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Ryan Reynolds: Abbonato al cinefumetto

Il giorno che mia mamma mi ha visto al cinema sepolto vivo...

Mar 23 Ago 2011 | di Boris Sollazzo | Interviste Esclusive
Foto di 6

Ce ne ha messo di tempo Ryan Reynolds per farcela. Anni di lavoro, piccoli film e piccoli ruoli, il sospetto che quella bella faccia e gli occhi allegri e un po’ impertinenti fossero il suo talento migliore. Ma il canadese di origini irlandesi è uno che non demorde, dietro quella faccia bonaria c’è un uomo coriaceo e volitivo, uno che lavora duro e non ama il lato superficiale della celebrità. E che ha sempre saputo di non essere solo sexy. Lo sapeva quando, ultimo di quattro fratelli tutti poliziotti, decise di fare l’attore. Lo sapeva quando fu bocciato al corso di arte drammatica. Lo sapeva quando rimase disoccupato per inseguire il suo sogno. Ed eccolo ora, tra film d’autore (Buried) e supereroi come “Lanterna Verde” (in sala da fine agosto). Uno che nel pantheon fumettistico DC è un po’ una mosca bianca: ha una compagna bellissima, è ironico, non prende quasi mai la scelta giusta. Cerchiamo di conoscerlo meglio.

“Lanterna Verde” l’ha già visto finito? Che effetto le ha fatto?
«Immaginate di parlare per mesi con delle palle da tennis (usate negli studi per segnare la posizione dei personaggi ricreati con gli effetti speciali- ndr), sentendovi ovviamente abbastanza idioti. Sono rimasto positivamente scioccato, perché mi sono ritrovato questo film, questa fantastica creatura finita ed è stato incredibile. E, anche se mi piacerebbe dire che è stato merito mio, dobbiamo ringraziare, tra gli altri, quel centinaio di persone che hanno curato gli effetti speciali».

Sa che questo sarà l’ultimo mattone verso una notorietà mondiale? La cosa la spaventa?
«Sono anni che lavoro, la fama non è mai stata un problema. è stato tutto molto graduale e comunque tuttora posso girare senza che molti mi riconoscano (l’arguto collega Valerio Salvi lo chiama il Tube Test: se prendi la metropolitana senza che tutti ti fissino, vuol dire che non sei ancora “intollerabilmente” famoso). E non so perché ora è più facile che mi diano ruoli da protagonista: io, potrà sembrare banale, mi impegno come in passato. Ora mi guardano con occhi diversi, ma i miei sono gli stessi. Ho lavorato duramente in passato e lavoro duramente ora. Come in questo set peraltro, dove la fatica è stata tanta».

Conosceva questo strano personaggio prima? Ne leggeva i fumetti?
«L’ho letto qualche volta, ma non molto prima di questo film. Chiaramente l’ho riscoperto adesso, trovo eccellente il lavoro di Geoff Johns, le sfaccettature di quello che per molti versi è un antieroe. Lo trovo più umano degli altri e questo mi piace. Al cinema spesso ci offrono uomini e donne bidimensionali. Non ho comunque cercato di farmi condizionare troppo dalla pagina scritta per catturare il personaggio, piuttosto ne ho intuito lo spirito. Comunque è un fumetto interessante e complesso che mi ha colpito molto».

Lei ormai è abbonato ai cinefumetti, continuerà?
«è il terzo personaggio tratto da un fumetto, è vero. Ma questo è il mio primo supereroe, visto che Deadpool è davvero un comic book sui generis e in Blade non ero il protagonista. Sono ruoli diversi, anche se a suo modo può sembrare un record il mio! Non sarò Flash Gordon, però finirei per essere ridicolo: a quel punto cosa mi rimarrebbe, Wonder Woman?».

Facciamo un salto indietro. La sua carriera sembra essere cambiata dopo il bellissimo film “Buried”.
«E ora mi aspetta un altro film importante, in Africa, diretto da Daniel Espinosa e con Denzel Washington, “Safe House”. Un’esperienza pazzesca: è un continente meraviglioso e sofferente.  Il punto è che amo sperimentarmi in varie esperienze. E “Buried” è stata una di queste. Sono legatissimo a quel film: appena arrivo in Spagna, cerco di vedere Rodrigo Cortès, un regista di grande talento. è stata una performance potente, forse unica, non so se mi farò riseppellire un’altra volta! Non è stato per nulla facile: quando ho letto la sceneggiatura pensavo a quanto fosse pazzo lui a propormela e io a volerla accettare. Novanta minuti sottoterra, un solo personaggio e un cellulare, anche a ripensarci è una follia, ma ha avuto ragione lui. E Rodrigo mi propose il tutto pure con un inglese non proprio impeccabile: ma capii immediatamente quell’intelligenza così intuitiva e brillante. è stato emozionante vedere il pubblico, al Sundance, respirare come in preda a un attacco di claustrofobia e mi hanno detto che qualcosa del genere è successo anche al Festival di San Sebastian. è stato meno divertente quando il film l'ha visto mia madre: non era molto contenta!».

Fare il produttore l’ha resa migliore come attore? Il prossimo passo sarà la regia?
«Come produttore ho 6 progetti in piedi, e anche dei tv shows. Non so se il mio essere attore mi sia d’aiuto come produttore o viceversa. So che sono due parti di me che coltivo con passione e che mi rendono, forse, un professionista più completo. Mi vedo meno come regista: vedo coloro che mi dirigono e mi colpisce la loro capacità di lavoro, di badare a molte cose contemporaneamente, di saper mediare. Non so se ne sarei capace».

Molti attori dichiarano che recitare li ha salvati. Vale anche per lei?
«Non credo proprio che recitare abbia salvato la mia vita, potrei finire anche domani. Certo non avrebbe molto senso, mi piace questo lavoro!».

Nonostante Hollywood?
«Hollywood è un posto strano, ma è pur sempre il luogo dove si concentrano le maggiori risorse creative e finanziarie del cinema occidentale. Bisogna maneggiarla con cura, ogni tanto uscirne e trovare progetti indipendenti ed alternativi, ma tornarci perché è anche un posto che può ispirarti e insegnarti molto. Non è un posto facile, certo».

Suona il telefono. è un regista. Chi vorrebbe che fosse?
«Per non dire Steven Spielberg o i registi con cui ho lavorato, con cui evidentemente mi sono trovato bene, direi Alfonso Cuaròn, davvero un gran talento. Di Spielberg ammiro il fatto che forse sia il talento più completo che Hollywood abbia espresso».                                       

 



RE DEI FUMETTI
Ultimo di 4 fratelli tutti poliziotti, è figlio di un commerciante e una commessa. Bocciato al corso di arte drammatica, si trasferisce in Florida. Selezionato per far parte del telefilm “Fifteen”, dopo anni di gavetta, recita in “Maial College”, “Matrimonio impossibile”, “Blade: Trinity”. Seguono “Smokin' Aces”, “Un segreto tra di noi”, “X-Men le origini - Wolverine”, “Ricatto d'amore”, “Lanterna Verde”. è stato spostato con Scarlett Johansson.
 


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