acquaesapone Soldi
Interviste Esclusive Viaggi Editoriale Inchieste Io Giornalista TV/Cinema A&S SPORT Zona Stabile Rubriche Libri

Sotto la casta l’Italia crepa

Tutti i privilegi per Miliardi di euro che la manovra 2011 ha mantenuto, togliendo dalle tasche delle famiglie

Gio 28 Lug 2011 | di Armando Marino | Soldi
Foto di 3

Dicono che fare politica non deve essere un lavoro. E infatti non lo è: chi lavora paga le tasse. Invece, tra i 476 diversi tipi di sgravi fiscali previsti dalle nostre leggi, c’è un comma che prevede: “Non concorrono a formare reddito le somme erogate ai titolari di cariche elettive nonché coloro che esercitano le funzioni di cui agli articoli 114 e 135 della Costituzione a titolo di rimborso spese”. Tradotto: niente tasse sulle indennità di 145mila parlamentari, consiglieri di regioni, comuni, province, consigli circoscrizionali. E non è mica l’ultimo sgravio alla politica. Ce ne sono a mucchi, inclusa l’esenzione Ires “per reddito derivante dall’esercizio di attività commerciali svolte in occasione di manifestazioni propagandistiche da partiti politici”. Come dire che i nostri legislatori hanno trovato il tempo di approvare pure la detassazione delle salsicce grigliate alle feste di partito.

La verità è che questi regali ai partiti potrebbero anche essere comprensibili se fossero un premio a un’attività culturale e politica che si deve sostentare con la sola forza delle donazioni volontarie di singoli cittadini e di lobby, come dovrebbe essere dopo un referendum: quello del 1993 vide il 90% dei votanti favorevole a chiudere il rubinetto dei soldi pubblici dati ai partiti. Ma questi, incuranti della “sovranità popolare” prevista dalla Costituzione, riaprirono il rubinetto già dalla fine dello stesso anno, con una legge “sui rimborsi elettorali ai partiti”, che già nella sua prima applicazione distribuì agli stessi l’equivalente di 47 milioni di euro.

Da allora il rubinetto si è trasformato in cascata: di soldi e di privilegi, aumentati di continuo, senza curarsi se si trattava di un periodo di crisi o di uno favorevole. Tra il 1999 e il 2008, i finanziamenti ai partiti sono cresciuti del 1.110 per cento: più che un lavoro, l’unica attività imprenditoriale completamente indipendente dalle condizioni del mercato. Dicono che è demagogia, che il problema non sono i costi della politica. Può darsi, ma 503 milioni di euro per una sola legislatura non sono bruscolini. Soprattutto se pensiamo che a questi soldi vanno sommati i normali costi di funzionamento della politica. Come, per dire i 600 milioni di euro di budget del Senato e il miliardo della Camera: oltre due miliardi, solo tra contributi ai partiti e funzionamento delle due Camere. Briciole? Tanto per capire di quanto si sta parlando, quei soldi basterebbero a coprire due terzi del costo di costruzione della linea C della metropolitana di Roma.

Ma naturalmente i costi della politica non sono affatto finiti: ci sono gli enti locali, le migliaia di società municipalizzate, i consorzi, le comunità montane. Altri miliardi. Secondo uno studio dell’Istituo Bruno Leoni, tagliando le sole province si risparmierebbero altri 2 miliardi di euro. Guardando nelle pieghe dei bilanci pubblici, saltano fuori cifre assurde, totalmente ingiustificate, veri e propri costosissimi privilegi. Basta guardare alle pensioni e vitalizi per gli ex parlamentari, i quali hanno votato riforme del sistema pensionistico che prevedono una proporzionalità tra contributi versati e pensioni erogate. Per gli altri. Per loro invece incassano assegni per 219 milioni, avendo versato contributi per 15 milioni. Alla faccia della proporzione! E il bello è che la pensione parlamentare, importo minimo 3.108 euro, scatta dopo una sola legislatura (idem per i consigli regionali): c’è chi la incassa a 42 anni (però guai a non innalzare a 65 anni l’età della pensione per le donne!).

Naturalmente ai parlamentari spetta anche un ufficio a testa. E, siccome i palazzi pubblici non bastano, cosa fa la Camera? Ha trovato alcuni convenienti affitti al centro di Roma, appena 86 milioni di euro l’anno, per un totale di oltre 136.000 euro di affitto spesi per ogni parlamentare. Non meno sconvolgente il quadro delle spese per spostarsi: il tasso di utilizzo di “voli blu” è addirittura esploso. Nel 2009, ha ricostruito sul Corriere Sergio Rizzo, sono aumentate del 154% le ore di volo a testa per i membri del governo rispetto a due anni prima. I membri del governo del resto non possono essere da meno degli europarlamentari, come ha illustrato su Panorama Mario Giordano. Che prima volavano e ricevevano un indennizzo forfetario: allora volavano low cost e lucravano sulla differenza. Ora, che i rimborsi vengono dati in base alla spesa effettiva sostenuta, scelgono voli di lusso oppure si organizzano in gruppi e affittano jet privati, spendendo 1.400 euro a testa.

