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Incapaci di garantire la giustizia

Così la casta ha ingolfato tribunali e creato un inferno. Giudici, avvocati e direttori di carcere chiedono di riparare. si può, da subito.

Mar 23 Ago 2011 | di Francesco Buda | Attualità
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«Una questione di prepotente urgenza, una realtà che ci umilia in Europa e ci allarma per l'estrema sofferenza quotidiana, fino all'impulso a togliersi la vita, di migliaia di esseri umani chiusi in carceri che definire sovraffollate è quasi un eufemismo».
Così ultimamente il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha definito l'inferno delle 207 prigioni italiane e dei 6 cosiddetti “ospedali” psichiatrici giudiziari, che il Capo dello Stato ha bollato come «inconcepibili in qualsiasi Paese appena appena civile», per il loro «estremo orrore». Oltre 67mila esseri umani in scatole che al massimo potrebbero contenerne 42mila (45mila secondo il Ministero), un record europeo, che supera Paesi anche del terzo mondo. Una umiliazione per tutto il popolo italiano, non solo per i reclusi. Già due volte l'Italia è stata condannata dalla Corte europea dei diritti dell'uomo per violazione della norma secondo cui “Nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani o degradanti”. A farne le spese sono più che altro i poveracci, tossicodipendenti (circa il 25%), immigrati (circa il 36%) e “pesci piccoli” (9 su 10). Un limbo nel quale ci si suicida 20 volte più che fuori, prodotto dello sfacelo nel quale i politici hanno gettato l'intero sistema giudiziario. A marzo il Consiglio dei Ministri ha istituito la Commissione nazionale per la promozione e la protezione dei diritti umani...    

Tutti contro questo scandalo
Non è più solo ormai materia per tormentoni e scioperi della fame di Marco Pannella e dei  Radicali. Giudici e avvocati, direttori delle prigioni e polizia penitenziaria, giuristi, volontariato, cattolici e “mangiapreti”, sindacati e organismi di vigilanza e tutela dei diritti umani, esasperati chiedono legalità e umanità e prendono posizione contro un sistema che schiaccia e “incarcera” anche loro e li costringe ad essere complici dell'illegalità di Stato. Tutti dalla stessa parte per fermare questo scandalo, frutto di una politica incapace, miope e populista, che definiscono “carcerogena”. In un documento congiunto presentato a luglio, chiedono in sostanza che la reclusione sia applicata come rimedio estremo, anziché di routine, come sanzione “normale”. In un sistema giudiziario e penitenziario che di normale ormai non ha più nulla.
Oltre ad invocare una riforma seria del codice penale, in un documento congiunto, bocciano pesantemente soprattutto leggi passate alle cronache coi nomi di “ex Cirielli” (o “salva-Previti”), “Bossi-Fini” e “Fini-Giovanardi”. Leggi che gonfiano le celle di disperati e fanno collassare il sistema, con regole assurde o male applicate: abuso sistematico della carcerazione preventiva (ti sbatto in cella anche senza condanna), galera sempre più inflitta per reati minori, con un accanimento contro chi usa o detiene anche piccolissime quantità di droghe, contro stranieri e recidivi e “pesci piccoli”. Ad esempio si rischia il carcere anche per la guida in stato di ebrezza o se non si pagano gli alimenti all'ex coniuge o per un diverbio con un pubblico ufficiale. E ancora: misure alternative - che fanno inconfutabilmente diminuire la ripetizione dei reati - concesse col contagocce,  invenzione di nuovi reati e mancato invio dei tossicodipendenti nelle comunità terapeutiche (rarissime). 

