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Giorgio Forattini: sono scomodo

La Prima e la Seconda Repubblica tra censure e caccia alle streghe

Gio 28 Lug 2011 | di Angela Iantosca | Interviste Esclusive
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Arriva in perfetto orario. Con passo veloce, nel suo abito bianco. Disponibile, socievole, pronto alla battuta e sarcastico come la sua matita leggendaria. Mi regala anche un suo ritratto come dedica sul libro. Lo incontro presso il Museo Carlo Bilotti, all’interno di Villa Borghese, dove, fino a settembre, è allestita una sua mostra “Viva L’itaglia!”.

«Sono contentissimo di essere qui – spiega Giorgio Forattini - nella mia Villa Borghese, mia perché qui giocavo da bambino, proprio vicino al laghetto. Nella mostra ci sono i miei lavori, che vanno dalla Prima Repubblica dei Fanfani e degli Andreotti alla Seconda di Berlusconi, ad oggi... Dal batterio killer alla Libia, passando per Pontida».

Quali differenze tra la Prima e la Seconda Repubblica?
«La Prima è stata più feconda, perché c'erano personaggi di un certo rilievo che non si adiravano, che non querelavano, ma che accettavano sorridendo le caricature. Con la Seconda è cominciata la caccia alla satira che si è concretizzata nella sparizione di alcuni satirici, alcuni dei quali li tirai fuori io dal quotidiano La Repubblica, per il quale io ho inventato l’inserto Satyricon nel 1978, poi chiuso. Da quella esperienza sono venuti fuori, per esempio Vauro, Giannelli, Vincino. I giovani di allora, però, erano tutti di sinistra e attaccavano, con i loro disegni, solo la destra. Quando c'è stato il cambio al potere, si sono trovati spiazzati...».

Come si è evoluto il disegno?
«All’inizio il disegno era muto. Poi sono comparsi giochi di parole che mi hanno portato un sacco di guai, perché i politici dicevano che non si ritrovavano in quelle parole, che in realtà erano i loro possibili pensieri».

Andreotti è stato uno dei suoi bersagli.
«L’ho rappresentato in mille maniere e non mi ha mai querelato. Ricordo che per i suoi 90 anni, durante una trasmissione, disse: “a me ha inventato Forattini!”. Una frase così per me è stato un onore grandissimo!».

Satira e censura.
«Di processi ne ho subìti una ventina e solo una volta ho perso: si accanì contro di me un giudice. Questa caccia alle streghe ha spaventato gli editori che si sono domandati: "chi me lo fa fare di spendere miliardi per far divertire il vignettista?". Io allora guadagnavo proprio bene! E allora sono state eliminate dai quotidiani le vignette satiriche. Io sono scomodo, ma credo che la satira non debba essere considerata diffamazione a mezzo stampa. Per esempio io vivo a Parigi e i miei amici giornalisti sono allibiti perché in Italia si continua a perseguitare la satira non adulatoria, perché in Italia esiste solo la satira militante. Io sono un liberale e grido per la libertà. Non ci sono articoli di legge che condannano le vignette. C’era il codice Rocco, ma nel periodo fascista!».

Sinistra e destra.
«Quelli di sinistra dicevano “tutti tranne me” e ti mandavano in tribunale, cosa che ha creato spavento negli editori. Ma la satira dai tempi dei Greci è libertà assoluta».

Quali sono i lavori a cui è più affezionato?
«Sono quelli realizzati in morte di qualcuno. Ho un grande rispetto della morte a differenza dei francesi che distruggono le persone, anche dopo morte. Io per esempio ricordo il disegno “in morte” di La Malfa: un guscio di tartaruga sul mare. O quello per Berlinguer: i capelli sul mare. Persone che mi avevano combattuto, ma per le quali ho avuto sempre un forte rispetto. E poi ricordo il disegno di Fanfani rappresentato come il tappo di una bottiglia che viene esploso. Lo feci in occasione dell’unica manifestazione di piazza alla quale ho partecipato, insieme a Pannella, a favore del divorzio! Ho realizzato 15mila disegni per tutti i giornali, 50 libri 3milioni di copie vendute. Ora mi potete trovare solo su un sito. Sono affezionato anche al Craxi con gli stivali, al Veltroni Bruco, a Prodi vestito da prete. A Berlusconi con tutti quei suoi denti. E poi tutta la serie dei Papi. Sono stato chiamato in giudizio solo per Paolo VI, per come lo avevo rappresentato. Invece, Giovanni Paolo II aveva tutti i miei libri. Ovviamente grande rispetto anche per l’ultimo Papa!».

Di cosa c’è bisogno?
«Di ironia, autoironia, divertimento e che la politica non condizioni. Oggi, poi, sembra che ci si vergogni di usare la parola Patria. Si preferisce usare solo la parola Paese. E invece dobbiamo ricordare il valore della parola Patria. Bisogna ricordare i 150 anni dell’Unità soprattutto quando si parla del trasferimento di alcuni Ministeri e della capitale al nord. A tal proposito ho fatto una vignetta in cui rappresento Bossi come un cane arrabbiato – lo rappresento sempre così – che dice: “Ho portato anche il Quirinale a Pontida!”».

La mostra si intitola “Viva l’itaglia”: cosa è che taglia l’Italia?
«L’Italia si taglia da sola, si taglia in due, con riferimento alle voci di scissione. Bossi mi è anche simpatico, ma non mi deve toccare Roma».

Lei che si dichiara così patriota, perché ha scelto Parigi per vivere?
«Vivo lì solo 10 giorni al mese, poi viaggio e torno spesso in Italia, la mia Italia. Ho scelto di andare in Francia quando ho cominciato ad essere perseguitato. Parigi è bellissima ed è interessante vivere lontano dall’Italia, perché questo mi permette di essere informato sempre su tutto, attraverso giornali e tv, ma senza esserne intossicato. E questo mi fa anche lavorare meglio!».

Non c’è nessun giornale che la rivorrebbe?
«Per ora non mi ha chiamato nessuno. Io ho lavorato con tutti, tranne che con il Corriere della Sera… Se mi chiamano…».
 


10MILA VIGNETTE
Giorgio Forattini nasce a Roma nel 1931. Dopo la scuola e diversi lavori, a 40 anni, entra come impaginatore grafico a Paese Sera. Le prime vignette di satira politica appaiono nel 1973 su Panorama, nel 1974 su Paese Sera. Alla fine del ’75 contribuisce alla fondazione de La Repubblica. Per 7 anni collabora con L’Espresso e nel 1991 torna a Panorama dove collabora fino al 2009. Nel 1999, in seguito a una querela di Massimo D’Alema, lascia La Repubblica e ritorna nel 2000 a La Stampa di Torino. Dal 2006 al 2008 pubblica sul quotidiano Il Giornale. Ha disegnato 10mila vignette, pubblicato 49 libri, venduto più di 3milioni di copie. La mostra “Viva l’itaglia” è aperta fino al 18 settembre presso il Museo Billotti di Roma (www.museocarlobilotti.it).


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