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Mi apro un punto venditaIl lavoro non c’è e allora molti pensano ad aprire un esercizio commerciale. Ecco gli errori da non fareGio 28 Lug 2011 | di Massimo Gallus | Soldi
Un bar, un negozio di abbigliamento, una lavanderia self-service o mille altri tipi di attività, nel commercio c’è sempre spazio in Italia per conquistarsi una propria clientela. Ma attenti ai facili entusiasmi, quello di aprire un negozio è anche il modo migliore per bruciare un piccolo capitale in pochi anni, con tutti i dispiaceri che ne derivano. L’Italia è fra i paesi più ricchi, quello con la rete commerciale più capillare, ma anche più arretrata. Troppi negozi, troppo piccoli ed anche troppo poco moderni. Quindi se da una parte c’è un eccesso di proposte simili e di concorrenza, dall’altro c’è scarsa originalità e professionalità. Ne consegue che il rischio di mortalità per una nuova attività è altissimo. Specie se l’offerta che propone non è veramente superiore alla concorrenza. Aprire il piccolo negozio di vestiti solo perché si crede di avere buon gusto è generalmente un suicidio. Occorre una conoscenza diretta del settore molto approfondita perché ci si lavora da anni, ma anche una capacità critica distaccata, l’entusiasmo che pure è fondamentale può giocare brutti scherzi. Non sono solo i punti di forza che vanno analizzati, ma soprattutto i punti di debolezza, perché sono quelli che in genere fanno chiudere. Capacità finanziaria, conoscenza della zona, dimensione ottimale del punto vendita, imprenditorialità, capacità di relazionarsi con il pubblico e con i dipendenti e collaboratori sono tutti fattori chiave. Poi occorre un prodotto superiore da vendere. Oppure un prodotto simile a quello della concorrenza, ma ad un prezzo decisamente inferiore. Inoltre bisogna analizzare bene i reali bacini di potenziali clienti. Insomma non è un giochetto, è un’arte in cui pochissimi eccellono e la crisi non aiuta. C’è posto solo per commercianti veramente professionali, preparati, moderni. Talvolta è sufficiente fare tutto un pò meglio degli altri per avere risultati strabilianti, ma chi è capace di questo realmente e non a parole? Tutti all’inizio ne sono assolutamente convinti. Poi la realtà è che non ci riescono e chiudono lasciandoci, anni di sacrifici, tanti soldi e tanta serenità. Un modo per attenuare i rischi (attenzione non annullare) potrebbe essere aprire un punto vendita in franchising, ma occhio all’insegna. Molte sono valide e interessanti, altre assolutamente no. Sicuramente se proprio si è intenzionati a vivere di commercio è veramente molto utile analizzare bene l’ipotesi di aprire in franchising, si abbassa notevolmente il rischio di fallire già nei primi anni. Con oltre 45 mila punti vendita in tutta Italia e un giro d’affari di oltre 20 miliardi di euro l’anno il franchising può essere una formula molto valida per mettersi in proprio. Quindi occhio al franchising, sia nel senso di prenderlo seriamente in considerazione, ma anche in quello di essere particolarmente oculati per non scegliere catene che sono trappole. Sul numero di settembre approfondiremo il tema del franchising.
LA CRISI NON È ANCORA FINITA Fonte: Confesercenti |
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