Politica incapace e mass media della paura
«Dal primo giugno stiamo facendo lo sciopero della fame a staffetta e proseguiremo almeno fino ad ottobre», racconta ad Acqua & Sapone l'avvocato Manuela Deorsola, della giunta dell'Unione camere penali italiane, dove è stata anche membro dell'Osservatorio carcere. «L'idea del documento congiunto per fermare questo scempio è nata al nostro convegno nazionale lo scorso aprile – spiega la referente dei penalisti italiani – ed al quale volutamente non abbiamo invitato i politici; c'è una responsabilità politica non indifferente in tutta questa situazione, ma pure i mass media cavalcano le paure, spesso fanno sembrare che la carcerazione sia l'unica possibiltà di risposta al crimine e quel documento offre proposte semplici e concrete, attuabili subito e a costo zero. Abbiamo la legge Gozzini del 1975, che tutti ci  invidiano in Europa, ma è usata malissimo».
«Oltre alla responsabilità politica, è enorme quella dell'informazione, che alimenta la paura, te lo dico io che sono giornalista – conferma Ornella Favero, direttrice di “Ristretti Orizzonti”, rivista del carcere Due Palazzi di Padova –. Adesso se ti beccano con un po' di alcol nel sangue alla guida, può scattare fino a un anno di carcere e moltissimi altri sono gli esempi di reati puniti con la galera, i “reati della normalità”, che possono riguardare chiunque, che portano in cella le persone comuni. Non è più il carcere di chi ha scelto di vivere delinquendo, ad esempio rapinando o truffando. Non si vogliono trovare punizioni alternative alla detenzione, che comunque già ci sono e funzionano, come ad esempio far fare lavori di pubblica utilità, la semilibertà e le altre misure alternative».  

Direttori di carcere esasperati
«Viviamo un enorme contrasto nel lavoro, che ci ha costretti a scendere in piazza a luglio per la prima volta: ogni giorno ci ritroviamo ad assistere al mancato rispetto delle norme che lo Stato si è dato - si sfoga con Acqua & Sapone Enrico Sbriglia, segretario nazionale del Sindacato direttori dei penitenziari, che hanno messo in atto un sit in sotto il Ministero della Funzione Pubblica a Roma, anche perché per loro non esiste un contratto specifico -.
Qualunque norma della legge penitenziaria non è rispettata - insiste Sbriglia -. C'è una demotivazione professionale che diventa pericolossima in carcere, che hanno trasformato in discarica sociale. Non sanno affrontare il problema dei manicomi chiusi o della droga? E la soluzione è il carcere. Non sanno affrontare l'arrivo di barconi carichi di stranieri? La soluzione è il carcere... Abbiamo riempito le carceri di persone che non hanno commesso reati, ma solo perché stavano qui ed hanno la “colpa” di respirare e calpestare il suolo italiano; quelli che hanno invece commesso reati grossi, se la vivono alla grande agli arresti domiciliari. Il sovraffollamento favorisce il bancarottiere, il trafficante di armi o chi ha fregato milioni di euro ai piccoli risparmiatori, il tipo “perbene”, laureato, che può pagarsi buoni avvocati. Vivo come profonda ingiustizia l'essere il guardiano dei poveri, mentre quelli che fanno veramente reati grandi e grossi se la godono. È una giustizia che si concentra sui disgraziati, “il cane che morde lo stracciato”, diciamo a Napoli».

Cavalcano le paure della gente e producono meno sicurezza
«È una realtà non giustificabile in nome della sicurezza, che ne viene più insidiata che garantita», ha sottolineato il Presidente Napolitano,  durante il convegno sulla Giustizia organizzato dai Radicali il 28 e 29 luglio al Senato.
«Cresce la voglia di sicurezza anche perché i mass media dicono che c'è rischio, ma i reati sono diminuiti negli ultimi anni», ricorda l'avvocato Deorsola, criticando giornali e Tg che premono sull'acceleratore della paura. Diminuiti gli omicidi, diminuiti i furti, crollano le rapine, scomparsi i sequestri di persona a scopo estorsivo, dice il Rapporto 2010 sulla criminalità e la sicurezza in Italia da poco pubblicato dal Ministero dell’Interno. Ma è aumentato a dismisura il numero dei deportati in cella. «Le carceri, così come sono oggi conciate, costituiscono il pericolo più grande per la sicurezza – aggiunge il dottor Sbriglia, che dirige il carcere di Trieste -: i detenuti, rimessi in libertà con un carico di odio senza pari, verosimilmente ritorneranno a commettere nuovi e più gravi reati». «Nella situazione attuale, mandando in carcere una persona, produciamo un effetto criminogeno», dice Piergiorgio Morosini giudice a Palermo, che lamenta: «carceri piene di detenuti in attesa di giudizio e paradossalmente boss mafiosi che escono dal carcere perché scaduti i termini di custodia cautelare». 


