acquaesapone Interviste Esclusive
Interviste Esclusive Viaggi Editoriale Inchieste Io Giornalista TV/Cinema A&S SPORT Zona Stabile Rubriche Libri

Valentina Lodovini: credo in chi lotta

A tu per tu con l’attrice resa popolare dal film “benvenuti al sud”

Ven 29 Lug 2011 | di Alma Pentesilea | Interviste Esclusive
Foto di 10

Con “Benvenuti al Sud” ha conquistato un David di Donatello e, soprattutto, gli italiani. È cresciuta imparando a memoria i film di Al Pacino, studiando le biografie dei grandi registi, amando Anna Magnani per la sua inarrivabile bravura e la sua sensibilità. Preferisce non essere accostata a Monica Bellucci, anche se solo geograficamente, perché detesta le etichette: «le etichette indicano una scadenza, quindi non le amo. Ognuno è se stesso». Ora la umbra Valentina Lodovini è sul set di “Benvenuti al Nord”: «Di questo progetto non posso dire molto. Posso solo dire che è divertente! Per quanto riguarda il primo è una commedia che ha una sua dignità, una sua intelligenza. Meglio premiare queste commedie piuttosto che quelle volgari. Poi, per quanto mi riguarda, c’è stato un lavoro dietro da attore, c’è stato un percorso da fare. Non dico che mi sono meritata il David, ma a livello personale e professionale è stato importante».

A settembre sei nelle sale con “Cose dell’Altro Mondo”, film di Patierno.
«Mi è piaciuta molto l’idea di questo film, perché si parla dell’immigrazione in modo intelligente. Si parla del rapporto che vari personaggi hanno con gli immigrati e poi di quale conseguenza un loro eventuale allontanamento potrebbe avere sulla comunità: vengono fuori le coerenze, le incoerenze, le ipocrisie».

Per la manifestazione organizzata dalle donne che si è svolta a luglio a Siena, “Se non ora quando?”, hai girato uno spot con Claudia Pandolfi, diretto da Cristina Comencini: perché hai accettato?
«Perché io credo in chi lotta, in chi combatte per ciò in cui crede. Difendo i diritti e le libertà poiché sono il cibo necessario per l’uomo. Per questo mi sono legata ad Amnesty International e come donna lo faccio per le donne. È necessario difenderci. Se solo pensassimo che l’unico lavoro nel quale le donne sono più numerose degli uomini è quello delle casalinghe...».

Come sei stata contattata?
«Ho ricevuto una telefonata da Cristina. Un po’ si capisce che sono una sostenitrice delle donne, pur non essendomi mai esposta... E ovviamente ho risposto in maniera entusiasta! Anche perché ciò che è successo a Siena è qualcosa di più rispetto alla manifestazione del 13 febbraio a Roma e dell’8 marzo. Allora era qualcosa che stava accadendo in quel momento. Ora c’è un progetto concreto: non c’è la volontà di lamentarci. Si dice semplicemente come stanno le cose. Si sta creando qualcosa di più forte. A Siena non c’erano slogan, cliché: era una manifestazione pacifica, costruttiva».

Che tipo di spazio c’è per le donne nel cinema?
«Io non mi lamento, sono stra-fortunata! Ma spesso la donna ha ruoli funzionali a quelli dell’uomo: c’è il ruolo della fidanzata, della moglie, dell’amante... Comunque, se come attrici abbiamo più o meno i nostri spazi, non vedo mai un direttore della fotografia, una operatrice donna. Eppure di donne preparate ce ne sono: basta pensare che nel mio anno di corso al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, la classe che frequentavo era fatta quasi tutta da donne. Ed ora dove sono?».

Cosa pensi dell’immagine della donna che è emersa negli ultimi mesi?
«In generale mi fa tanta tristezza e mi dà un senso di solitudine. La cosa che, tuttavia, più mi ha colpito è il ruolo della madre, perché la madre è la tua metà, ti può anche abbandonare, ma non è possibile che stia in silenzio di fronte a certi racconti, che butti via la propria figlia, che la inciti alla prostituzione, che la svenda così».

Cosa ha significato per te il David?
«è stata la ciliegina, non la torta e quindi non ha cambiato nulla. È bella la statuetta, è bello vederla quando entro in casa. Ma sono felice perché rappresenta il risultato di un lavoro di gruppo. Non credo che i premi ti facciano lavorare. Io sono stata molto fortunata, ho fatto sempre quello che volevo con le persone che volevo. Ho un curriculum da proteggere a cui tengo molto. Sicuramente la cosa più importante è il pubblico. Sono grata a ”Benvenuti al Sud” perché è l’amore che il pubblico prova per me dopo questo film che farà cambiare le cose».

Un film che ti ha cambiata?
«“Nel nome del padre”, perché è un film che ti lascia delle domande. Daniel Day Lewis è un ragazzetto che ne combina di tutti i colori. Quando il padre gli dice “non ti affiderei mai tua madre”, lui comincia a porsi delle domande. Io mi sentivo come lui: una scapestrata. Dopo aver visto quel film, ho cominciato a vedere mio padre come uomo, ho cominciato a capire che dovevo assumermi delle responsabilità e crescere».

Tempo fa eri stata coinvolta nel Progetto Magnani: un progetto per la tv voluto dalla Rai e basato su una biografia della attrice.
«Per quanto riguarda il Progetto Magnani non so che fine abbia fatto. Io ho detto di no perché per me Anna Magnani – e questa cosa prendetela con le “pinze” - è la “Madonna”, è sacra, va toccata con rispetto. Non sono contro le biografie, ma bisogna che la nave abbia una scialuppa eccellente, prima di essere messa in mare. Deve essere tutto molto alto. Avevo delle titubanze. E poi stiamo parlando di Anna Magnani, la donna che ha fatto la storia del cinema. È stata la prima attrice italiana a vincere l’Oscar. Penso a lei e penso a Roma».

 

LA RIVELAZIONE
Nata in Umbria, all'età di 19 anni intraprende l’attività di attrice. Tra i suoi film ricordiamo “Ovunque sei” (2004) di Michele Placido, “L’amico di famiglia” (2006) di Paolo Sorrentino, “A casa nostra” (2006) di Francesca Comencini. Nel 2008 è Mara nel film di Mazzacurati “La giusta distanza” (2007). Nel 2009 è nelle sale con “Fortapàsc” di Marco Risi, e con “Generazione mille euro” di Massimo Venier. Nel 2010 è tra i protagonisti di “Benvenuti al Sud” e di “La donna della mia vita”. A settembre torna al cinema con “Cose dell’altro mondo” di Patierno. Da poco sono cominciate le riprese di “Benvenuti al Nord”.


Condividi su:
Galleria Immagini