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Il tramonto del nucleare

Il bidone nucleare frutto della propaganda. Gli scienziati ci spiegano perché.

Gio 23 Apr 2009 | di Francesco Buda | Energia
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Stando a una ricerca dell'istituto Gallup per la Commissione Europea, per oltre 6 cittadini europei su 10 (con punte dell'83%) bisogna diminuire l'energia nucleare, francesi inclusi.
Ma il bidone nuclerista resiste, ignorando la realtà dei fatti e la volontà contraria degli italiani, sia quella ufficiale e sovrana espressa al referendum del 1987, sia quella oggi registrata dal centro ricerche Eurispes e dai più importanti quotidiani nazionali - La Repubblica e Il Corriere della Sera – con appositi sondaggi, oltre che dal settimanale L'Espresso. E in Parlamento la Camera dei Deputati ha respinto una mozione pro-nucleare dell'Udc, proprio il 24 febbraio, stesso giorno dell'accordo (vago, senza cifre, né impegni contrattuali né scadenze) tra l'indebitatissima Enel e la cugina francese Edf. Queste già a novembre 2007, davanti a Prodi, avevano firmato un'altra lettera d'intenti simile. È la rinascita dell'atomo italiano? La realtà è ben altra, anche se i telegiornali non lo dicono.

Un tramonto spacciato per alba
Sembra un'alba, ma è un grigio tramonto: tempi lunghi e indeterminati, scorie eterne e ingestibili, costi incerti e proibitivi, insicurezza tecnologica, improbabile convenienza, tecnici e operai specializzati difficili da trovare, banche e assicuratori scettici, incompetenza dei costruttori, avanzata delle fonti (davvero) rinnovabili... Sul pianeta bisognerebbe realizzare e avviare 339 nuovi reattori da qui al 2030, uno ogni 25 giorni, solo per sostituire quelli attuali in via di esaurimento.
Questa la radiografia dettagliatissima tracciata da Mycle Schneider, esperto di energia noto in tutto il mondo, consulente di Governi, compreso quello francese, di Unione e Commissione Europea e della stessa Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica. Nel 1997 è stato insignito del Right Livelihood Award, il Nobel “alternativo”. «Il nucleare sta continuando il suo declino - spiega in questa intervista esclusiva ad Acqua & Sapone – ed è del tutto irrivelante che ci siano in corso un progetto in Finlandia, uno in Francia e un paio nell'Europa dell'Est. I programmi nucleari oggi non corrispondono per niente alla realtà. L'energia nucleare rappresenta solo il 2% del consumo elettrico degli utenti finali e diventerà sempre meno rilevante, mentre nel 2008 l'energia eolica è stata, da sola, la prima fonte di elettricità per capacità collegata alla rete».

mito pompato dalla propaganda
Ma dicono che il nucleare aiuta il clima...
«Per ridurre i gas serra servono soluzioni  veloci e a costi contenuti. Le nuove centrali nucleari, invece, sono lente e costose. È l'ultima opzione da scegliere».
Quindi è più che altro propaganda?
«È la campagna di propaganda di maggior successo negli ultimi 20 anni, decisamente! Ma non è una coincidenza: si tratta di una “promozione” nella quale l'industria nucleare ha investito una fortuna enorme per far passare il messaggio che l'energia atomica è il futuro e che è una soluzione chiave per il cambiamento climatico... Ma tra la propaganda  e la realtà c'è una differenza enorme: il 2008 è stato il primo anno nella storia del nucleare, dal 1956, in cui nessun nuovo reattore è stato collegato alla rete, e in nessun anno come nel 2008 si è tanto parlato del rilancio del nucleare e bla bla... altra strana discrepanza tra realtà e comunicazione». 
La vera differenza è nel divario d'informazione, prima che energetico?
«Sì, assolutamente. C'è una lobby potente, molto potente, con ottimi agganci in politica. Trovo davvero incredibile che in Italia i mass media non hanno chiarito che, oltre 20 anni dopo la fine del nucleare lì, non c'è stato assolutamente nessun progresso nello smantellamento, è straordinario! Non hanno ripulito il caos della prima parte di questa storia e si parla di una seconda parte... è incredibile!».

italia, stai attenta
Cosa può dire agli italiani?
«La vostra gente con un chiaro referendum ha deciso che non era una buona scelta continuare su quella strada. Siete l'unico Paese al mondo che non ha prodotto nessun kilowatt nucleare dopo l'incidente di Cernobyl. Si può immaginare di buttare a mare questo orientamento di oltre 20 anni, solo perché avete dirigenti e Ministri e premier che si adoperano per la propaganda? Se negli Usa Barack Obama annunciasse di voler fare nuovi reattori nucleari, gli riderebbero tutti in faccia! Ma  in Francia e Italia la politica energetica non la fanno i politici, ma l'élite dei tecnocrati, che poi “consiglia” il Presidente e i Ministri. Gli accordi tra Enel e i francesi sono molto vaghi e il livello di realtà di questi progetti in Italia, per me, è molto basso». 
Eppure qui tutti ne parlano.
«Pensa che gli italiani faranno una grande festa intorno alla costruzione dei nuovi reattori? Basta guardare alla rivolta di Scanzano Jonico contro il deposito di scorie radioattive. Il modello francese ha avuto una serie di significativi problemi: l'obiettivo era diventare indipendenti dalle importazioni di petrolio, ma la situazione oggi è che consumano più petrolio dell'Italia! è notevole quanto a lungo sia sopravvissuto il mito dell’indipendenza energetica francese che è solo dell’8,5%, mentre il Ministro dell’Industria dice che è del 50%. Tra le ragioni di questo mito c’è la manipolazione ad arte dei dati fondamentali da parte dell’Amministrazione statale e dell’industria energetica. Io posso solo consigliare che la società civile italiana guardi con molta attenzione la ratifica del programma nucleare... Così pensate di risolvere i problemi?».