La politica diventi capace
«Le leggi producono un eccesso di carcerazione e ciò dipende dalla politica che fa le leggi, la percepita sicurezza è diventato tema da consenso elettorale, perciò hanno ampliato a dismisura i sistemi detentivi sovraffollandoli», conferma ad Acqua & Sapone Mauro Palma, presidente uscente del Comitato europeo per la prevenzione della tortura. Qual è il confine tra queste scelte irresponsabili e le pratiche del torturatore, gli chiediamo. «Questa in Italia non è tortura, cosa che comporta la volontà di torturare, ma si tratta di trattamenti disumani e degradanti, in cui non c'è volontà di far soffrire... però non c'è nemmeno la volontà di evitare le sofferenze, né capacità e volontà di risolvere».
«Visto che un Parlamento ancora c'è – è l'appello di Luca Palamara, presidente dell'Associazione nazionale magistrati – non perda tempo a occuparsi di cose ininfluenti, ma si occupi di cose importanti tra cui il carcere». Esplicito anche l'avvocato Valerio Spigarelli, presidente dell'Unione camere penali italiane: «Chi ha volontà politica di fare può fare subito. Il magistrato Carlo Nordio, che è un pubblico ministero, disse che l'ultima Commissione ministeriale che si occupò del problema individuò mille, dico mille, ipotesi di reati che potevano essere tranquillamente depenalizzati».
Sempre al convegno presso il Senato, il Presidente Napolitano è andato al sodo: «È fondamentalmente dalla politica che devono venire le risposte». Politica che «appare oggi debole e irrimediabilmente divisa e incapace di scelte coraggiose, coerenti e condivise», ha aggiunto, additando «il peso gravemente negativo di oscillanti e incerte scelte politico-legislative».
Poco prima di lui, Renato Schifani, presidente del Senato, lamentava la lentezza dei processi. In quelle stesse ore, in Senato il governo blindava con il voto di fiducia il disegno di legge “allunga-processi”, capace di ingolfare ulteriormente i tribunali e subito ribattezzato “salva-premier”.
E il giorno prima giurava il nuovo Ministro della Giustizia Nitto Palma, quello che propose maggiore immunità per i parlamentari: sospensione delle indagini, dei processi e delle prescrizioni per tutto il mandato, anche per quelli sotto inchiesta prima di essere eletti.                  

        



«A NOI GIUDICI NON RESTA CHE EVITARE DI MANDARE IN CARCERE»                                
«Noi magistrati – dice Piergiorgio Morosini, segretario generale dell'associazione Magistratura Democratica - dobbiamo iniziare a pensare a forme istituzionali di obiezione di coscienza se non si pongono rimedi a questa situazione. Senza interventi da parte della politica, alla coscienza, del giudice penale non resta che una sola strada: quella di astenersi dal mandare in carcere». Cioè evitare di applicare pene in condizioni illegali. «Infatti, chiudere in cella di 10 metri quadrati sei o otto persone e lasciarle in quelle quattro mura per 22 ore al giorno, integra il reato di maltrattamenti – afferma Riccardo Arena, autore e conduttore di Radio Carcere, che dà voce ai detenuti -: ormai criminale è divenuta la detenzione. Non curare una persona malata e lasciarla morire in cella, integra il reato di omicidio colposo. Abbandonare una persona detenuta alla propria disperazione, perché non riesce a sopravvivere in quella cella sovraffollata, e lasciare che si impicchi, integra il reato di istigazione al suicidio».

 




CARCERE IN CIFRE


Detenuti                                                    67.394   


Capienza massima                                   45.732


Detenuti in attesa di primo giudizio           14.148


Detenuti senza condanna definitiva           28.257   


Spesa media a testa                                   6,1 € al mese
per attività scolastiche, culturali, ricreative, sportive e trattamento rieducativo e assistenza psicologica    

Aumento detenuti*                                      50%

Tagli ai fondi per carceri*                            -31%


Spese sanitarie*                                         -79%

Aiuto tossicodipendenti in comunità*        -100%

Fonte: Ministero della Giustizia - dati sui detenuti
al 30/6/2011; Ragioneria gen. dello Stato e Corte dei Conti;
* dal 2007 al 2010



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