate
«Non può non farsi cenno alle notizie secondo cui vi sarebbero decine di strutture carcerarie, sparse in tutto il Paese, edificate o incomplete e, comunque, abbandonate come ad esempio: il carcere di Morcone (Benevento), che sarebbe ultimato, abbandonato, poi ristrutturato e mai aperto; il carcere di Busachi (Sardegna), che sarebbe costato 5 miliardi di lire e non avrebbe mai funzionato; l'istituto di Castelnuovo della Daunia (Foggia), che sarebbe arredato inutilmente da 15 anni; il penitenziario di Revere (Mantova), ancora incompleto, i cui lavori sarebbero fermi dal 2000 e i locali sarebbero stati saccheggiati». Lo ricordano i Giudici della Corte dei Conti, in una ordinanza del 10 luglio 2010.


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