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I cervelli italiani in fuga verso l’Europa “civile”

Attraverso l'Erasmus gli studenti conoscono le città europee, accoglienti e ricche di opportunità

Mar 23 Ago 2011 | di Laura Alteri | Attualità
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Erasmus significa studenti in Europa. Ma non è solo questo. Non è solo un'esperienza universitaria che ti arricchisce culturalmente: è un'occasione per crescere, per interagire con altre culture, per imparare a conoscere se stessi mettendosi alla prova lontano da casa, dal “nido sicuro”. Con l'Erasmus si diventa “grandi”. Sono pronti a giurarlo i ragazzi che questa esperienza l'hanno vissuta.  L'Erasmus è la sigla di “European Region Action Scheme for the Mobility of University Students” ed è un progetto universitario nato nel 1987 e adesso, nel 2011, è quasi una tendenza tra gli studenti: in molti aspirano a vivere questa esperienza, ad arricchirsi di conoscenze che vanno al di là degli insegnamenti accademici degli atenei. Questo è un viaggio nella propria interiorità, non è solo un'occasione per imparare una nuova lingua. In giro per l’Europa si scopre cosa riserva il mondo oltre le Alpi per i giovani italiani. E si torna con lo stesso pensiero nella valigia: per gli studenti è molto più facile ritagliarsi una fetta di identità all'estero che in Italia.

 


 

 

Ludovica da Amburgo
Ludovica è una studentessa di biologia molecolare che ha voluto, come molti dei suoi 'colleghi', studiare per un periodo all'estero. «Le prime cose che ti colpiscono di Amburgo sono le strutture enormi ed i trasporti efficienti. All'università avevamo a disposizione macchinari di laboratorio che qui in Italia gli studenti non hanno mai visto». L'Erasmus è per molti la prima esperienza per vivere da soli, insieme a ragazzi di altre nazionalità. «Un modo facile e divertente per conoscersi è cucinare insieme e conoscere i piatti stranieri», spiega Ludovica. Indubbiamente un fattore che attira gli italiani neolaureati o laureandi verso la Germania è il bassissimo tasso di disoccupazione: «In Germania ognuno ha un ruolo definito nella società e viene considerato per le proprie competenze». «Mi fa male dirlo, ma in Germania sono avanti anni luce. Quando sono rientrata in Italia mi sembrava di aver fatto un tuffo nel passato, eppure la nostra cultura è ineguagliabile. Se cambiassimo il modo di rapportarci verso gli altri, la nostra Nazione non avrebbe nulla da invidiare a nessuno».

IL VUOTO A RENDERE
II tedeschi sono pionieri della raccolta differenziata, però poi usano gli elettrodomestici per qualsiasi cosa. Ma un merito gli va dato: il sistema del vuoto a rendere funziona. Se porti le bottiglie vuote al negozio, ti vengono restituiti 25 centesimi a bottiglia che vengono scalati sulla tua spesa. «Un modo efficace per invogliare le persone a praticare la differenziata. Dovremmo adottarlo seriamente anche qui», afferma Ludovica.

 


 

 

Laura da Parigi
Laura è una studentessa di Economia della Cooperazione Internazionale e dello Sviluppo che ha passato sei mesi a Parigi, nella capitale della moda e del buon gusto.  «Parigi è realmente come la si immagina: elegante, piena di vita, multietnica. Un luogo davvero stimolante. La città è sempre ricca di eventi culturali e qui i ragazzi scoprono un mondo vivo, non fatto soltanto di serate al pub a bere con gli amici: ad ogni angolo ci sono mostre, concerti, artisti di strada. Però di interessante Parigi non ha soltanto la vita mondana, ma anche le possibilità di lavoro. Si trovano facilmente impiegi dignitosi anche per gli studenti». Anche in Francia come in Germania vige la meritocrazia e i laureati vengono impiegati per le loro conoscenze. «Sicuramente questo incentiva molti studenti Erasmus a restare a Parigi. Si trova lavoro nel campo della fotografia, della musica, del teatro, del cinema, molto più facilmente che da noi. Gli studenti, soprattutto quelli del settore umanistico, si buttano a capofitto in questa esperienza con la volontà di affermarsi in un ambiente più florido. Una forte differenza con l'Italia si nota anche nell'educazione: i francesi sono discreti, civili, ma sono anche più diffidenti, difficili da conquistare. Forse l'unica cosa che mi tratterrebbe in Italia è il calore tipico della mia gente».

FILlES AU PAIR
Per le giovani studentesse, anche straniere, c'è la possibilità di lavorare come baby-sitter con la formula delle ragazze alla pari che consente di avere vitto e alloggio presso una famiglia francese del posto in cambio di ore di lavoro come 'tata' per i loro figli. «Inoltre in Francia le babysitter guadagnano bene, anche 1.800 euro al mese e tutto in regola», racconta Laura.

 


 

 

Martina da Barcellona
Martina ha studiato Interpretariato e Traduzione e la sua esperienza Erasmus a Barcellona è durata sei mesi. Martina è rimasta affascinata dalla cordialità e dalla civiltà che pervade tutta Barcellona: «Sono calorosi e disponibili. Sembra di stare a casa propria, non ci si sente sperduti, mai». L'università dove ha studiato, la Universitat Autònoma de Barcelona, si trova a Cerdanyola del Vallès ed è paragonabile ad una città nella città: nei suoi confini si trova la metro, bus gratuiti, supermercati ed è possibile viverci comodamente. Barcellona viene descritta come una città multirazziale disposta ad accogliere tutte le diversità: «Lì non ti senti osservato né giudicato, puoi essere finalmente te stesso. Sicuramente la cosa più interessante dell’Erasmus è poter condividere questa esperienza di ‘indipendenza’ insieme a ragazzi di altre nazionalità e conoscerne le abitudini e le differenze». «Barcellona poi è una città che funziona e il trucco risiede sicuramente nella correttezza delle persone è la civiltà che fa girare bene il motore della società spagnola, loro si sanno divertire, ma non perdono mai il rispetto verso l'altro».  

UN ‘TRENO’ SOLO PER GLI STUDENTI 
Nell'Universitat Autònoma de Barcelona c'è un treno che dalla città universitaria porta gli studenti al centro di Barcellona e passa ogni 4 minuti sia di notte che di giorno. «In Italia sarebbe impensabile, con tutti i ritardi che ci sono», ironizza Martina.
 


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