E naturalmente, una volta atterrati, c’è l’auto blu, il cui reale numero è difficile perfino da contare. A un recente censimento avviato dal Formez molte amministrazioni non hanno risposto. Una certezza però c’è: il record è tutto della Regione Sicilia, che le concede a 90 tra parlamentari regionali, assessori e dirigenti. Del resto il presidente della Regione Raffaele Lombardo ha a disposizione cinque Audi A6 blindate. L’ente in questo senso però è estremamente democratico: non si dimentica nemmeno della stenografa d’aula dell’Assemblea regionale o del dirigente della Biblioteca Museo “Pirandello” di Agrigento, tutti scarrozzati sull’auto pubblica. Con autista, s’intende. Del resto gli enti locali sono sempre pronti a condividere una fetta della torta con i propri addentellati, con i 300mila fortunati consulenti ingaggiati spesso con motivazioni “folcloristiche”. Come la consulente legale ai funerali della giunta regionale Bassolino, che qualche anno fa fece scalpore.

Ma è guardando tra le spese “minori” che vengono fuori le chicche migliori, quelle che alimentano la nostra impotente rabbia: ad esempio i 4.400 euro spesi dal Senato nel 2009 per acquistare 50 lussuosi asciugamani (che su eBay, stesso modello, si trovavano a 5 euro). E che dire dei 6.000 euro di caffè spesi in un anno dalla Regione Lazio per le riunioni di giunta? 14 tazze ad assessore per ogni seduta. Con tutto quel caffè la gastrite è assicurata. Per forza poi devono andare in pensione giovani.

P.S. Al momento di mandare in stampa il pezzo il governo sta discutendo di tagli ai costi della politica e alle pensioni di tutti. Scommettiamo che i secondi scatteranno da subito e i primi dalla prossima legislatura, dal prossimo anno, dalla prossima volta?

 

TOGLIERE AI POVERI PER GARANTIRE I PRIVILEGI PARLAMENTARI
Nel 2010 i 630 parlamentari di Camera e Senato hanno speso (a nostro carico) più di 3 milioni di euro solo per le cure odontoiatriche e poi hanno votato un taglio delle detrazioni ad anziani e famiglie che nel 2014 arriverà al 20%. In pratica oltre a non poter fornire un adeguato servizio sanitario ai suoi cittadini, il Parlamento obbliga ogni italiano a pagarsi alcuni servizi di tasca propria e, su quei soldi, a doverci anche pagare le tasse. E a pagare questo conto sarà soprattutto il ceto medio-basso, le famiglie con bambini, gli anziani e coloro che hanno una forte disabilità

I 630 parlamentari italiani nel 2010 hanno speso 1 milione di euro per fisioterapia, 488.000 euro per occhiali, 257.000 euro per psicoterapie, 28.138 euro per curare le vene varicose e poi hanno votato una manovra che costerà alle tasche di ogni famiglia fino a 1.000 euro l’anno, o molto più se si ha in casa un ammalato grave.

Come recitava il quotidiano nazionale “Il Giornale” nei giorni della pubblicazione della manovra: “Sotto la casta, L’Italia crepa”.

 

PRIVILEGI ‘ONOREVOLI’

Stipendio MENSILE euro 19.150 di cui:

• Stipendio base circa euro 9.980

• Rimborsi per Portaborse circa euro 4.030

• Rimborso spese affitto euro 2.900

• Indennità di carica (da euro 335 a euro 6.455) tutti esentasse

• Telefono cellulare gratis

• Tessera del cinema gratis

• Tessera teatro gratis

• Tessera autobus - metropolitana gratis

• Francobolli gratis

• Viaggi aerei nazionali gratis

• Circolazione autostrade gratis

• Piscine e palestre gratis

• Treni gratis

• Cliniche gratis

• Assicurazione infortuni gratis

• Assicurazione morte gratis

• Auto blu con autista gratis

 

LA POLITICA CI COSTA 646€ A TESTA
Sono oltre 1,3 milioni le persone che vivono direttamente, o indirettamente, di politica. Un esercito composto da oltre 145 mila tra Parlamentari, Ministri, Amministratori Locali di cui 1.032 Parlamentari nazionali ed europei, Ministri e Sottosegretari; 1.366 Presidenti, Assessori e Consiglieri regionali; 4.258 Presidenti, Assessori e Consiglieri provinciali; 138.619 Sindaci, Assessori e Consiglieri comunali. A questi vanno aggiunte 24 mila persone nei Consigli di Amministrazione delle 7 mila società, Enti, Consorzi, Autorità di Ambito partecipati dalle Pubbliche Amministrazioni; quasi 318 mila persone che hanno un incarico o una consulenza elargita dalla Pubblica Amministrazione; la massa del personale di supporto politico addetto agli uffici di gabinetto dei Ministri, Sottosegretari, Presidenti di Regione, Provincia, Sindaci, Assessori Regionali, Provinciali e Comunali; i Direttori Generali, Amministrativi e Sanitari delle ASL; la moltitudine dei componenti dei consigli di amministrazione degli Ater e degli Enti Pubblici. Ogni anno i costi della politica, diretti e indiretti, ammontano a circa 18,3 miliardi di euro, a cui occorre aggiungere i costi derivanti da un “sovrabbondante” sistema istituzionale quantificabili in circa 6,4 miliardi di euro, arrivando così alla cifra di 24,7 miliardi di euro. Una somma che equivale al 12,6% del gettito Irpef (comprese le Addizionali locali), pari a 646 euro medi annui per contribuente.


Condividi su: