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Una vita a misura d’uomo

Lavorare meno, guadagnare meno, vivere di più: ecco il nuovo stile di vita che si sta diffondendo a livello mondiale.

Ven 29 Lug 2011 | di Sabrina Protano | Attualità

Correre, correre, correre. Le nostre giornate sono una corsa continua dietro a mille impegni lavorativi e familiari. Per attuare le nostre aspirazioni di vita nel minor tempo possibile siamo abituati ad agire velocemente, a pensare velocemente. Inseguiamo i nostri obiettivi, i nostri doveri e la nostra esistenza che fugge, senza renderci conto che non stiamo vivendo veramente: è come se in questa vita non stessimo facendo altro che prepararci per viverne un'altra.

Vivere per lavorare?
I dati relativi a questa situazione non sono affatto confortanti. Secondo l'Istat, negli ultimi 30 anni la quantità di ore effettivamente lavorate da noi italiani è aumentata del 20,5%. E questo vale per qualsiasi posizione professionale, dipendente e indipendente. Ne consegue che il tempo libero che ciascuno di noi ha a disposizione, quello da dedicare alla nostra famiglia, ai nostri amici, ai nostri interessi (insomma, a ciò che veramente siamo e che ci rende felici), è davvero molto poco. Da una ricerca condotta dalla Braun Research Inc. emerge che l'81% degli italiani sostiene di non avere abbastanza tempo per fare ciò che gli piace, mentre il 61% dichiara di essere solitamente troppo stanco per coltivare il proprio tempo libero come vorrebbe. Sta di fatto che, nel nostro Paese, ben 4 milioni di lavoratori soffrono di stress da lavoro, dovuto non solo a ritmi lavorativi troppo pesanti, ma soprattutto all'ansia di dover fare tutto in poco tempo, sia in ufficio che una volta fuori, quando si viene inghiottiti da mille altri impegni e appuntamenti (dati Agenzia Europea per la Sicurezza e la Salute sul Lavoro).

Rallentare con il Downshifting
Per fortuna cambiare rotta si può, e in molti lo stanno facendo, convertendosi ad un nuovo stile di vita: il Downshifting. Letteralmente significa “muoversi verso il basso”, più colloquialmente significa “scalare la marcia, rallentare, prendersela con calma”. Downshifting significa smetterla di affannarsi e riorganizzare le proprie priorità. Significa scegliere di lavorare di meno e guadagnare di meno per avere più tempo per i propri interessi. Significa, ad esempio, scambiare una carriera economicamente soddisfacente, ma stressante, con uno stile di vita meno retribuito, ma meno faticoso e più gratificante dal punto di vista personale. Fare meno, ma fare meglio, con più passione e con più senso. Insomma: recuperare la propria sfera emotiva, investendo sul concetto di felicità.

L’identikit di chi “molla tutto”
Questo nuovo stile di vita, molto diffuso nel mondo anglosassone, si sta imponendo anche in vari altri Paesi, al punto che, secondo ricercatori e sociologi, pare essere destinato a segnare il costume nel mondo del lavoro dei prossimi anni. Nell'ultimo anno oltre 260 mila inglesi e almeno 100 mila francesi sono passati all'azione. Varie persone cominciano a farlo anche in Italia. Ma chi sono i coraggiosi sostenitori del “vivere lento” che, ad un certo punto della loro vita, decidono di cambiare vita? Molti sono professionisti con un ottimo lavoro e con specializzazioni varie, in genere sopra i 34 anni d'età, che dopo aver tanto lottato e sudato nella scalata sociale si chiedono se ne sia valsa veramente la pena. Perciò dicono addio allo stress, alle ore passate al telefono o imbottigliati nel traffico, alle riunioni fino a sera tardi e, privandosi di chances di carriera, successo e denaro, decidono di cambiare lavoro e ricominciare tutto dall'inizio, scegliendo di non limitarsi più ad avere qualche ora di libertà relegata nel fine settimana e liberando le proprie passioni dal triste ghetto degli hobbies. In genere, quindi, scelgono (o meglio, creano) nuovi lavori perfettamente in linea con i loro interessi e con le loro capacità, cin modo che coincidano con ciò che amano fare. Per molti riuscire in questo intento non ha prezzo.

Il duro lavoro delle mamme
Ma questo movimento non riguarda solo i professionisti. Non solo tra i manager in carriera ci sono persone che decidono di “rallentare”. Il fenomeno riguarda ormai quasi tutti. Perché in una società come la nostra, in cui il denaro è diventato praticamente l'unico generatore di “valori”, si è pensato, soprattutto negli ultimi 20 anni, che, potendo pagare e quindi lavorando tutto il tempo per poterselo permettere, ciascuno potesse meglio realizzarsi. E l'attrazione per l'equazione più lavoro/più guadagno = più felicità è diventata fatale. Purtroppo, questo modo di vedere le cose rende la vita molto complicata, soprattutto per alcune categorie, come quella delle mamme lavoratrici, che affrontano giornate oberate di impegni. Milioni di donne “operano” dalle prime ore del mattino fino alla sera tardi, giorno dopo giorno: preparano i figli per la scuola, vanno a lavorare, vanno a prenderli per poi portarli a fare sport o corsi di lingua, fanno la spesa, cucinano, fanno le faccende domestiche, badano al cane, se ci riescono badano al marito, e chi più ne ha, più ne metta. Ma in molte hanno capito che si può fare qualcosa per migliorare la situazione e hanno deciso di cambiare rotta. In molte hanno capito che non importa lavorare tante ore e avere più soldi per riempire la casa di quei “comfort” di cui neanche abbiamo il tempo di godere; non importa che i bambini svolgano un'attività pomeridiana diversa ogni giorno (dallo sport al corso di pittura, alle lezioni di chitarra, all'incontro con i boy scouts) o vengano sommersi da giocattoli o quant'altro l'industria crei per intrattenerli, perché anche loro preferirebbero trascorrere un po' più di tempo con i genitori, magari a tirare due calci ad un pallone al parco o a fare le trecce ad una bambola. Insomma, sono molte le mamme che hanno compreso tutto questo e hanno deciso di ridurre le ore di lavoro (o addirittura di cambiare attività, rimettendosi in gioco), rinunciando a un po' di soldi, ma guadagnando sicuramente in serenità (la loro e quella dei familiari).

Come iniziare
In che modo orientarsi, quindi, per mettere in pratica questa filosofia di vita e renderla concreta? In tanti si sono cimentati a dare consigli per passare all'azione.
Se decidessimo di mollare un ottimo lavoro ben retribuito (ma che ci toglie l'anima) per ricominciare con uno nuovo che dia spazio alla nostra persona e alle nostre energie vitali, dovremmo innanzitutto sederci a tavolino e chiederci cosa faremmo se fossimo liberi: quali sono le nostre passioni? Quali le nostre capacità e le nostre attitudini? In che modo poterle coltivare e mettere a frutto? Dovremmo cercare di essere ottimisti, di credere nel nostro talento e, nello stesso tempo, di essere realisti, evitando di inseguire sogni irrealizzabili. In secondo luogo, visto che i primi tempi senza il solito stipendio sarebbero difficili, dovremmo imparare a ridurre le nostre spese individuando i costi non essenziali. Più in generale, dicono gli esperti, la cosa davvero importante per “rallentare”, sia per i manager in carriera sia per i comuni lavoratori (comprese le mamme lavoratrici) consiste nel ridare valore al tempo piuttosto che alla materialità e rientrare in contatto con le cose belle e semplici della vita: una bella chiacchierata serale con il nostro compagno davanti a un bicchiere di vino invece del solito programma mandato dalla pay-tv; una passeggiata con nostro figlio invece di una partita ai video games o del costoso giocattolo da fargli usare mentre siamo occupati a fare altro; cucinare insieme ad un’amica mentre le facciamo il resoconto delle nostre giornate, invece che il solito frettoloso scomodo (e costoso) aperitivo in centro. Ma attenzione, perché, se decidiamo di “convertirci” al Downshifting, dobbiamo essere consapevoli delle nostre azioni: rinunciare a molte cose a cui siamo ormai assuefatti potrebbe farci guadagnare da una parte, ma dall'altra costarci molto in termini psicologici. Il Downshifting non è per tutti: non deve essere subìto, ma deve essere un volontario ricalibrare i ritmi di vita con quelli... del cuore.

Usciamo dagli schemi
Liberiamoci, quindi, dagli schemi imposti dalla società, che ci fanno credere che è possibile essere sereni soltanto in una situazione di totale equilibrio economico: questa convinzione è la prima causa del malessere diffuso al giorno d'oggi. Iniziamo ad investire sui nostri talenti e a dare spazio anche ad altri valori, come quello del tempo. Riprendiamo in mano la nostra vita. E, se questo significa intraprendere lavori “vecchio stampo”, va bene così: forse sono proprio i vecchi lavori la via d'uscita per tornare ai vecchi valori.

 

ADESSO BASTA (STORIA DI UN ITALIANO CHE HA CAMBIATO VITA)

 

Simone Perotti è un quarantenne che, ad un certo punto della sua vita, ha detto “basta” e, senza essere ricco di famiglia o aver vinto al Superenalotto, è riuscito a cambiare tutto. E così, da manager tanto ben pagato quanto stressato è passato ad una vita più spensierata da navigatore e scrittore; da un appartamento nel centro di Milano si è trasferito nella campagna ligure in una casa che ha costruito con le sue mani. Ed è tornato libero. Il suo libro “Adesso basta – Lasciare il lavoro e cambiare vita” (Chiarelettere 2009), vero e proprio manuale sul Downshifting, ha avuto e continua ad avere un grande successo. «Finora abbiamo pensato che ci sia solo un modo di guadagnare soldi e lavorare, cioè il nostro. Non è così» scrive. E lo dimostra con specifici esempi tratti dalla sua esperienza, dettagliatamente spiegati nel libro.


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