l’energia inteliggente è altra
Dunque, quale energia è ok?
«La svolta è pensare e realizzare energie intelligenti. Ad esempio costruire case ben isolate, senza bisogno di tanto riscaldamento. Occorrono servizi energetici sostenibili, puliti ed accessibili. Ma lo sa che Wal Mart, la più grossa catena multinazionale di negozi, ha iniziato a usare la luce del giorno nei propri punti vendita? Ha così risparmiato il 70% di corrente! L'Italia è in una situazione molto buona: avete un consumo specifico di elettricità relativamente basso rispetto ad altri Paesi europei. È un buon inizio, non buttatelo via. Se introdurrete sempre più grandi centrali,  finirete come in Francia: non sanno come sbarazzarsi di enormi quantità di kilowattora e hanno bisogno che la gente consumi parecchio. Bisogna invece ridurre la domanda e il modello francese non ha diminuito i consumi, il nucleare li ha indotti a puntare sul riscaldamento elettrico degli edifici e ora oltre tre milioni di francesi sono al freddo in inverno, perché non possono pagare la bolletta elettrica! La povera gente così avrà sempre più difficoltà per riscaldarsi. E la Francia importa elettricità dalla Germania, ci avresti mai creduto? In un tale sistema c’è uno spreco incredibile,  non dev'essere copiato».



I  PADRONI DEL  MONDO
Il “gioco” nucleare potrebbe mirare al potere sull’idrogeno
Quale può essere la ragione vera per cui si parla tanto del ritorno all’energia nucleare in tutto il mondo, visti i costi economici, sociali ed ambientali che comporta?
La risposta è forse in alcuni reattori nucleari sperimentali messi a punto alcuni anni fa negli Stati Uniti - anche se non risultano ancora ricadute industriali - e riguarda la possibilità di  produrre, con le centrali atomiche, oltre all’elettricità, anche quella che da tutti è considerata la fonte di energia “pulita” per eccellenza: l’idrogeno.
Tutte le centrali nucleari del mondo non possono essere “accese” o “spente” come facciamo normalmente con la nostra macchina, ma debbono restare in funzione anche quando non c’è richiesta di energia. Soprattutto durante la notte, perciò, producono una enorme quantità di elettricità che deve essere letteralmente “svenduta”.
Dall’altra parte, la produzione di idrogeno richiede una certa quantità di energia. Ad esempio, per produrre idrogeno scindendo le molecole dell’acqua (formata da due atomi di idrogeno e uno di ossigeno), attraverso la cosiddetta elettrolisi, occorrono circa 33 chilowattora per la produzione di 1 kg di idrogeno (considerando una tensione di 1,23 Volt). L’industria americana General Atomics ha quindi pensato di prendere due piccioni con una fava sviluppando dei reattori che potessero produrre contemporaneamente, ma anche alternativamente, elettricità e idrogeno con la tecnica dell’elettrolisi ad alte temperature. Questi reattori prototipo funzionano a temperature tra gli 850 e i 1.000 gradi, dando una resa energetica relativamente alta (circa il 50%), ma proprio la resistenza dei materiali a tali temperature sembra l’attuale limite tecnologico.
L'americana General Atomics ha calcolato che potrebbe produrre idrogeno in questo modo al costo di 1,5 euro per chilo. Se si considera che un chilo di idrogeno equivale a 3,8 litri di benzina, si comprende facilmente gli enormi vantaggi economici che si otterrebbero da questa tecnologia.
In questo modo i “proprietari” di questo processo produttivo si porterebbero a casa altre due “fave” aggiuntive di non poco conto:
1) pochi decisori finali avrebbero in mano il controllo e il prezzo dell’energia, esattamente come è adesso; 2) si giustificherebbe la continuazione dell’uso dell’energia nucleare “civile” senza la quale rischia di restare senza coperture economiche e morali l’uso dell’energia nucleare per scopi militari. Non a caso i cinque Paesi che dispongono del “diritto di veto” presso l’ONU hanno questo privilegio immorale proprio perché posseggono armi atomiche. Sono gli USA (almeno con Bush, mentre il nuovo Presidente Obama parla di rinnovabili vere), Francia, Gran Bretagna, Russia e Cina. Si tratta delle stesse nazioni che più stanno puntando al rilancio dell’energia nucleare. Sarà una coincidenza?


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